Di Paolo Zotti.
Come credo succeda anche ad altri, ad un certo punto della tua vita e dopo certi “avvenimenti”, ti accorgi che è venuto il momento di mettere ordine, di mettere a posto le cose. Tra le tante cui ho già messo mano, ci sono i negativi, tanti negativi di tanti anni fa, miei e non solo miei.
Nel caso particolare, si tratta di una pellicola Agfa “scattata” nel 1961 e più precisamente nell’estate del ’61. L’avevo recuperata io quando mio suocero è venuto a mancare (nel 2007) e l’avevo, mi vergogno a dirlo, messa (per non dire buttata) lì assieme ad altri negativi.
Adesso, a febbraio di quest’anno, la sera di domenica 9 anche mia Moglie, la compagna di oltre 62 anni di vita, mi ha salutato.
Lo ammetto e lo confesso, anche sull’onda di tantissimi ricordi e, perchè no, anche da essi motivato, ho “intrapreso” l’operazione di recupero di negativi, positivi e diapositive scattate dal 1953 (avete letto bene: 1953, anno della mia prima macchina fotografica, una Brownie Holiday della Kodak ) al 2004 o giù di lì, quando è arrivata la mia prima digitale. Ma torniamo alla pellicola.
Scattata da mio suocero (che era stato mio professore di matematica e fisica al liceo sacientifico Guglielmo Oberdan di Trieste) con la sua Agfa Silette, mi pare, durante le vacanze estive sue e della sua famiglia in giro tra Veneto (in particolare a Cortina) e Trentino, su e giù per i passi e le strade che corrono attorno alle Dolomiti.
Tra le fotografie, assieme a mia Moglie, allora poco più che sedicenne, avevo trovato anche un suo ritratto di allora, mai più pensando che da qualche parte esistessero ancora i negativi. Fortuna volle, invece, che tra le tante pellicole “raddrizzate” ci fosse anche quella.
Ho provato una gran gioia, non lo nascondo: ho fatto scansionare il negativo e mi permetto di allegare il risultato. Ovviamente “disastroso” se ci si limita a graffi, macchie e simili, ma, per me, bellissimo (e non parlo solo del soggetto).
Quello che mi ha colpito prima di tutto sono le luci, le ombre i giochi di chiaroscuro, i contrasti tant’è vero che ho deciso di farla stampare così com’è. A “metterla a posto” con un po’ di maquillage fotografico c’è sempre tempo.
Paolo Zotti.

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