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L’Uomo e il Manifesto

Cosa è un manifesto? Il manifesto è <un coso> che fa vendere l’acqua minerale, quella che ci fa fare tanta “pipì, che fa vendere la grappa antirabbica, che ci libera dalla cellulite in venti minuti, che ci fa desiderare l’auto ibrida più sexy, e che ci informa delle proprietà para/castiche del pannolone invisibile. Stop!”

Il manifesto ha una storia plurisecolare affascinante. I più famosi copywriters disputano senza fine se debba vincere vinca l’immagine sul testo, o viceversa. E’ norma universale che il testo non debba impiegare, se si vuole che comunichi con cosmica immediatezza, più di sette parole, altrimenti il passante tira dritto senza degnare il manifesto di uno sguardo.

Cari lettori, una ricerca metodicamente rigorosa su questo diffusissimo “accalappia//consumatori”, potrebbe impegnare anche nove grossi volumi. E mi annoierei a morte.

Io, più semplicemente, con le foto/chiacchiere che seguono, ritorno ad un mio ormai maniacale consiglio. I manifesti parlano e gli osservatori si arrestano a guardarli. Ed eccomi quindi, alla mia proposta formativa. Amici fotografi, scegliete un manifesto che vi intriga e mettetegli davanti una figura umana che possa attivare una reazione divertita oppure amara o tenera. Non abbiate timore, davanti al <vostro> manifesto si arresterà certamente un essere umano incuriosito. E concludo: i due protagonisti, il manifesto e l’uomo, insieme e complici, vi faranno omaggio di fotografie narrativamente accattivanti.

Ed ora via di corsa a questo foto/allenamento. Non dimenticate, al termine, di indirizzarmi il vostro grazie.

 

 

1) Borsalino – Milano, anni ’60, nel centro elegante della città. Questo manifesto è scarno, quasi “povero”, privo di richiami figurativi di presa immediata, e di facili suggestioni. A metà Ottocento la bombetta è il cappello maschile per eccellenza. A Firenze, allora Capitare d’Italia, nel corso dei moti risorgimentali del 1869 il Deputato Cristiano Lobbia viene aggredito e una bastonata in testa affloscia la sua bombetta, creando una sorta di <canale> nel centro del cappello, che diventerà un segnale distintivo del copricapo che prende il nome di “Lobbia” affermandosi come simbolo di una classe sociale <signorile>”. Il cappello, in epoche e Paesi diversi, è stato ieri, come oggi, simbolo di appartenenza ad una classe sociale specifica. Penso al cilindro, al cappello dei Bersaglieri, alla coppola siciliana, al basco. Ed è quindi funzionalmente corretto che questo manifesto come strumento di promozione del Borsalino, non sia stato strutturato con testo ed immagini di facile presa.

 

 

2) Guarda di sotto – Questo mio scritto non vuole proporsi come una ricerca universitaria sul mondo antico o attuale, ed affascinante, del manifesto. Io lo suggerisco solo come una validissima opportunità di esercizio fotografico. Come in questo caso, in cui la coerenza tra il manifesto e l’uomo non abbisogna di una qualsiasi spiegazione. Ne è autore Pietro Tonsi.

 

 

3) Bucarest – Una soluzione bellissima al tema “L’uomo e il manifesto”. Siamo nel centro di Bucarest, l’era “Ceausescu” non è ancora dimenticata, e i romeni vogliono una Nazione nuova, moderna, efficiente. Il manifesto recita “Proponi con tre suggerimenti una Romania moderna” – Ebbene, la coerenza tra manifesto e uomo, è qui rigorosamente onorata: c’è il manifesto e c’è, decisamente coerente, la figura umana riconoscibilissima in quei tre ragazzi del nostro oggi e, più in là, nella signora anch’essa impegnata a scrivere le sue proposte.

 

 

4) Il ghisa – sono gli anni ‘60 ed i Vigili Urbani di Milano erano già simpaticamente definiti <ghisa> dai cittadini (quelli di allora). Perché? Perché una volta portavano come copricapo un qualcosa che ricordava una copertura delle stufe in ghisa. E qui voglio raccomandare un “accessorio fotografico” molto importante: la pazienza!  Sì, quel giorno, in Piazza del Duomo, avevo avvistato questo manifesto, ed ero sicuro che, aspettando, qualcosa di insolito si sarebbe certamente prodotto. E così è stato: il Vigile, accortosi del mio interesse a quel manifesto, provò a capire. Ed io ebbi una fotografia insperata: il <ghisa> osserva il giovane con sguardo perplesso. Ed ecco qui, ancora una volta, in divertente relazione, l’uomo e il manifesto.

 

 

5) Porta Nuova – <Porta Nuova>, il quartiere d’avanguardia di Milano, era ancora in età adolescenziale in questa immagine. E qui, in via Melchiorre Gioia, alcuni divisori separavano ancora lo spazio in divenire da quello ancora concesso ai cittadini. Dei murales creativamente colorati si offrivano gradevolmente ai cittadini. Ed ecco quindi un’opportunità per quei fotoamatori che non intendono nascondersi dietro immagini avveniristiche e prive di senso, ma che vogliono ancora una fotografia che profumi di…  Fotografia. Anche questa volta pochi minuti di attesa, ed ecco la preda: la donna in bicicletta che fa il doppio con il ciclista in nero del manifesto. Missione rispettata! L’uomo e il manifesto in bella coerenza!

 

 

6) I modaioli – Il passaggio della troupe delle ragazze trend lo si direbbe come <costruito> ad arte per fare il verso ai giovani modaioli del manifesto. Tra le due “formazioni” c’è un pari e patta perfetto anche per quanto attiene alla composizione d’insieme. Vediamo: prevalgono i bianchi ed i neri nelle creature in strada ed i bianchi ed i neri in quelle del manifesto. E non solo. Le prime si muovono su una lavagna nera, e le figure di carta stazionano invece su una lavagna bianca. Un contrasto cromatico formale che è un valido supporto alla immediatezza della proposta.

 

 

7) Il disegno sul muro – Provi il lettore a individuare le analogie, le coerenze, tra la figura della donna e quella dell’uomo nel disegno murale. Trovate? Le due figure muovono entrambe in diagonale verso l’alto. E di corporatura snella entrambe, quella reale e quella disegnata. Un supporto, infine, peraltro non di poco conto, è nel colore che anima la donna in contrasto con il grigiore uniforme della parete/manifesto. Anche stavolta il gioco <uomo vs manifesto> è stato realizzato con successo. O no?

 

 

8) Le Palais – All’ingresso del «Palais de la Mediterranèe», il Casino di Nizza, due presenze in armonico equilibrio compositivo: l’una sulla parete in legno che nasconde i lavori in corso nell’edificio, l’altra, vitalissima che gli passa davanti in scooter, ed insieme nel rispetto dell’esercizio fotografico <l’uomo e il manifesto>. Nel tema doveva esserci e c’è una riconoscibile coerenza tra l’uomo reale e quello del manifesto.

 

 

9) Buon appetito – Un’immagine di matrice molto semplice giocata sul filo dell’ironia immediata e … gustosa. L’uomo con in mano un tramezzino si arresta sorpreso a guardare il manifesto che, vedi caso, è titolato <buon appetito>. Una fotografia forse prefabbricata, ma comunque ben realizzata per l’esercizio da noi suggerito. E che di certo non abbisogna di alcuna nota per decodificarne lo spirito che la connota. Autore Roberto Capitani.

 

 

10) E’ Natale – Sono le ore 20 del 28 dicembre 2008, ed io sono in Piazza del Duomo a Milano. Ho in progetto di prendere delle fotografie in grado di raccontare l’atmosfera rarefatta di quella sera. Fa freddo, e mi accorgo delle tre persone in fila l’una dietro l’altra, irrigidite dal gelo, a leggere golosamente le promesse della Lotteria Italia che avrebbe regalato a qualcuno preziose opportunità di nuova vita. E questa fotografia, carica di umori, mi è preziosa perché è mia. Non credo sia necessario alcun commento per concludere che essa è una sintesi perfetta del tema “L’uomo ed il manifesto”.

 

 

11) La Signora – E’ l’ultima foto di questa serie. A pochi passi dal Teatro alla Scala, davanti al Palazzo Trussardi molti anni fa erano in corso lavori di arredo urbano celati alla vista dei passanti da un divisorio zeppo di disegni bianchi su fondo blu. Ed io ancora una volta confidai nello strumento <attesa paziente>, e mi arrestai convinto che un qualcosa di speciale mi sarebbe venuto in soccorso. E la mia attesa di non più di dieci minuti fu generosamente premiata: una signora con un vestito a fiori bianchi su fondo blu (esattamente come nel manifesto) impreziosì la mia presa posizionandosi funzionalmente nell’angolo inferiore sinistro del fotogramma. Prima di fare stop consentitemi un piccolo mAssaggio alla mia vanità: questa fotografia porta la mia firma.

 

 

Cordialmente

Filippo Crea

filic@fastwebnet.it

 

 

 

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NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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