Miho No-Matsubara – Il vecchio e il mare

di Sascha Athos Proietti.

 

L’allerta meteo non è delle migliori, il mare delle filippine regala spesso al giappone maremoti e tifoni, ovviamente il giorno di partenza da Tokyo in direzione di Shizuoka il tifone sarà nel pieno della sua attività, colpirà proprio la parte est del paese, dove si trova la pineta di Miho-no-Matsubara.

5 anni fa, sono riuscito a vedere per la prima volta il monte Fuji, lo splendido vulcano di 3.776m che domina la parte centrale del Giappone e considerata una tra le “tre montagne sacre” del paese insieme al monte Haku e al monte Tate.

Questa montagna splendida, imponente, dominante ma soprattutto sacra, spesso è coperta da una coltre di nubi che la rende mistica e la fa scomparire; c’ho messo 2 anni e diversi tentativi per vederla la primissima volta, ma l’emozione di rivederla finalmente è sconfinata .

A Tokyo quella mattina pioveva, diluviava e tirava vento, spostarsi era proibitivo per noi stranieri non abituati a fenomeni atmosferici cosi prepotenti, ma si sà, il tempo in giappone cambia spesso, in continuazione… quindi decido comunque di dare una chance, tentare un colpo di fortuna… mi dirigo verso la stazione e prendo il Kodama, uno dei treni proiettile che viaggia sulla linea Shinkansen, mi porterà nella città di Shizuoka (nell’omonima prefettura) in poco più di un ora, da li’ un altro treno locale mi porterà alla stazione di Shimizu dove ho prenotato l’hotel per la notte. Durante il viaggio il tempo non accenna a migliorare, anzi… fiducioso finalmente arrivo all’hotel, da li mi aspetta un altro bus dal nome e numero sconosciuti per farmi un’altra ora di viaggio fino alla Pineta di Miho-no-Matsubara dove adiacente c’è questa spiaggia vulcanica dove ammirare passeggiando la bellezza del monte Fuji, se il tifone sarà passato e se lei si vorrà palesare a me…

Sul bus guardo fuori dal finestrino, passa la prima mezzora e le nuvole si diradano, il tempo finalmente migliora, il tifone sembra passato, la coda dello stesso di solito arriva dopo qualche ora,la gioia negli occhi arriva tutta, la sento.

Preparo l’attrezzatura fotografica, scendo alla fermata… ovviamente sbagliata… ma non importa, 20 minuti in più in mezzo al paesino della piccola penisola per raggiungere la pineta può solo farmi scoprire altre meraviglie e cosi è.

Scendo e mi trovo lui davanti, il monte Fuji, lo sguardo prosegue dritto dietro la strada principale del paesino, sono felice, sarà un pomeriggio indimenticabile.

 

 

Raggiungo camminando l’inizio della strada che mi porta alla pineta, passo da un tempio (Siho Shrine) dove non c’è anima viva, solo il vento e l’acqua sulla pavimentazione ad accompagnarmi nell’esplorazione.

Il tempio è molto piccolo ma emozionante, un luogo silenzioso e mistico, rimango un ora abbondante nel silenzio del luogo ad ammirare i dettagli dello stesso.

 

 

Inizia il percorso verso la pineta, fatto di una pedana di legno interminabile accompagnata da alberi stupendi e ben curati. 10 minuti e ci sono, sono sulla piccola collinetta, la pineta mi accoglie con il solito vento ormai diventato amico e odori di pino e legni bagnati particolarissimi, tipici della zona.

Finalmente arrivo alla spiaggia, è enorme, nera, il mare è agitatissimo, si sente il vento mischiato allo sciabordio delle onde e mi risulta difficile spiegare con delle parole la sensazione di quel momento… so soltanto che è un posto magico e potente. Inizio a fotografare e mi fermo di tanto in tanto a pensare.

 

 

Intorno a me non c’è nessuno risuona solo la presenza della natura dove alla mia destra c’è il mare pieno di forza e alla mia sinistra la pineta verde altissima con gli alberi che sibilano sussurri portati dal vento… ma davanti a me c’è il monte Fuji, imponente con poche nuvole, questa vista vale il viaggio, vale l’esperienza e il rischio del non poterlo vedere per le condizioni climatiche che iniziano ad intraverdersi dietro di me.

 

 

Proseguendo sulla spiaggia il mare si fa sempre più forte ed il vento più intenso tanto da non poter cambiare obbiettivi.

Per fortuna ho il secondo corpo con un 135mm Minolta che sà il fatto suo e montato sulla mia Hasselblad 907x scatto diverse foto al Fuji prima che le nuvole tornino a coprirlo.

 

 

La passeggiata tra la brezza marina e la vista del monte dura diverse ore, è tutto bellissimo e perfetto, ma sapevo che qualcosa avrebbe reso questa giornata indimenticabile.

 

 

Sta per tramontare, sono oramai le 6 passate, l’aria si fa densa, il vento è ancora più forte e il monte sta ormai scomparendo tra le nuvole compatte e all’improvviso un arcobaleno spettacolare esce al centro della baia, sembra finto per quanto sia presente.

 

 

Prima di cercare un posto locale per mangiare e scoprire il modo di tornare in hotel un’ultima scena mi fa emozionare, alla fine di una giornata sulla spiaggia di Miho no-Matsubara, un vecchio e distinto signore che passeggiava e raccoglieva cose portate dal mare tenebroso poco dopo il tifone. Camminava lento, con un robusto bastone, a passi decisi;

Dietro di lui, la santità del monte Fuji, davanti a lui una spiaggia infinita, alla sua destra pineta ormai tenebrosa, alla sua sinistra il mare, il suo mare…

Chissà quante volte avrà passeggiato sentendo la forza estrema di quel luogo potentissimo. La stessa che per la seconda volta che ho percepito, vvissuto e forse compreso.

 

 

È tempo di tornare, rimarrà il ricordo di una delle giornate più emozionanti del viaggio, la natura ha fatto il suo, i miei occhi sono appagati.

Questo è il Giappone, questo è il viaggio.

 

Desolazione invernale

nel mondo monocromo

il rumore del vento

 

 

Sascha Athos Proietti

 

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *