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Le Mie Filippeidi. Il Tema: perchè?

LE MIE FILIPPEIDI

a cura di Filippo Crea

 

Il Tema: perchè?

I miei saluti ai fotoamatori che vogliono affinare il proprio <far fotografia>. E, tanto per NON cambiare, insisto nel mio testardo convincimento che per riuscirci ci si si debba anche e molto impegnare nel “fotografare a tema”. Fotografare a tema, significa progettare e, ancor più, obbliga a esplorare le soluzioni più significative.

 

Stavolta ci provo con <quelli del Museo>.

Nelle sale di un Museo passa senza soste una fauna umana la più varia possibile. Ed al buon fotografo di presentano figure e situazioni di grande interesse. Vediamone alcune, qui a seguire, e ciascuna di esse avrebbe potuto finire sotto il mirino di chiunque mi stia leggendo. Come procedere? Bastava dire a sé stesso “oggi voglio far fotografia. E sai cosa faccio? Vado al Museo del Novecento, qui a Milano, o a Palazzo Reale e ci trovo un sacco di gente che gira, che guarda estasiata, e che, magari, riposa abbandonata su un divano. Ci trovo coppie, singoli, anziani seriosi e giovani frikkettoni. E sarà un inesauribile terreno di caccia.

 

Remi Tournier di Nizza, già insegnante di Liceo, e ora fotoamatore maturo, ha realizzato questa fotografia di fattura inconsueta. La visitatrice in bianco è incorniciata dalle due quinte colorate di una installazione di colore forte e per non distrarre l’attenzione dell’osservatore ci volge le spalle, non propone il suo volto che sarebbe diventato protagonista primario della fotografia. Una scelta narrativa, questa, che denunzia una decisa attenzione all’armonia della composizione.

 

 

Remi Tournier qui cambia scrittura. Gioca e si diverte con le analogie cromatiche e figurative della visitatrice e dell’opera che sta osservando. L’Autore ha intuito, ed ha catturato, la divertita suggestione dell’insieme e ne ha profittato con intelligente prontezza. In concreto, è stato interessato dalla visitatrice che veste un abito a pois gialli su base di colore blu, anteposta ad un’opera figurativa di analoga cromia.

 

Renato Canal medico e raffinato fotoamatore, in visita al Palazzo Ducale di Mantova vede davanti al Sepolcro di Isabella d’Este, di marmo bianco, questa ragazza del nostro oggi che si china in avanti per esplorare con straordinaria intensità la figura del sarcofago. Sembra voglia recuperare la storia di Isabella, catturarne i pensieri e gli umori. Osservatela, è giovane, è abbigliata da giovane, ha una in mano una guida che ne segnala la voglia di approfondimento.
L’autore ha lasciato volutamente in bianco deciso l’immagine del sarcofago per rimarcare la dimensione irreale, eterea, quasi atemporale dello stesso. Renato Canal sa fare buon uso dei suoi occhi e della sua sensibilità.

 

Remi Tournier qui cambia ancora scrittura, e si lascia affascinare da questa coppia di signori in età avanzata che sembra voglia riscoprire nel nulla del muro il nulla che è ormai nel loro vivere quotidiano. Una composizione perfetta, suddivisa in due segmenti diversi e discosti che si integrano alla perfezione su una lavagna di un bianco totale e indefinito.

 

F.C. Di questa prova che è mia non dovrei dir bene per un fatto etico, ma mi sembrerebbe scorretto nei confronti dell’autore non farlo. Un rimando di sguardi, in andata e ritorno, che è di presa immediata, con un collante storico di bella suggestione: il dialogo tra la Gioconda ed il giovane d’oggi con felpa alla moda.

 

Tonina Sanna di Sassari è l’autrice di questa fotografia fuori del consueto e che a me piace moltissimo. E dico che è bellissima pur sapendo che siamo nel terreno del soggettivo. Il tempo di presa di 1/2 secondo ha partorito questa figura che entra in scena, mal/ riconoscibile e misteriosa, in un sito ricco di colore, ed anch’esso inquietante.

 

F.C. Ancora una mia presa che vuole essere documentaria del nostro tempo. I tre personaggi, di certo turisti e di certo turisti poco interessati, percorrono rapidi una sala del Museo Massena di Nizza, con i loro calzoni <a pinocchietto> che danno conto del fatto che essi si sono limitati a profittare di un fuori/programma in un tour turistico.

 

E’ ora il tempo di una pausa caffè. Io ritengo che un’attenta osservazione di queste fotografie nate tutte in luoghi museali, possa già stimolare un qualsivoglia fotoamatore a fare di più e di meglio. Qui di seguito ecco altre prove diversamente stimolanti.

Io segmento spesso le fotografie in ***A) fotografie <pane e formaggio>, buone e saporite, ma semplici di fattura, e ***B) fotografie <caviale e champagne>, di fattura superiore ed impegnata. Ancora una volta intendo concludere che “pane e formaggio – oppure – caviale e champagne” va sempre bene, purché esse non siano <da pattumiera>. E in questa mia filippeide ne troverete di entrambe (al formaggio e/o al caviale). A voi, quindi!

 

Una ripresa di Mariella Corneliani che, con sensibilità chiaramente femminile ha visto e collocato questa famigliola in vacanza davanti ad un’immagine che non vuole essere uno sberleffo gratuito all’Ultima Cena. La composizione è perfetta. I componenti della famiglia, non tutti interessati in egual misura all’immagine esposta, sono funzionalmente collocati a destra del fotogramma per lasciare leggibile la lunghissima tavolata strapiena di personaggi non riconoscibili.

 

 

M.R: Una “schiacciata” di César, l’artista marsigliese di origine italiana, famoso per le sue tante ed accattivanti <compressioni> (celebre la sua automobile Dauphine 1959 irrimediabilmente schiacciata), cattura la curiosità forte di questa coppia che la studia e si interroga. Le due figure non si <impastano> con l’installazione in quanto decentrate a destra in un’area figurativamente pulita di un insieme molto equilibrato.

 

 

Ecco una prova della parrocchia <pane e formaggio>, ripresa con una compattina di poco prezzo da una ragazzina facente parte di un gruppo in visita al Museo Picasso di Antibes. Una fotoamatrice di domani, e tuttavia già dotata di uno spiccato senso della composizione. Notare infatti come abbia voluto fosse presente nel fotogramma la scultura che è indispensabile alla narrazione. L’autrice? Malù G. di Montpellier.

 

 

Un classico delle sale museali. In alto a destra, e simbolicamente dominante, la sculturina protagonista supportata in basso a sinistra dal custode impegnato dal suo smartphone. Entrambi vicini e pur lontani, fisicamente e graficamente. Due ruoli diversi, entrambi emblematici di uno Spazio Espositivo. Un felice accostamento sottolineato dal grafismo delle due presenze scure su una lavagna opportunamente bianca.

 

La bimba aveva esplorato con metodo (e fotografato) con occhi da esperta quasi tutte le opere del bellissimo Museo Jean Cocteau di Mentone. A più della metà del suo giro si era arrestata su un divanetto un po’ per riposare ma, e soprattutto, perché nel video di fronte aveva avvistato un bel ragazzetto. Una fotografia, questa, del genere <pane e formaggio>, vale a dire umanissima, vera e pulita.

 

 

F.C. Porta la mia firma questa prova il cui plus è nella <spazialità> suggestiva di un sito straordinariamente fotogenico le cui dimensioni sono esasperate dal contrasto con la minuta e decentrata figura della visitatrice. Ed infine, una illuminazione uniforme e piacevolissima. Con il vostro permesso, questa fotografia io la colloco nel cassetto di quelle <caviale e champagne”. A meno che qualcuno non sia d’accordo.

 

Anna Galgano Al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo Anna incrocia un visitatore che l’affascina. Un colpo di flash improvvisato, ed ecco che le lenti dell’uomo si accendono di una luce metafisica. Ed ecco che la statua di marmo bianco, illuminata da una finestra laterale, viene circondata da un alone che recita benissimo il suo ruolo di luce secondaria. Ed il tutto, forse anche senza il supporto di Anna, restituisce un’immagine da boutique. La fortuna, a volte, aiuta chi ci prova.

 

 

L’autore, sbagliando o di proposito, con un tempo di presa di 1/30 di sec. ha fatto <muovere> questi due micro/ visitatori che giocano all’interno di un Museo. Il loro <mosso> assegna credibilità all’insieme, e ci regala una prova gradevolissima e non consueta. Anche qui <pane e formaggio>.

 

Per finire: le didascalie che accompagnano queste foto sono volutamente molto scarne. Non c’era bisogno, difatti, di analisi acculturate. Io ho inteso in modo semplice dire agli amici lettori che le diverse foto/scritture qui presenti, sono alla portata di qualsiasi fotoamatore che voglia evolvere in fotoamatore maturo. In altra occasione pubblicherò un servizio tematico firmato da un giovane fotografo in gamba, mio nipote Alvin, il quale si è imboscato per 24 ore di seguito in alcuni autogrill autostradali per documentare la varia fauna umana che in ore diverse frequenta e connota questi luoghi (donnine in attesa, camionisti assonnati, poliziotti al cambio di pattuglia, impiegati che vanno presto al lavoro, le donne del bar/ristoro, ecc,), Assicuro, una umanità in continuo ricambio. Ed ecco, ancora una volta, “la forza del tema”. In fotografia.

 

Filippo Crea

 

Già pubblicato su TUTTI FOTOGRAFI

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