Storie inventate di gente vera. Signora

Di Giuliana Battipede

 

Come è cominciata

Sono orfani. Orfani morti di parenti vivi che li hanno abbandonati.

 

La prima volta che ho notato questa umanità derelitta è stata quando ho trovato, accanto a un cassonetto dell’immondizia, la foto di un tale coi baffi. Una foto piuttosto grande, di quelle che si incorniciano e si appendono in camera da letto o in salotto. Osservandola, ho scoperto che quel signore baffuto era andato fino a Parigi per farsi ritrarre, che era il 1922 e che egli aveva all’incirca 25 anni (buffi i tempi: oggi nessuno si riferirebbe a un ragazzo di 25 anni chiamandolo “signore”, ma la foto parla chiaro, questo coi baffi è un uomo fatto, non un ragazzo). Ho tenuto la foto in soggiorno per molto tempo, su uno scaffale alto della libreria, come se fosse stata quella di un nonno, finché non ho cambiato casa. Ora l’ho conservata, ma so bene dov’è, non l’ho abbandonata, anzi, non è escluso che prima o poi non l’appenda da qualche parte, dando il via così ad una galleria di antenati non miei.

Da quella prima, sono molte le fotografie che ho recuperato sui banchetti dei robivecchi, con bambini, donne, uomini fermati in un istante di vita lontana. Io li ho fatti riscaldare al fuoco del mio interesse, li ho solleticati con una nuova curiosità, ho provato a capirli, a ricordarli immaginandone la vita e inventando per loro vite diverse. Insomma: li ho adottati tutti.

 

Qui la serie completa.

 

 

 

Signora

Signora, da quella, per Voi, terribile giornata, è scaduto ormai il tempo necessario perché possiate prendere in considerazione questa mia senza che il Vostro onore ne abbia a soffrire.

Da quel giorno di lutto, in cui sono sicuro non v’accorgeste nemmeno di me, non ho fatto che pensare a Voi ininterrottamente, fino a crescere nel mio petto un amore puro e completo che metto ora ai Vostri piedi.

Cercando di non esserVi importuno, mi sono pregiato in questi anni di informarmi sulle Vostre condizioni e non starò qui a raccontarVi le pene durante questo tempo, in cui non mi facevo capace, pur rallegrandomene, che nessuno osasse interessarsi a Voi così come facevo io. Vero è che il Vostro inappuntabile contegno, degno d’esser preso a fulgido esempio da ogni vedova, le Vostre rare uscite dedicate solo al Signore, le Vostre amorevoli cure di madre, accorta e premurosa pur nella sventura, avrebbero scoraggiato chiunque.

Ora comunque il tempo dedicato alla vedovanza è scaduto, ne ho contato ogni giorno, ed eccomi a Voi. Oso mandarVi questa mia effigie, che appositamente ho fatto ritrarre dal fotografo, perché poteste vedere preventivamente il mio sembiante e decidere anche in base a quello, nei modi e nel luogo che più Vi parrà opportuno, se mi concederete di incontrarVi. Potrete così conoscermi meglio e appurare tutte le questioni che riterrete, fermo restando che il mio desiderio più grande sarà quello di farVi mia sposa e di starVi accanto.

Per quanto riguarda la mia attività, spero non nutriate pregiudizi al riguardo e che non abbiate a dimenticare ch’è onesta e lecita oltreché florida. Insomma: sono l’impresario della ditta di pompe funebri della quale già aveste la compiacenza di servirVi, dando mi così l’opportunità di conoscerVi. Null’altro ho da aggiungere.

Dal momento che V’ho spedito questa mia sono in trepida attesa di una Vostra risposta che, Vi prego di non negarmi dopo tanta faticosa attesa.

Rispettosamente Vostro

 

 

 

Progetto grafico e realizzazione eBook: espressionidigitali

Testi e audioracconti: Giuliana Battipede

Fotografia dell’autrice: Cristiano Vassalli

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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