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M= Macho?

In collaborazione, redatto e pubblicato da Nikonland

Di Max Aquila, Ottobre 2019

 

Col ritorno sulla Nikon Z del selettore di modo di scatto, sulla torretta di sinistra, ho notato recentemente un discreto numero di fotografi orgogliosamente dichiaranti che: Io scatto solo in M !

Oppure. ancora: Per avere il totale controllo delle funzioni della macchina fotografica, bisogna fotografare in Manual mode !

Non posso, ogni volta che sento o leggo queste affermazioni, non pensare a tutte quelle volte che ho dovuto rieducare persone che da anni praticavano (e predicavano) queste credenze, frutto di remote necessità operative su macchine fotografiche essenziali che non consentivano molto altro.

Una di queste e tra le più diffuse (per il basso prezzo di acquisto, ovviamente) fu la famigerata Yashica FX3 Super2000 dei primi anni 80 del secolo scorso la quale sul ponte comandi, possedeva unico selettore a dx, provvisto di tempi di esposizione e scelta della sensibilità film (la ghiera dei diaframmi allora stava sull’obiettivo).

L’utente Yashica aveva poi a disposizione nel mirino, ben 3 led di controllo dell’esposizione, i quali ruotando le due ghiere di tempo e diaframma, gli consentivano di stabilire una corretta oppure sovra/sotto esposizione della scena inquadrata… solamente tenendo schiacciato il pulsante di scatto (perchè al suo rilascio si spegneva ogni led).

 

 

Per cui, i fautori del Modo M (unico disponibile) di queste fotocamere, in realtà tendevano quasi sempre a realizzare una collimazione “ideale” dell’esposizione, praticamente quindi come se lavorassero a priorità dei diaframmi o dei tempi, a seconda di quella delle ghiere che per ovvi motivi, dovendo tenere schiacciato a metà corsa il pulsante di scatto, veniva lasciata fissa su di un valore…

Ugualmente, ed in tempi molto più recenti, è stato complesso far capire a molti fotografi (non solo alle prime armi) che il fatto di far coincidere sulla scala graduata del mirino il riferimento di corretta esposizione con la rotazione dei comandi di tempo e diaframma … non fosse altro che seguire pedissequamente la stessa indicazione che l’esposimetro di quella fotocamera avrebbe chiaramente replicato se solo si fosse girata la ghiera del modo di scatto su A (Aperture: priorità ai diaframmi) oppure S (Shutter: priorità all’otturatore).

Il fatto che continuiamo a trascurare e che invece non è di poco conto, ma che con l’avvento del digitale è la vera rivoluzione rispetto il tempo delle emulsioni fotografiche, è che il sensore della nostra epoca, a differenza di quello delle primissime DSLR, possiede una capacità magica per chi aprisse gli occhi solo oggi al digitale :

l’enorme capacità di amplificazione elettrica del segnale che ci consente di variare scatto dopo scatto la sua sensibilità, tra valori ISO che partono da livelli bassissimi, fino ad altezze siderali come i 50-100mila ISO che ormai molte fotocamere di marchi differenti consentono di praticare, fatta la tara agli aggiustamenti da dover ancora apportare (ma in gran parte risolti via software già on camera, come sulle attuali Nikon Z)

Questo fatto ci mette di fronte alla considerazione che ormai abbiamo completamente disponibile anche il primo dei parametri dell’esposizione, sempre gli stessi da che esiste la Fotografia:

  • Sensibilità ISO
  • Tempo di otturazione
  • Diaframma dell’obiettivo

Ossia, mentre ai tempi delle fotocamere a pellicola la variabilità della sensibilità dell’emulsione si poteva realizzare esclusivamente trattando poi la pellicola con le dovute correzioni di tempo/temperatura/agitazione in fase di sviluppo, impedendo di fatto di poter esporre sullo stesso rullino a sensibilità differenti (una sola eccezione: la pessima Kodak BW400CN, del tutto priva degli estremi di gamma) rendendo di fatto fisso il parametro della sensibilità, del quale non poter tenere conto in termini assoluti.

La prima fase del digitale non si discostò poi troppo in questo senso da quella delle emulsioni, fino a quando, con fotocamere del calibro delle Nikon D3/700 si cominciarono a riconsiderare le modalità di scatto, in molti settori della fotografia professionale ed anche amatoriale.

Di fatto oggi, oltre alla priorità ai diaframmi e alla priorità ai tempi, (lasciando da parte Program e modalità preconfezionate, presenti su fotocamere di livello basso e medio), forse la più importante innovazione nelle modalità possibili di ripresa, andrebbe chiamata, con apposito riferimento tra i modi di scatto:

– priorità agli ISO

Invece da parecchi anni viene indicata come ISO Auto e regolarmente nascosta all’interno dei meandri del menù delle fotocamere che ne dispongono: su Nikon nel menù di ripresa, all’interno della riga di comando delle… Impostazioni sensibilità ISO (bisogna ricordarselo, oppure spostarla nel menù personalizzato, come faccio sempre io)

 

Una volta selezionata ON, si regolano i parametri che desideriamo, quali della sensibilità massima alla quale vogliamo scattare (e alla massima nelle riprese con il flash) quindi…un elemento importante in alcuni casi (vedremo quali) del tutto ininfluente in altri, ossia il tempo di posa minimo al quale si desideri scattare.

 

L’articolo prosegue sul sito di Nikonland.

 

Grazie a Max Aquila, Mauro Maratta e a tutto lo staff di Nikonland

 

 

 

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