Luca Scaramuzza. Il rimorso per le parole non dette.

Riflessioni

Ho smesso di fare foto nel 1985 al ritorno di un viaggio di 40 giorni che mi ha visto attraversare l’Africa in tenda dal Sud Africa fino al Kenya.

Al ritorno, dopo aver presentato le fotografie nel corso di una serata, sono stato avvicinato da fotografi che mi hanno inondato di richieste di collaborazione.

Ma io non ero appassionato di fotografia, usavo la reflex durante i viaggi (ma d’altronde è l’uso che ne fa la maggior parte delle persone) e quindi chi ero mai per considerarmi un fotografo? Cosa hanno visto gli altri nelle mie foto durante quella serata?

No non ci credevo affatto a quello che mi dicevano e poi, in fondo e lo ripeto, fotografare mi annoiava e mi sembrava un hobby da pensionati (e non me ne vogliano gli appassionati meno giovani).

Mio Papà mi spingeva a continuare, cercava in ogni modo di farmi crescere la passione ma io niente! Nessun segnale di recepimento che mi facesse traballare dalle mie idee.

E così ho abbandonato l’hobby momentaneo ed ho pure continuato ad andare in vacanza senza quel fastidioso oggetto appeso al collo.

Gli anni passavano, mio Papà continuava a farmi vedere le sue noiosissime foto di fiori (la sua passione) e panorami finchè, un giorno del 2008, notai su un ripiano di un centro commerciale una compatta con zoom incorporato; una bestia sconosciuta ma fui colpito dall’estetica e la comprai subito in previsione di una vacanza a Londra che sarebbe iniziata di lì a pochi giorni.

Da allora non ho più smesso, mio Papà si esaltava ogni volta che vedeva qualche mia foto e vedevo la felicità nei suoi occhi ogni volta che gli portavo qualche stampa; beninteso, stampa da hobbysta mica roba da “professionista della domenica”.

Mi accorsi piano piano quanto riuscivo a rendere felice mio Papà che, nella sua immaginazione, mi vedeva sulle pagine di storia della fotografia o su qualche palco a ricevere premi.

Dentro di me non ridevo più del suo entusiasmo, finalmente mi accorgevo di quanto fosse bello girare alla ricerca del soggetto o della situazione, finalmente mi ero accorto di quanto fossi stato sciocco a non credere, anni prima, nell’entusiasmo di Papà.

Ma sono felice ugualmente, oggi mio Papà non c’è più ma ogni volta che scatto una fotografia lo faccio anche per lui, quasi per recuperare il tempo perduto e renderlo felice per la passione che mi accomuna a lui.

Rido anche di questa cosa perché pure io, ogni tanto, propongo a mio figlio di fare fotografie ma allo stesso tempo so che per divertirsi bisogna avere passione e tempo da dedicare allo studio e questo vale in ogni campo o settore..ogni persona ha i propri tempi di reazione.

E’ una storia di generazioni che si ripete, una storia che non ha bisogno di essere portata all’esasperazione ma una storia che, nel mio caso, ha avuto bisogno di tempo per concretizzarsi.

Non sono un fotografo, sono una persona che ama fotografare senza l’angoscia di dover produrre immagini strane o banali o meravigliose..

E adesso so a chi devo dire “Grazie”

 

Luca Scaramuzza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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