Lo specchio demoniaco

In collaborazione, redatto e pubblicato da Immagine Persistente

 

Demoniaco è quanto si sottrae alla ragione: l’abisso, l’oscurità insondabile che sfugge l’intelletto.

Sono gli enigmi, le domande che restano senza risposta e con cui l’arte si è da sempre confrontata

 

Diane Arbus, A young man in curlers at home on West 20th St., N.Y.C., 1966.

 

Il demone rappresenta il male, ne giustifica l’esistenza che viceversa non potrebbe essere attribuita alla figura di un Dio paterno.

Ma in che misura c’entra questo con la fotografia? Lasciando da parte la fotografia di denuncia o altri generi che al massimo rivelano il lato più squallido dell’essere umano, demoniache secondo me sono quelle immagini che mostrano il mondo nella sua crudezza più banale, come certi ritratti di Diane Arbus.

Oppure quegli scatti che vanno al di là della logica, come nel caso di Evgen Bavcar, un autore il cui sguardo varca l’oscurità (http://evgenbavcar.com). Bavcar difatti è cieco sin dall’infanzia, ciò nonostante un giorno decide di fotografare la donna amata, catturando su pellicola quanto non gli appartiene. Inizia così a fotografare usando prevalentemente una tecnica che gli permette di rappresentare visivamente quanto egli percepisce al tatto.

E difatti illumina toccando, per così dire, con una torcia elettrica, ciò che desidera fotografare. Ne escono delle immagini inquietanti ancora di più se si pensa che l’autore non potrà mai vedere quanto ci mostra.

Beh, mi viene inevitabile il parallelo con Omero, e una domanda: ma se un cieco ci vedesse benissimo? che Bavcar abbia trovato il modo di toccare la luce, di saperla ascoltare o forse, semplicemente, di percepirne il senso? D’altronde la luce non è tanto diversa dalle onde radio o da altre forme di energia elettromagnetica.

In un mondo alieno, esseri viventi con organi sensoriali differenti dai nostri potrebbero benissimo non vedere la luce ma percepirla come calore: d’altronde il nero, il blu e i colori scuri in genere non scaldano più di quelli chiari se esposti ai raggi del sole?

 

Evgen Bavcar, Autoritratto.

 

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Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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