Punti di Ripresa

Quanti ce ne sono? Diciamo, un migliaio o qualcosa di più. Vediamo in fotografia. Ed eccone due fondamentali: la presa ad “occhio di rana” che vuol dire <dal basso>, e poi la presa “a volo di uccello” che è la presa <dall’alto>. Poi c’è quella frequentatissima, a <gambe divaricate> faccia al soggetto, e che qui ignorerò. Vediamo: vogliamo aumentare la statura del Senatore Brunetta? Niente di più facile! Fotografiamolo dal basso. Vogliamo il Ministro Crosetto in dimensioni umane? Facilissimo! Riprendiamolo dall’alto! Un espediente, questo, per introdurre una delle due visioni fotografiche primarie.

E, come da mia consuetudine, pubblico ora una serie contenuta di immagini che spero stimolino alcuni dei miei 99 fedeli lettori a cercare nuove ed appaganti soluzioni. Pronti e … via!

 

 

Questo ragazzino esplora dall’alto di uno Spazio espositivo, credo, della Fondazione Prada di Milano, una visione metropolitana complessa fatta da un immenso formicaio umano e da un immenso cemento. E lo fa con l’attenzione che solo una ripresa d’insieme siffatta avrebbe potuto permettere. Ed il ricorso al B/N ha infine fatto al meglio la sua parte.

 

 

Un triangolo umanissimo, di superiore foto/scrittura. I tre ragazzi indirizzano insieme il loro sguardo verso l’alto, curiosi evidentemente del fotografo che si appresta a fare clic. Nella foto si intuisce un luogo di festa; lo dicono i tavolini e le seggiole già pronte. Bene per i due ragazzini abbigliati alla stessa maniera con indietro il terzo più adulto e protettivo.

 

 

In Costa Azzurra. Dall’alto di un Osservatorio Astronomico, luogo privilegiato da appassionati deltaplanisti, un fotografo ha beccato questa affascinante opportunità che non abbisogna di alcun commento, Composizione e cromatismo vivono benissimo insieme senza nessun aiutino di comodo. O no?

 

 

Una soluzione godibilissima, cromaticamente carica di energia vitale, quella di questi bambini che hanno scovato una grande lavagna sulla quale esercitare la loro più sfrenata creatività. Belli! Impegnati e dialoganti. E non c’era altra soluzione che una ripresa dall’alto per isolarli senza impastarli gli uni sugli altri. Una visione d’insieme semplice e straordinaria prontamente percepita e messa a profitto.

 

 

A Milano una volta nevicava. E un bel giorno mi ha regalato questa fotografia che molto mi piace anche perché è mia. L’uomo in nero è sceso in strada armato di una fotogenica spatola rossa per liberare la sua auto dall’invasore bianco. E l’insieme, nero contro bianco, con minuscola ma cromaticamente accesa paletta rossa, mi è molto piaciuto. Ma sei io non fossi stato in alto nella mia finestra?

 

 

Una manifestazione folkloristica ha propiziato la presa in contemporanea dei tre colori della nostra bandiera.
Uno scatto certamente episodico, e fuori norma, che qui ho voluto a dimostrazione di quanto imperativo sia talora il ricorso ad un punto di presa molto elevato. Consideriamo quali analogie avrebbero potuto prodursi con una sfilata militare o con una processione religiosa.

 

 

Quest’opera rigorosa non è un regalo del caso. L’autore è di certo largamente e sapientemente intervenuto per gestire il convergere di una panchina verso l’altra, e per coordinare il gioco delicato delle ombre, ed il rapporto tra le ombre stesse, e l’illuminazione che accende in contrasto il colore oro del pavimento.

 

 

Alcuni anni fa ero all’Arco della Pace a Milano dove non è consentita la salita in cima al Monumento. Quel giorno il caso mi regalò un’eccezione, e potei salire in alto e da lì dominare il piazzale antistante. E la Signora Fortuna mi fece omaggio prezioso di queste due mini/creature. Questa fotografia è oggi bene al riparo nel mio foto/giardino personale. E vado spesso a rivedere i due bambini che si muovono insieme in un magico spazio dilatato e monocromatico.

 

 

Un’opera super seppur di semplice fattura. In una sala del Museo del Novecento di Milano due visitatori si sono messi ben comodi davanti ad una vetrata che consente loro di curiosare al meglio sull’animazione di una vivacissima Piazza del Duomo. Un insieme intelligente e di buonissima matrice.

 

 

Capperi, che colpo di fortuna: la neve bianca, l’automobile rossa, la composizione funzionalmente diretta verso il basso, e gli alberi in alto in equilibrata opposizione compositiva coi paletti in basso. Una presa, infine, di sicuro equilibrio formale. Ed una risultante, infine, molto fotogenica.

 

 

Sull’asfalto grigio ed uniforme recitano due presenze opposte e complementari: il ragazzino <rosso> si muove in basso a sinistra e, in alto e leggera una bici, rossa anch’essa, è a riposo. Le regole canoniche della composizione comandano: in basso ciò che è pesante, in alto ciò che è leggero. Altrimenti sarebbe disarmonico. Quindi, tutto ok.

 

 

Proposta elegante. L’ho vista e ripresa dall’alto di casa mia sul mercato che si distende ogni venerdì su via Stresa. L’avevo percepita il venerdì precedente, ma ho dovuto attendere un altro venerdì per disporre della illuminazione solare decisa che mi era indispensabile per ottenere un secco e lunghissimo e suggestivo controluce. E così è stato.

 

 

In alto dalla strada che domina lo spazio portuale destinato alla gestione del traffico che indirizza le imbarcazioni dirette dal porto di Nizza verso la Corsica, ecco queste strisce/guida di servizio. Niente di speciale, se non la dimostrazione di quanto necessario sia saper guardare per scovare opportunità nuove e diverse, come questa, magari inutile, ma di bella fattura geometrica.

 

 

Una fotografia di presa immediata scattata da una terrazza della Fondation Maeght, un celebre Spazio di Arte Moderna e Contemporanea sito in Saint Paul de Vence, ad una ventina di km da Nizza. L’immagine propone creativamente una notissima scultura umana filiforme in ferro di Alberto Giacometti, famoso artista svizzero, e lo fa mettendola in gioco con una figura umana reale e di identica gestualità.

 

 

Questa <dall’’alto>, semplice ed essenziale, ci mostra un arenile che è stato appena spianato e livellato da una pesante e specifica macchina. È una ripresa, comunque, di sicura suggestione suddivisa in due segmenti diversi ma complementari. Non sarebbe stato possibile ottenerla con una normalissima ripresa <in asse.

 

 

Un’opera la cui composizione potrebbe essere stata partorita da un fotoamatore qualsiasi dotato del senso del colore e della buona gestione di pesi e volumi. Un cromatismo felicissimo e la sapiente collocazione decentrata in basso dell’uomo completano l’armonia dell’insieme tutto.

 

 

Un uomo si dirige con passi misurati verso un cartello che segnala una urgenza specifica. Un gioco di elementare ed involontario umorismo propiziato dalla specificità della ripresa dall’alto. Una fotografia del tutto inutile, comunque.

 

 

Provate a fare una foto come questa senza far clic da una postazione non elevata e poi informatemi.
Non dico niente dei tantissimi plus cromatici, compositivi e, infine, narrativi di questa fotografia. I lettori potrebbero, ben a ragione risentirsi dei commenti inutili di un qualsiasi Filippo Crea. Ed avrebbero il diritto di inquietarsi per le mie gratuite notazioni.

 

 

Una mia istantanea trovata in città ad Aosta. Tre escursionisti si documentano su quanto potranno poi vedere in Valle e consultano le loro brochures. Brochures qui ben visibili grazie alla ripresa dall’alto qui benissimo messa a profitto.

 

 

Un altro arenile, molto raffinato. Suggestiva la presenza del l’uomo isolato a margine, ok per la segmentazione mare/spiaggia. e cromaticamente gradevolissimo il bianco assoluto delle eleganti sdraio che riposano sul grigio della rena. Il tutto per un’atmosfera tiepida e riposante.

 

 

È una fotografia di EDUARD BOUBAT, Maestro francese della fotografia, ed è con questa immagine che intendo chiudere perché essa riassume al meglio le potenzialità delle riprese <dall’alto> – Siamo a Nazarè, a 100 km da Lisbona, ed allora piccolo villaggio di pescatori. Boubat ha voluto mostrarci questo paese come visibile da un’altura che domina l’abitato. E lo ha ripreso con un bracciante stanco e vinto dal sonno e abbandonato su un muretto che domina Nazarè, e così operando Boubat ci ha raccontato questo luogo e nello stesso tempo gli uomini che lo vivono.

Ciao a tutti, filippo Crea

 

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