Piccole Foto-Storie

Ho deciso di dedicarmi <all’arte> della fotografia” – Una frase che mi ha sempre imbufalito. Il signor Rossi avrebbe dovuto esprimersi così “Ho deciso di dedicarmi alla fotografia” – Dipingere non è fare arte, è semplicemente dipingere. Scrivere una poesia sta per scrivere una poesia, e non vuol dire fare arte. E quando Henri Cartier Bresson scattava fotografie in giro per il mondo faceva fotografia, non faceva arte. Fotografava.

Ed allora basta con espressioni enfatiche ed improbabili. In fotografia parliamo di fotografia che ci piace e non di fotografia <d’arte>. Io, per chiarire, ho fatto delle fotografie che talora sono state molto apprezzate e che però non erano cose d’arte. Non si viene alla fotografa per fare arte, si fotografa per fotografare. Vedete, in anni lontani io realizzai la mia prima Mostra fotografica.

 

 

Fu a Bolgheri, villaggio toscano celebrato dal Carducci. Un patrizio toscano mi mise a disposizione una stalla, grande e da tempo abbandonata. Ed io cominciai a faticare per farne uno Spazio espositivo. Cominciai a lavare il pavimento ma più lo inondavo di acqua più si sbriciolava. Smisi e andai al Consorzio Agrario di Castagneto Carducci dove prelevai un” canniccio”, una sorta di divisorio di bambù che mi fu molto utile; la mia stalla era molto lunga e in fondo c’erano ammassate vecchie macchine agricole. Le nascosi alla vista con il mio provvidenziale <canniccio>.

Andai nelle cascine della zona a cercare un po’ di plafoniere, quei <piatti> larghi laccati di bianco dove una volta venivano avvitate le lampadine. E ne recuperai cinque. Ora avrei potuto battezzare la Stalla, trovarle un nome.

Alla Stalla diedi il nome di “SPAZIO LAURETTA”. Lauretta era figlia di Giosuè, del Carducci intendo.

 

 

E diedi il via alla promozione della mia prima Mostra. Andai a Cecina alla Redazione locale de “Il Tirreno”.

Andai in giro ad incollare le mie locandine, alla Stazione ferroviaria, dal formaggiaio, all’edicola di Donoratico, nei camping, al Municipio, dal benzinaio, dalle suore di San Guido, alle scuderie degli Incisa, nelle pizzerie tutte, e poi … e poi…e poi…

Ero stanco, ma il grande giorno era ormai prossimo. Un salto veloce allo spaccio lì vicino per comandare vino, tramezzini, coca cola per la serata inaugurale. Che arrivò. Vennero due Vigili Urbani, un cronista del Tirreno, il Sindaco, e tanta, tantissima gente, e un sacco di butteri e di vignaiuoli locali.

 

 

Ma ora, per rispetto a Voi che mi avete fin qui seguito, rieccomi alla Fotografia ed a quanto ho scritto all’inizio di questa mia. Ho scritto che far fotografia non equivale a fare dell’arte. E che si possa progettare della buona e godibile fotografia, fotografia che arresti lo sguardo dell’osservatore e che ne trattenga l’attenzione.

E questa mia notazione nasce nella mia Stalla espositiva allorché ho visto un contadino soffermarsi attento davanti ad una mia fotografia, proseguire in avanti, poi fare retromarcia per arrestarsi di nuovo davanti a quella foto e poi allontanarsene, e poi ritornarci ancora una volta come medusato.

Possibile che io sia un ingenuo. Ma fui lieto di quel che avevo appena visto. Di certo io non avevo fatto dell’arte, ma avevo sicuramente ben dialogato con la Fotografia. E chi si accosta alla Fotografia non straparli di “arte fotografica”, parli di <fotografia>.

Ed eccovi ora un paio di documenti che raccontano di quella mia prima Mostra.

 

Ciao a tutti, Filippo Crea

filic@fastwebnet.it

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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