La Fotografia oggi. Non facciamole del male

Un flashback di alcuni anni e mi rivedo a Ponzone, 1000 anime o quasi, nelle colline dell’alessandrino. Sono a tavola, ospite di un MITO, Ando Gilardi, fotografo ecclettico e analista irriverente della Fotografia.  

 

Ando Gilardi e Filippo Crea

 

E mi ritrovai piuttosto ammaccato quando volli decodificare questo personaggio estraneo a modi consolidati di cultura umana, politica, artistica.

Prima difficoltà: seguire Ando, ebreo, nel suo irripetibile percorso di vita, partigiano, fotoreporter e attore degli arroventati fermenti sindacali di quel tempo. Subito dopo è’ giornalista con la stampa impegnata nel sociale: ** l’Unità, ** Lavoro, ** Vie Nuove. Ed è in prima in tantissime azioni a difesa dei lavoratori.

Salto a piè pari molti degli anni successivi di Ando, studioso, analista ecclettico della storia della Fotografia, disordinato, acuto, intollerante. E poi ancora eccolo Autore ed Editore di successo, e non facile da catalogare.

Ed eccomi alla terza mutazione di Gilardi che, archiviati i primi sessanta anni della sua vita, scopre la fotografia digitale. E Ando non accende il rosso del suo semaforo contro questa nuovissima macchina strutturata per fabbricare immagini. No, Ando, non rinunzia, sperimenta tutti, o quasi, gli strumenti di elaborazione di immagini,

E queste nuove opportunità le impiega per esaltare le sue irriverenti iperboli. Ma, attenzione, si serve della scrittura numerica per <fabbricare> immagini> che sanno di cultura consolidata e non di improvvisazione pacchiana.

E qui ecco ora le mie riserve asprigne sulla fotografia amatoriale di oggi che è in discesa senza freni e che indirizzo agli Operatori che avrebbero il dovere istituzionale di difenderla e di promuoverla ma se ne fregano.
Mi riferisco, in prima battuta, ai periodici cartacei che sono in Terapia Intensiva e non hanno compreso che questo settore è oggi preda di un virus letale che ha già mietuto molte vittime, e che altre ne ha già pronte. I mensili diventano prima bimestrali, poi trimestrali, e poi abbassano la serranda. E’ una stampa che non fa più formazione, ma che propone robiciattole scopiazzate con bella disinvoltura, o largamente elargite da produttori, distributori, galleristi, sedicenti/fotogiornalisti, editori di varia genealogia (e fra costoro quelli, numerosissimi, che partoriscono foto/libercoli auto/editati da un gregge di velleitari foto/amatori).

Una nota rivista mette in copertina il flash vistoso “in questo numero la straordinaria <prova su strada> della nuova Plasmon XYZ”. Compero la rivista e scopro che questa prova su strada è nient’altro che un mortificante riassuntino delle sole specifiche tecniche già da tempo disponibili ovunque.

Un’aria ammorbante: un prolifico workshopparo mette in vendita quattro diversi incontri di diverso argomento, ciascuno della durata di 90 minuti (dalle 18.30 alle 20) (è proprio così, 90 minuti).

Avanti! L’altro male, subdolo e pericolosissimo, è nel migliaio di web, siti, di newsletters, forum che infestano questo terreno. E non mi riferisco certamente ai blog come il nostro, www.nocsensei.com, e come pochi altri santificati da una laurea. Penso a quelli firmati da “Photo/Poubelle” che faranno di voi dei fotografi super nei due giorni dei 999 famosi workshop che vanno da venerdì pomeriggio (così cominciamo a conoscerci) a domenica sera. E che rilasciano, magari, una inservibile attestazione di frequenza.

Ci sono poi decine di corsi online etichettati come universitari (Academy PhotoNerd di Varese, della Università di Toronto, Imaging University del Kent, Project di Bari, di Syracuse, di Trinacria Ateneo di Enna.

Qualche esempio? Un ragazzotto, giornalista anche lui, scrive “con l’immaginazione ho approdato a un vuoto popoloso, gracchiante, senza gravità. Se inciampassi in un paradosso non lo disdegnerei. Io sono il pasto preferito delle mie emozioni”. E poi prosegue “Ho recensito il lavoro di R.D.C che non metabolizza un anonimo storytelling prima maniera. E che consiglia sempre l’acquisto di alcuni… anelli di Newton, concludendo che se non mi decido a fotografare di notte i più moderni algoritmi, io non diventerò mai un fotografo NERD (leggere in basso). Certamente, sostiene, potrei affermarmi come fotografo vettoriale.

Ecco perché, se io fossi il reggitore di un medium siffatto questa gente la prenderei a calci nel sedere!

Ed ora propongo, a mo’ di antidoto a certa fauna improvvisata, poche (purtroppo) fotografie di alcuni Maestri

 

 

 

Ed ora le recensioni: In questi medium, (news letters, blog, siti, forum, e robe del genere) ne troviamo centinaia tutte da ridere, redatte dal segretario comunale, o dal redattore del ggzzettino locale che ha frequentato, addirittura, per tre anni, una Scuola Magistrale, o da un mancato architetto che ha abbandonato gli studi, ammaliato dalle sirene degli zoo fotografici che promettono soldi e popolarità a palate. Ecco una apprezzatissima recensione. Scrive: <l’insieme del suo lavoro annuncia un viatico che si allunga tra l’utopia possibile e la grazia dell’apocalisse… e deriva dal sogno teurgico, qabbalico o chassidico, di Mamoide (o della mistica ebraica…>. Tranquilli, non sono svenuto!

Decisamente telegrafico quest’altro raffinato analista che scrive: “filippo crea è una nota testadicazzo, che se la tira facendo critiche al vetriolo credendo per questo di essere particolarmente sagace/simpatico…”. Ed una fanciulla dotata di un sano pragmatismo commenta “…comunque, se la sua rubrica dura da tanto un motivo ci sarà. Come ipotizzavo un anno fa, potrebbe essere dotato di una sua severità connaturata che in questo campo è sempre ottima cosa

In breve, intossicano l’aria questi spazi <social> di minuscolo taglio, in cui i partecipanti si mandano reciprocamente a quel paese con bella assiduità, e con un gergo da caserma multietnica.

E qui ricordo volentieri un articolo apparso il 28 luglio ’93 su L’Europeo e firmato da Enrico Mannucci, noto scrittore e giornalista oggi attivo a “Sette” del Corriere della Sera. Scrisse su cinque pagine un articolo titolato “…amore mio straziami ma di foto saziami.” Cinque pagine dedicate al mondo fotoamatoriale con interviste a personaggi di questo universo. E mi diverte oggi rileggere Mannucci quando simpaticamente associa il mio gergo a quello del sanguigno Gianni Brera. Ne allego, sperando che siano leggibili, alcuni gustosi passaggi. Lo ammetto, i riconoscimenti di stima sono sempre stati e sono, per me, un mAssaggio rigenerante per la mia vanità.

Ogni Portatore sano della Fotografia dovrebbe disperdere in discarica questi velleitari che la portano a morte lenta>. E ciò vale anche per i “foto/scrivani”

e per quelli che promettono di trasferire il loro sapere nel tempo di due anemiche giornate.

Mannucci riferisce nella sua intervista a Franco Fontana che questo Maestro riceveva

come compenso per una settimana di formazione quel che oggi improvvisati e boriosi para/docenti domandano per due giornate scarse di deliranti banalità!

Caro lettore, se mi hai letto fin qui, accetta le mie scuse. Oggi forse mi sono svegliato di ottimo … malumore! O forse, vuoi vedere che qualcosina di buono mi è scappata di bocca?

Prima di chiudere voglio spiegare cosa significa “NERD”, parolina che ho usato appena sopra, e che sta guadagnando rapidamente terreno nel dizionario sempre più snob di coltissimi esperti della <fotografia parlata> – “Nerd” si dice di un fotografo piuttosto informato ma secchione, misantropo, e fisicamente bruttarello. E <nerdate> sono definite le cose dei NERD.

Ed ecco che oggi non pochi docenti sono già a caccia di questo specialissimo target. Meglio arrivare primi al traguardo!

Vi lascio ora alla lettura di uno stralcio di “L’Europeo” di 27 anni fa.

 

Filippo Crea

filic@fastwebnet.it    

 

 

 

     

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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