Ogni periodo più o meno storico che abbiamo vissuto ha avuto il suo tormentone, a suo tempo erano più che altro tormentoni estivi come certe canzoni, tipo “Vamos a la Playa”.

Indubbiamente certe canzoni hanno sempre provocato sensazioni opposte. Di sfrenata allegria per chi inseriva una monetina nel Juke Box, di “tormento” nell’ascoltatore che cercava disperatamente un sonnellino sotto l’ombrellone. I tormentoni si diffondono facilmente grazie ai mezzi di comunicazione di massa. Attualmente non c’è mezzo di comunicazione più adatto dei social per diffondere tormentoni. Che ci sia una qualche verità in un tormentone è assolutamente irrilevante, una sciocchezza ripetuta millanta volte diventa una verità inconfutabile ed interessante.

 

© Giorgio Rossi. Desire

 

Tra i tormentoni immarcescibili in fotografia c’è la “regola dei terzi”. Moltissimi maestri di fotografia webbici la ritengono il punto di partenza per qualsiasi discorso sulla composizione in fotografia. Del resto in molte fotocamere attuali si può scegliere di visualizzare nel mirino o nel display la griglia di suddivisione in terzi. A conferma dell’importanza di tale regola viene sempre citato Henry Cartier Bresson, come se l’avesse sempre adottata, cosa assolutamente non vera. Di esempi di altri fotografi che l’abbiano spesso usata ce ne sono pochi ma in ogni caso non si schioda: regola dei terzi, regola dei terzi!

Ci sono in verità sporadici detrattori, spesso tendono a ridimensionarne l’importanza, affermando: “le regole bisogna conoscerle per infrangerle”. Citano a proposito Picasso, che sapeva disegnare in modo stupendo ma a un certo punto, ignorando qualsiasi regola iniziò a dipingere in modo stranino. Anche questa affermazione è un tormentone o meglio “una cagata pazzesca”, Fantozzi docet.

Sarebbe interessante ampliare il discorso ma per farlo un minimo si deve ampliare i propri orizzonti e studiare, cosa che per lo più viene reputata una perdita di tempo. Ne ho discusso recentemente con un gruppetto di ragazzi che hanno una pagina Facebook e un sito dove insegnano fotografia, rigorosamente per passione eh! Conclusione? Mi hanno bannato dal gruppo. Ok me ne farò una ragione. Penso che chi insegna abbia importanti responsabilità nei confronti dei propri alunni o discepoli, dato che insegnando cose sbagliate si diffonde l’ignoranza. Quindi ne parlo per analizzarne i pro e contro.

 

© Giorgio Rossi. Strade con fuga

 

 

La regola dei terzi prevede di suddividere l’inquadratura in una griglia immaginaria composta da due linee verticali e due linee orizzontali equidistanti fra loro, i cui vertici sono ottenuti dividendo in tre parti uguali i bordi dell’inquadratura stessa.

Per lo più si afferma che, componendo una inquadratura, se il soggetto di una fotografia viene collocato lungo uno dei segmenti o in corrispondenza di uno dei quattro punti di intersezione, l’immagine risulti più dinamica e armoniosa e che la posizione decentrata del soggetto gli conferisca maggiore risalto.

Inoltre, le due linee orizzontali dovrebbero servire da riferimento per collocare l’orizzonte. I 9 rettangoli, o quadrati se si riprende in formato 6x6cm, che derivano da tale suddivisione dovrebbero essere tutti delle stesse dimensioni.

Ho cercato alcune famose fotografie di Henry Cartier Bresson, ve le ripropongo con sovrapposta la griglia della regola dei terzi, ognuno può trarre personali conclusioni su quanto abbia osservato la regola dei terzi. Prendiamo “Brussels-Belgium, mi sembra che qui la regola dei terzi sia scarsamente osservata.

 

Henry Cartier Bresson. Brussels-Belgium

 

Interessante a proposito è invece “Rue Mouffetard” della quale ho scritto in un precedente articolo. La posizione delle due bottiglie che porta il ragazzino coincidono con le due linee verticali della griglia.

Però, come ho scritto è una fotografia interessante per vari aspetti, tra questi la posizione delle due bottiglie non mi pare il più rilevante.

 

Henry Cartier Bresson. Rue Mouffetard

 

Passiamo a “Scanno”, qui la grigia della regola dei terzi non ci azzecca per niente. Possiamo in ogni caso ammirare le curve e le linee che ho parzialmente sottolineato in rosso e blu, scandiscono in modo armonioso gli spazi. È anche possibile immaginare l’intera scena come una composizione di 4 rettangoli con più o meno le stesse proporzioni dell’inquadratura generale, ognuno dei 4 rettangoli racconta qualcosa.

Le foto di HCB mostrano un’attenta analisi della scena, con un uso creativo della geometria e delle linee per guidare lo sguardo dello spettatore.

 

 

Tuttalpiù in “Scanno”si può rilevare una certa attinenza compositiva con il Metodo Diagonale (MD). È una regola di composizione nella fotografia, nella pittura e nel disegno della quale si parla poco:

Il fotografo e docente olandese Edwin Westhoff scoprì questo metodo mentre stava svolgendo degli esperimenti visuali per indagare perché la regola dei terzi sia così poco accurata. Dopo aver studiato una grande quantità di foto, di quadri di acqueforti, scoprì che generalmente i punti di attenzione sono situati sulle diagonali di un quadrato. Generalmente una foto è rettangolare con una proporzione 4:3,  3:2  per cui bisogna guardare le quattro bisettrici degli angoli. L’immagine è più piacevole se certi elementi corrono lungo queste linee.

 

 

Dalla ricerca di Westhoff è risultato per esempio che i dettagli importanti dei quadri e delle acqueforti di Rembrandt van Rijn si trovano esattamente sulle diagonali. Si pensa agli occhi, alle mani o agli oggetti di uso corrente. Inoltre il MD è utilizzabile anche come metodo per il taglio della propria opera. Dal 2007 Photoshop Lightroom contiene delle funzioni per tagliare le foto secondo il MD, oltre alle applicazioni per altre regole di composizione. Dal 2009 e 2010 gli script sono disponibili anche per Photoshop (attraverso Golden Crop), Paint Shop Pro, GIMP, Picture Window Pro e Inkscape.

È molto difficile posizionare consapevolmente i punti di attenzione sulle diagonali mentre si fa una foto o un’opera d’arte, ma la tecnica può essere applicata durante la rifinitura in post-produzione. Si può per esempio spostare il soggetto principale più verso uno degli angoli servendosi del MD. È noto che le diagonali, così come le mediane, il baricentro e gli angoli, appartengono alle linee di forza di un quadrato e vengono considerate più forti delle altre parti del quadrato. Quanto questi risultati siano trasferibili anche sui rettangolari, come le foto in proporzione 4:3 e 3:2, finora non è stato ricercato.

Non vorrei sembrare blasfemo, però penso che provare “modicamente” ad adottare la regola dei terzi o la MD in post-produzione (non necessariamente in ripresa!) ritagliandola leggermente possa dare a volte risultati interessanti. Quanto meno si pissono tagliare fuori dall’inquadratura piccoli particolari distraenti. In seguito spiegherò il perché di quel “modicamente”. Ognuno può personalmente giudicare se sia peccato mortale o veniale operare in tal senso.

 

 

Passo a giocare un poco con una famosa fotografia di Luigi Ghirri, Alpe di Siusi,1979. Inizio col sovrapporre la griglia della regola dei terzi. Interessante. Il Vecchino in piedi coincide quasi esattamente con la verticale a destra della griglia. La parte più interessante dell’inquadratura è quella compresa nella colonna orizzontale di centro della griglia. Ora compio un misfatto, ritaglio e sposto un poco l’inquadratura.

Ora ambedue le persone sono quasi al centro di un riquadro, il tenero vecchino non coincide più con la verticale della griglia. Tuttavia la parte più interessante dell’inquadratura è restata la stessa. L’immagine perde o invece sono stati eliminati elementi, come la nuvola in alto, non fondamentali?

 

 

OK ora compio un sacrilegio, ribalto i lati dell’inquadratura, sinistra – destra. Ora mi sembra stesse assai meglio prima, la percezione, anche simbolica, dell’immagine è differente. Fatto curioso:  mi sembra che quella macchina agricola rossa che ora compare all’estrema destra dell’inquadratura sia più evidente.

Forse perché le immagini generalmente si leggono da sinistra a destra. Nella foto originale ci si scorda subito di quel rosso, si è attratti dalle figure umane. Nell’immagine ribaltata la macchina agricola è lì dove finisce lo sguardo dopo aver scandagliato l’inquadratura.

 

© Luigi Ghirri

 

Penso che in ogni caso quello che simbolicamente racconta la foto vada oltre l’importanza delle regole geometriche.
Tuttavia torniamo alla regola dei terzi, su cosa si basa? Ho trovato sull’argomento un interessante scritto di Giuseppe Bocchi, invito caldamente a leggerlo:

“Di fatto la regola dei terzi non è altro che la semplificazione molto approssimativa di un principio estetico molto più articolato che si ricollega alla teoria della Sezione aurea. Alcuni studi psicologici (tra i quali quelli di Gustav Fechner nell’800) hanno rilevato una tendenza inconscia verso l’apprezzamento della proporzione aurea e in particolare del rettangolo aureo come canone di armonia estetica.”

Diversi insegnanti di fotografica menzionano la spirale Fibonacci e la sezione aurea come fondamentali nella composizione di una fotografia. Così è in un interessante articolo di Alessio Furlan. Tuttavia penso che in ripresa solo qualche tromba di scale si presti ad una composizione secondo la spirale di Fibonacci. Anche Furlan consiglia di provare a seguirla in post-produzione, croppando l’immagine.

Tornando all’articolo di G. Bocchi: la teoria della sezione aurea sembra affine alla psicologia della Gestalt e alle analisi sulle modalità umane di percezione della realtà. Apparentemente il nostro sistema visivo articola le diverse parti che compongono  una scena in funzione dei fattori che agevolano l’unificazione degli elementi in un tutto: l’insieme è quindi più della somma delle singole parti. Le leggi della Gestalt, o principi della Gestalt, sono regole che descrivono come il nostro cervello organizza gli elementi visivi in insiemi significativi. Si basano sull’idea che il tutto è più della somma delle sue parti e che percepiamo le forme in modo olistico, cercando regolarità e significato.

Ecco le principali leggi della Gestalt:

  • Legge della Vicinanza: Gli elementi vicini tra loro vengono percepiti come un gruppo.
  • Legge della Somiglianza: Elementi simili vengono percepiti come appartenenti allo stesso gruppo.
  • Legge della Chiusura: Tendiamo a completare forme incomplete o interrotte, percependo figure chiuse piuttosto che insiemi di elementi disconnessi.
  • Legge della Continuità: Elementi disposti lungo una linea o curva vengono percepiti come collegati e appartenenti alla stessa forma.
  • Legge del Destino Comune: Elementi che si muovono nella stessa direzione vengono percepiti come un gruppo.
  • Legge della Pregnanza (o della Buona Forma): La mente tende a percepire le forme in modo più semplice, simmetrico e stabile possibile.
  • Legge dell’Esperienza Passata: La nostra esperienza pregressa influenza il modo in cui percepiamo le forme e le relazioni tra gli elementi.
  • Legge della Figura-Sfondo: La nostra percezione divide l’immagine in una figura in primo piano e uno sfondo.
    Detta così la faccenda appare evidentemente complicatuccia. Un esempio pratico: prendiamo una delle  famose fotografie di Giacomelli, “i pretini”, è più che evidente che rispecchia le prime tre leggi della Gestalt.

Dunque tutto qui per quanto riguarda la composizione? Eh magari, in qualsiasi fotografia vengono rispettate assolutamente le regole e i principi del disegno prospettico.

La geometria della proiezione prospettica, detta anche prospettiva, è un metodo geometrico-matematico che permette di rappresentare oggetti tridimensionali su una superficie bidimensionale, come un foglio da disegno, creando l’illusione della profondità spaziale. Questo avviene proiettando i punti dell’oggetto da un centro di proiezione (il punto di vista dell’osservatore) sul piano di proiezione (il quadro prospettico). Quello che si fa disegnando è esattamente quello che avviene quando i punti di un oggetto inquadrato nel mirino della fotocamera, passando attraverso il centro ottico dell’obiettivo vengono proiettati sulla superficie piana della pellicola o del sensore.

 

 

Di conseguenza le linee di forza sono anche le bisettrici degli angoli del frame, le due diagonali che intersecandosi a croce di Sant’Andrea attraversano il frame e anche ovviamente le linee mediane, i due assi  uno verticale l’altro orizzontale che passano per i punti di mezzo di due lati opposti.

Croppando una immagine in post-produzione è sempre bene mantenerne le proporzioni originali e spostare non eccessivamente il centro determinato dal centro ottico dell’obiettivo. Un esempio potrebbe essere la foto del ventilatore in cucina, il confronto tra l’originale e l’inquadratura molto ritagliata in post-produzione.

 

 

Identicamente in riprese col banco ottico è bene non decentrare o ruotare eccessivamente eccessivamente l’obiettivo intorno al suo asse, si potrebbero avere in entrambi i casi immagini finali un poco incongrue o poco piacevoli.

Accade in riprese d’architettura con l’obiettivo fortemente decentrato di ottenere una sovra-correzione delle linee che le fa apparire innaturali. In fotografie di architettura o ambiente le linee di forza guidano la lettura in un percorso preciso e studiato, sono evidentissime, un esempio possono essere le due linee di fuga convergenti dei margini di una strada, riprese in prospettiva centrale. Però fare iniziare l’inquadratura della strada esattamente dai due angoli in basso a sinistra e destra è anche molto scontato.

 

 

Con le linee di forza delle prospettive ha giocato in modo abilissimo Julius Shulman. Le eventuali linee della regola dei terzi sono molto mentali, si possono forse percepire, difficilmente sono evidenti. Penso che in generale nelle inquadrature di quasi qualsiasi genere prevalga l’importanza delle linee di forza evidenti. Però c’è anche altro, di molto importante per quanto mentale. Entra in gioco anche il mito della caverna.

[…] Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del fuoco ed egli proverebbe dolore […]

Quali sarebbero le prime cose che vedrebbe una volta abituatosi alla luce? Si pensa che cercherebbe con gli occhi eventuali pericoli, prima di tutto derivanti da altri esseri viventi. Nella lettura di una immagine avviene più o meno la stessa cosa. Si inizia con una visione diciamo globale, poi si entra nel dettaglio e quello che colpisce ha un ordine di importanza gerarchico.

  1. altri uomini
  2. animali o esseri viventi potenzialmente pericolosi
  3. manufatti dell’uomo potenzialmente pericolosi
  4. piante, comunuqe viventi
  5. pietre sparse, terra

Può non essere un ordine del tutto preciso come sequenza ma la presenza di esseri umani e animali cattura immediatamente l’attenzione di ogni osservatore.

 

© Giorgio Rossi. Piedi e lampadario

 

Alla fin fine su ogni geometria interna, più o meno evidente, ha una preminente importanza quello che in una foto si vuole raccontare, o rappresentare più o meno simbolicamente, in questo la foto di Alpe di Siusi è perfettamente esemplificativa.

Cosa è in fin dei conti la composizione di una fotografia? È sopratutto il cercare di mettere un poco di ordine nel disordine, un ordine dettato da un desiderio del tutto personale  ma condivisibile, un ordine che abbia un senso intrinseco, un perché. Un ordine che scaturisce dal rapporto tra gli elementi presenti nell’inquadratura, tra soggetto e sfondo.

 

© Giorgio Rssi. Ventilatore e camera da letto

 

È un ordine derivato da un  insieme di “soggetti” collegabili, da relazioni a volte anche bizzare, come nel caso delle foto in camera da letto, a volte esplicite altre volte percepibili ma solo mentali, tutte importanti anche se ognuna ha una valenza gerarchicamente diversa.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

Mario Giacomelli. Pretini. 1961-1963

 

 

 


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