Racconto a tema fotografico di Michele Zunino
Sono vecchio. Sono un boomer.
E come tale rivendico un pò il diritto di parlare alle nuove generazioni da vecchio saggio, fiero dei suoi percorsi di vita, ma senza nessuna morale o lezione da insegnare.
Ai tempi della mia gioventù, che comunque, almeno nello spirito, non mi sembra ancora così lontana, nulla era così facile, immediato, o privo di fatiche.
Dovevi eseguire una ricerca per la scuola?
Ecco, il percorso era questo: prendere l’autobus, che allora si chiamava corriera, per recarti nel capoluogo di provincia dove esisteva una biblioteca – perché nel paese in cui abitavi non ce n’era una – da cui attingere le necessarie informazioni, dovevi cercare i libri giusti, consultare, leggere, capire, tradurre in appunti tutto ciò che serviva – eh sì non esisteva il benedetto e comodo copia e incolla, CTRL+C e CTRL +V – tornare a casa e “copiare in bella”, sempre a mano, con la penna.
Oppure ti piaceva o ti era necessario imparare una lingua straniera? La lingua straniera per eccellenza?
Ecco, qui contavano i sacrifici economici e la lungimiranza dei tuoi genitori per un corso privato in tenera età con insegnanti di madrelingua. Più avanti negli anni, il lato più ludico era quello di attendere trepidante l’uscita del numero seguente di Speak Up in edicola, con allegato il film con i sottotitoli in inglese, rigorosamente su nastro VHS.
Oggi, nella mia maturità, sorrido quando penso che ogni informazione necessaria è a portata di clic del mouse di un computer, senza muoverti da casa, anche se abiti in un paesino remoto in montagna o fuori dal mondo, che esiste Wikipedia, che se vuoi i sottotitoli in lingua originale, oppure in qualsiasi altra lingua, è sufficiente acquistare per pochi euro un film in DVD (Dio mio come è già antiquato anche lui), oppure navigare su You Tube o altri canali simili e che esistono pure corsi di lingue gratuiti e tutto questo è fruibile anche con Smart TV o cellulare.
Ecco, mi piacerebbe che i giovani d’oggi fossero più consapevoli di queste “fortune”, di questo potenziale che la tecnologia e il mondo digitale in particolare mettono a loro disposizione e che riuscissero a farne un uso intelligente.
Rimpianti e pensieri da boomer, appunto.
E in fotografia?
Ho praticamente vissuto di fotografia.
Ho lavorato per circa trenta anni per una grande azienda che produceva materiali fotosensibili, ho sposato Anna, una brava e onesta fotografa, e condiviso con lei tante problematiche e gioie professionali.
Nel tempo libero è stata ed è la mia passione più grande.
E anche qui il tempo che è passato ha segnato cambiamenti epocali, dall’immagine analogica a quella digitale, con tutti gli annessi e connessi. Con che stato d’animo? Diffidenza per la nuova tecnologia in un primo momento, e rimpianto per tutto ciò che era invece noto e destinato a cambiare, consapevolezza e presa di coscienza, poi accettazione e infine entusiasmo per le nuove possibilità offerte dal mondo digitale.
In tutto questo clima di cambiamento può succedere che le vicende umane e personali ti portino ad un certo punto della vita all’impossibilità di fare cose che fino a poco tempo prima erano una prassi comune e abituale.
Nel mio caso, anche senza motivi così gravi da poterla giustificare fino in fondo, ha pesato l’impossibilità di viaggiare, combustibile efficace, anche se non del tutto necessario, per ogni fotografo di questo mondo.
Allora mi sono spesso ritrovato, nelle lunghe serate d’inverno, a rivedere vecchie foto relative alle mie più recenti o preferite occasioni fotografiche di viaggio.
Ho cominciato quindi proprio da una delle ultime in ordine di tempo, un tour di quattro-cinque giorni nel Perigord, regione francese del dipartimento della Dordogna, nel 2007.
Fra le tante foto scattate, di ogni genere beninteso perché non bisogna mai privarsi di niente nel poco tempo a disposizione, alcune mi hanno fatto rivivere le emozioni e le sensazioni di quei momenti.
In particolare una foto che ritraeva una coppia di commercianti di prodotti alimentari locali al mercato settimanale della città di Brantome (Perigord Vert) mi ha fatto nascere la voglia, dopo tanti anni, di fargliela avere. Foto mai utilizzata in nessun altro modo visto che non avevo alcuna liberatoria da parte loro e motivo per cui non è allegata a questo scritto. In essa apparivano ben condiscendenti e contenti di essere ritratti e quello che traspariva in quella foto era soprattutto un profondo senso di orgoglio e amor proprio per la loro attività e per i loro prodotti.
Ho riflettuto molto su questa mia intenzione. Le implicazioni morali erano che avrebbero potuto non aver piacere, per qualsivoglia motivo, di riceverla. Trascorsi tanti anni forse uno dei due avrebbe potuto non essere più con noi, forse avrebbero potuto non essere più una coppia, chissà. Ricevere una foto simile avrebbe potuto anche essere doloroso. Alla fine mi calo nei loro panni e mi convinco che io, al loro posto, sarei stato comunque ben felice di avere una immagine di quel tipo che mi ritraeva.
Allora mi preparo all’invio aiutandomi con tutto quello che mi è possibile, compreso un traduttore online per la stesura di una breve lettera di accompagnamento in francese (in tanti anni non sono mai riuscito purtroppo ad imparare questa lingua in modo soddisfacente, soprattutto per lo scritto).
Analizzo quindi il file della foto per amor di precisione e per ulteriori informazioni…
Ed ecco apparire tutta la meraviglia e la potenza dell’immagine digitale!
- Immagine: scattata il 5 ottobre 2007 alle ore 10 e 38 minuti
- Fotocamera: Canon EOS 30D
- Tempo di esposizione:1/100”
- Diaframma: f/9
- Modalità esposizione: Priorità di diaframma
- ISO: 400
- Lettura esposimetrica: Multi Area Valutativa
- Compensazione esposizione: nulla
- Flash: No
- Lunghezza focale dell’obiettivo: 28mm
- Obiettivo usato: 28-75mm
A memoria ho dovuto ricordare solo il luogo di scatto, cioè il nome del paese di Brantome (allora non usavo e forse non c’era sulla 30D la geolocalizzazione), e che lo zoom usato era la prima versione del 28-75 mm f/2,8 Tamron, obiettivo che ai tempi mi ha dato soddisfazioni e cavato d’impaccio in più di una situazione.
Bene, a questo punto, un po’ di ingrandimento dell’immagine (finalmente un pixel-peeping utile, non solo per la ricerca di difetti o manchevolezze di obiettivi e sensori) mi ha permesso, dall’etichetta dei prodotti da loro venduti, di risalire al nome della ditta, ricercare su un browser internet l’indirizzo mail dal loro sito e spedire il file della foto che li ritraeva con la speranza che fosse apprezzata … una follia, dopo diciassette anni!

Ho continuato poi la mia attività di ricerca di foto dal sapore un po’ più “esotico”, quelle non eseguite nei dintorni di casa per intenderci.
E nel rovistare fra faldoni di negativi e provini bianconero del mio archivio ho trovato una vecchia immagine, altrettanto efficace secondo me, di un pescatore/allevatore di ostriche nella baia di Cancale, in Bretagna.
Era il 1990 e la foto era stata scattata durante il viaggio di nozze con Anna.

Ero, al tempo, un archivista abbastanza preciso, ma tutto quello che so dirvi ora di quella fotografia è che, a memoria del periodo, avevo usato sicuramente la mia Canon F1 New; non ricordo esattamente l’obiettivo, presumo un’ottica zoom Canon FD 80-200 mm f/4 poiché allora lo possedevo e vista la compressione dei piani dell’immagine. La pellicola usata era una Ilford HP5 Plus, con i dati di trattamento (rivelatore Chimifoto Ornano Tofen S37) diligentemente registrati sul relativo provino a contatto. Nessun dato su esposizione o altro e nessuna idea di chi fosse il soggetto ritratto.
Ecco, anche in fotografia forse tutto quello che oggi diamo per scontato non è stato sempre così immediato in passato e la disponibilità e la facilità con cui otteniamo tutto ciò di cui possiamo aver bisogno oggi è una gran bella cosa.
E un boomer che si rispetti guarda con attenzione, stupore e meraviglia a tutto ciò, perché se da un lato è così saggio da comprendere le fatiche dei propri percorsi ed errori, dall’altro è allo stesso tempo capace di mantenere vive la propria curiosità e la propria voglia di partecipazione al nuovo, cibo necessario per l’eterno bambino che è dentro di lui.
Per la cronaca, non ho finora ricevuto risposta né riscontro di alcun tipo dai commercianti di Brantome. Ma posso capire come la tecnologia digitale abbia portato con sé anche certe forme di ulteriore diffidenza. Voi aprireste serenamente un file allegato ad una mail a voi indirizzata da un perfetto sconosciuto?
Forse, in questo caso, l’invio tramite posta ordinaria di una lettera con una foto stampata avrebbe sortito più effetto!
Michele Zunino. mzunino030@gmail.com











