La scelta emozionale

In collaborazione, redatto e pubblicato da Immagine Persistente

In che modo una fotografia, un film o un video possono comunicare? E con quali analogie o contraddizioni rispetto alla parola?

 

Stalin fu un maestro nel cancellare – sia dalla storia che dalle fotografie – i personaggi che riteneva scomodi.

 

La parola è innanzitutto logos, e cioè discorso, ragionamento – si articola su un livello di pensiero logico: scelgo in base al fatto che questo è meglio di quello.

La fotografia viceversa opera per analogia: non presuppone alcuna dimostrazione.

Di primo acchito verrebbe da dire che il processo è più elementare, primitivo se si vuole, ma proprio per questo più insidioso, poiché irrazionale: la cosa giusta non è quella migliore ma quella più bella, il giudizio è indotto e il bello è necessariamente anche buono.

 

È proprio su questo presupposto che si basa gran parte della pubblicità, di cui la moda forse rappresenta la punta dell’iceberg.

Difatti non si sceglie un vestito per la stoffa, la robustezza o il taglio e le finiture, ma per lo status a cui lo si associa, per l’immagine che se ne ha.

Lo stesso vale per un dato cibo di cui non conta più tanto il valore nutrizionale o la genuinità degli ingredienti.

È come se l’immagine vada a generare una diversa struttura psicologica, attraverso una nuova divisione emozionale, inconscia.

L’osservatore opera sulla superficie dell’immagine e non su quanto le sta dietro: gli elementi narrativi sono già elaborati, e non trattandosi di concetti, suggeriscono la soluzione senza bisogno di alcuna riflessione.

 

© Sergio Marcelli (1996 circa)

 

In questo senso possiamo affermare che la fotografia, il cinema e il video hanno profondamente trasformato la società attuale e questa trasformazione è avvenuta non tanto sul piano estetico, quanto su quello etico.

L’immagine tecnologica – non si dimentichi – tira in ballo inevitabilmente la realtà, e con essa il giudizio morale, cosa che per ovvie ragioni non può accadere con un dipinto o con una scultura, per quanto anche questi possano essere rappresentazioni fedeli della realtà.

 

 

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Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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