Martin Parr costretto alle dimissioni

Sospinta forse anche dull’onda “anomala” del movimento che si è creato a seguito dell’uccisone di George Floyd, arriva una decisione che lascia molti a bocca aperta.

Martin Parr, britannico, celebratissimo fotografo costretto a lasciare la direzione artistica del Bristol Photo Festival a causa di un libro e di un accostamento tra due immagini.

Il libro in questione è “London” di Gian Butturini nella riedizione curata da Martin Parr per Damiani editore (Bologna)

Intervistammo il figlio Tiziano Butturini quando venne a presentarci il libro.

Ma le sfortune di Parr nascono quando Mercedes Baptiste Halliday (studentessa di antropologia) aprendo il libro di Butturini sobbalza vedendo l’accostamento fra la fotografia di una donna nera nella metropolitana e di un gorilla in gabbia e che lei, del tutto erroneamente e frettolosamente, confonde per razzismo.

 

 

Inizia così una sua personalissima guerra contro il libro e il suo curatore, Martin Parr, con tanto di ripetute proteste davanti alla National Gallery a Bristol (città nella quale fu abbattuta e gettata nel fiume la statua di Edward Colston, schiavista seicentesco).

Avesse però perso due minuti in più, Mercedes Baptiste Halliday avrebbe potuto leggere la biografia e conoscere l’opera di Butturini anziché precipitarsi nell’errore di valutazione dettato dal pregiudizio.

 

London. Gian Butturini.

 

Butturini è stato grafico e fotografo militante, una vita schierata sui fronti caldi della sua epoca, con i minatori contro la Thatcher, con Basaglia contro i manicomi, con Allende contro Pinochet, con il popolo Saharawi contro l’occupazione, con gli operai contro le morti bianche…

E lui stesso spiegava così quello scatto nella prefazione del suo libro:

“Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un’isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell’umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine”.

 

London è un libro completamente immerso nella cultura beat di quell’epoca.

È un libro polemico e corrosivo “incoerente, grottesco e contraddittorio” come lo definisce lo stesso Butturini “né documento, né storia”

Un libro irriverente, anche nella sua impaginazione e negli accostamenti tra le immagini.

 

 

 

E però, nonostante tutto, Parr non ha potuto fare a meno che dimettersi (spinto forse più dalla paura di perdere consensi, che non seguendo la regione) e addirittura sembrerebbe intenzionato a chiedere a Damiani il ritiro dal mercato di tutte le copie ancora invendute, oltre ad essersi scusato a distanza di anni per l’accostamento, confondendo così lui stesso la provocazione di allora con il politically correct imperante oggi.

Una scelta che ovvviamente ha lasciato l’amaro in bocca a Tiziano (figlio di Gian Butturini) e all’editore che ora sta vagliando come procedere.

 

 

 

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One Comment

  1. Maurizio Garofalo

    Sono tutta la vita con Martin Parr. Accusare quel libro di essere razzista, vuol dire non conoscerlo, non conoscere l’epoca, non conoscere Butturini, non conoscere Martin Parr.
    Mi dispiace che la sua eleganza british lo abbia costretto a dimettersi…

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