La Creatività. C’è o non c’è, e quanta?

Volevo scrivere di <creatività>. Per cominciare ho cercato in Rete quel che c’era, di colto e di incolto. E però su questo argomento si va sbattere. C’è tutto e c’è il contrario di tutto. Artisti, filosofi, sfaccendati, scienziati, ne hanno straparlato. Ed ora mi ci metto anche io.

Eccomi: moltissimi anni fa un mio amico carissimo si innamorò della fotografia. <Filippo, tu mi hai suggerito di fare avanti indietro per Corso Buenos Aires a Milano e …<vedrai quanta roba scoprirai da fotografare> – Vittorio mortificato venne poi da me per dirmi che non aveva trovato niente di interessante. Provai diversamente.

Gli misi in mano un telaietto per diapositive. Vittorio, fai così, accosta il telaietto agli occhi quanto più puoi, e guarda il giornalaio che c’è sul marciapiedi di fronte. Cosa ci vedi?

<Ci vedo l’edicola, e a fianco una gelateria, e più a destra un fioraio, e poi più in là un negozio di calzature>. Vittorio, ora fai come ti dico, distendi più che puoi il telaietto in avanti e guarda dove prima hai visto l’edicola. Cosa vedi ora?

<Vedo il giornalaio con in mano una rivista. E però non vedo la gelateria, e neanche il fioraio, e non vedo il negozio di scarpe. Vedo solo l’edicola>. Signori, Vittorio aveva imparato come funziona uno zoom, e come esso possa, spostato avanti e indietro, “isolare” qualcosa di un tutto. Il telaietto era stato un espediente di comodo.

Avevo spiegato come uno strumento tecnico possa venire in aiuto della creatività. La creatività può essere, è il mio avviso, allenata. Se c’è.

Veniamo al nostro oggi: vi propongo undici Maestri della scuola francese. Vediamoli insieme per capire se e quanto in loro abbia pesato la creatività e quanto sia derivato da una ricerca metodica.

 

Édouard Boubat

 

È un’immagine si certo impreziosita dalla creatività dell’autore. Boubat era sulle alture di Nazaret, un villaggio portoghese. E voleva fotografarlo. Semplice, bastava fare un semplice clic sul villaggio che era lì, giusto in basso. Ed il Maestro intuì il fascino del contadino che, vinto dalla stanchezza e dal sonno, dominava il suo villaggio disteso giù, lontano. Boubat ha qui mirabilmente mixato ambiente ed umano.

 

 

Brassai (Gyula Halász)

 

Brassai amava molto riprendere le persone in ambienti loro coerenti. In questa fotografia il Maestro ha raccontato con discrezione e con deciso verismo l’incontro di uomo e donna in un albergo ad ore. La creatività qui ha pesato moltissimo. Una fotografia come questa non la si incontra per caso ma viene da una intuizione, da un processo creativo decisamente super.

 

Robert Doisneau

 

A mio avviso nella fotografia di Doisneau la ricerca dell’attuale prevale sulla creatività (le portinaie, il veterinario, gli scolari, la fisarmonicista). Doisneau era un infaticabile camminatore, sempre a caccia di foto/documenti. E qui, in un <quai> parigino ha visto questo raccontino. Ricerca 70% e creatività 30% – Non è un giudizio riduttivo. <Cercare> non vuol dire difatti essere carenti di creatività.

 

Sebastião Salgado

 

Salgado deve molto della sua popolarità alle sue ricerche documentarie sul mondo del lavoro, quello durissimo dei cantieri e, delle miniere. Sarebbe riduttivo Moltissime delle sue fotografie non sono però ascrivibili solo a questa sua costante e drammatica ricerca. Pari e patta tra esplorazione e creatività. Quest’ultima supportata da una assoluta padronanza tecnica. Come è in questa immagine che è fortemente evocativa di certa umanità in crudele sofferenza. E che è una lezione di composizione a motivo dei tre volti creativamente degradanti in tre piani distinti.

 

André Kertész

 

Un fotografo difficilissimo da catalogare. Fotografo di ricerca documentaria? Certamente sì. Fotografo dotato di grande creatività? Indubitatamente sì. Ed allora dove lo collochiamo? Boh! Ogni studioso scelga liberamente. Con questa fotografia io lo metto fra i creativi. Sì, “Elisabeth et moi” è creativa! Un rapporto d’amore raccontato con solo un volto, e con una mano protettiva sulla spalla sa moltissimo di creatività.

 

 

E qui è un divertente saggio di fotografia documentaria. <Giornata di pioggia a Tokio> – Kertesz ha visto dall’alto questa infilata di giapponesi ordinatamente in fila sotto la pioggia, e non se la è lasciata sfuggire. Ed ha fatto benissimo! Quando si va a caccia è fondamentale che gli occhi siano sempre ben pronti.

 

Josef Koudelka

 

Nasce in Cecoslovacchia e più tardi diventerà cittadino francese. Ingegnere, lascia questa attività e avvia un intenso rapporto con il mondo del teatro. Le continue prove degli spettacoli sono per lui un terreno di maturazione che gli consente di dar forma alle sue prime e trattenute fantasie. È, in breve, un rigoroso allenamento alla creatività ed al rigore della composizione, come è in questa sua immagine. I due uomini a dorso di mulo, a destra, armonizzano con le due figure femminili più in basso a sinistra.

 

Marc Riboud

 

Nasce a Lione, e pianta quasi subito il suo lavoro di ingegnere e scopre la fotografia. Accolto come membro di Magnum, viaggia in Cina, URSS, Turchia, Cambogia, Gran Bretagna. La sua fotografia è sempre ricca di umori. La sua matrice prevalentemente da reporter non manca di accenti creativi. Questa sua foto, presa in Iran, è certamente documento. Da rilevare però quanto di creativo vi sia dentro. Riboud, visto il ritratto murale di Khomeini, attende il passaggio arricchente di due donne, simbolo del luogo e del tempo. E questo è creatività!

 

Willy Ronis

 

Ronis è quel che mi serviva per mettere a fronte <documento> e <creatività> – Nasce a Parigi, ed è obbligato ad andare a <bottega> nello studio di suo padre, un onesto artigiano della fotografia. E questa sua urgenza familiare non è di certo un incentivo alla creatività. Questa sua fotografia è nel DNA del suo <fotografare>. È niente di più che un bozzetto di certo mondo rurale. Creatività zero! E così è per l’insieme delle sue fotografie: un funerale in casa, un avventore solo ed annoiato in un bistrot popolare, operaie in sciopero. Tutte cose ben riprese. Creatività comunque anemica. E comunque Willy non ha commesso nessun reato.

 

Josef Sudek

 

Sudek deve molto della sua creatività ad una …finestra. Proprio così. Inviato in guerra sul fronte italiano viene ferito e gli viene amputato il braccio destro. Mette a profitto del suo apprendimento la sua degenza ospedaliera. E si ingegna a cercare soluzioni alla sua menomazione. Rientra poi a Praga, la sua città, e non potendo riprendere il suo lavoro di rilegatore di libri, si impegna rigorosamente in fotografia. Si sistema nel suggestivo quartiere di Mala Strana, ed abita in una modesta abitazione dotata di un piccolo giardino che da una finestra è il suo palcoscenico quotidiano. Un luogo sempre identico a sé stesso, immutabile. E Sudek si concede, giorno dopo giorno, ai fantasmi della sua mente, e realizza immagini di grande suggestione. E qui eccone una straordinariamente semplice.

PER SALUTARCI – Con questo scritto ho provato a decodificare due diverse grafie. Quella della <creatività> e quella della <foto di ricerca> – Ho preso in conto undici Maestri. Ho scelto undici loro fotografie che per la loro fattura fossero tutte alla portata di un fotoamatore/medio. E spero di avere stimolato riflessioni nuove ed utili in chi fa fotografia.

A tutti consiglio fortissimamente di darsi una indispensabile formazione culturale. Le buone letture non faranno del male ai nostri portafogli. Io, per questo mio scritto ho utilizzato i validissimi volumetti delle varie serie <foto/poche> che competono, in fatto di prezzo, con una pizza margherita.

Buon divertimento a tutti da Filippo Crea.

 

 

 

 

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