Impariamo a tagliare

Sacrilegio! In tempi remoti lo era trasformare una foto da quadrata a rettangolare, da orizzontale a verticale oppure far sparire da un originale parte dell’immagine. Ed oggi questo <peccato> più peccato non è.

i viene in soccorso il mio Maestro Andreas Feininger che nell suo manuale “La fotografia – principi di composizione” afferma:

  • una composizione contenente più soggetti potenziali può essere suddivisa in due o più immagini separate” (vedere la fotografia <famiglia a Creta> di John Veltri come proposta da Feininger)
  • una presa il cui soggetto è circondato da dettagli estranei può essere migliorata escludendo le parti superflue.
  • da negativi quadrati si possono ottenere stampe orizzontali o verticali, più strette o più lunghe.
  • niente di rivoluzionario in queste regolette che, però, è imperativo siano sempre tenute ben presenti.

Ed ecco, qui di seguito, la foto di John Veltri che è decisamente esplicativa. Ben cinque foto figlie da una foto madre.

 

 

Ed ora a seguire ecco ora alcune immagini <rivisitate>

 

 

Messico, Yucatan – Questo bambino tratta con piglio professionale la vendita di un souvenir ad una coppia di turisti altrettanto attenti. Nella seconda presa l’autore ha <cancellato> la figura della guida focalizzando così l’attenzione sulla fotogenica gestualità della coppia e del piccolo venditore.

 

 

Eliminare una presenza da una fotografia di partenza non significa necessariamente stravolgerla in toto, ma serve di certo per accentuarne un tratto della sua atmosfera. Qui siamo a Danzica, in Polonia. in periferia, nella zona dei Cantieri Navali in un quartiere che ha visto esplodere Solidarnosc, il famoso moto sindacale in origine clandestino, e più tardi movimento di massa. Oggi l’area dei Cantieri è in buona misura abitata. E comunque è periferia popolare con presenze che richiamano alla sua origine. Nella prima di queste due foto è un tratto di questo mondo. C’è però una presenza estranea: è una turista. E bene è stato eliminarla, così restituendo autenticità alla matrice del territorio.

 

 

 

Le Nomade, vale a dire <il Viandante> è, ad Antibes, in Costa Azzurra, una monumentale scultura opera di un celebre artista plastico catalano. È posizionata, vista mare, sui bastioni di Port Vauban. Nella prima foto la vediamo come puro focus turistico. Nella seconda foto, affilata e dimagrita, da richiamo turistico si trasforma in suggestiva fotografia d’arte. O no?

 

 

Oaxaca Messico – Uno straordinario sito archeologico. Vediamo insieme cosa c’è di diverso nelle due foto. Qualcosa di diverso c’è, difatti. Nella foto A ci sono tre turisti in pantaloni <pinocchietto> – Sono certamente comodi, ma molto sottraggono all’atmosfera, all’aura> fotogenica del sito. E quindi bene ha fatto l’autore, nella presa B, a farli sparire dalla scena.

 

 

 

Mercato settimanale d Via Zuretti a Milano. Nella presa A c’è una bancarella con frutta e verdura e con … dell’altro, che il fotografo ha percepito e poi catturato con una inquadratura felicemente più stretta che mostra, accanto alla merce tipica, una merce diversa … un candidato politico!

 

 

Lo storico ghetto ebraico a Venezia. Nella foto A è raccontato il quotidiano ritrovarsi di figure tipiche di questo rione veneziano. Con un distinguo intuito dal fotografo che nella presa B ha inteso accentuare il rapporto che nel mondo ebraico lega fortemente due diverse generazioni.

 

 

In questo murale che si allunga in Porta Nuova a Milano il fotografo ha estratto dalla immagine originale due prese, B e C, liberamente rielaborate. Nessuna delle due varianti può dirsi migliore delle altre. Sono opportunità figurative diverse, entrambe omaggio al libero arbitrio dell’osservatore. Vale a dire “io intervengo arbitrariamente, e tu scegli come ti aggrada”.

 

 

È venerdì al mercatino di Via Stresa a Milano e l’uomo, un senegalese, è lì, immobile, solo. Prova a sopravvivere fra gente che lo ignora. E rieccolo poi nella foto B.  È sempre solo, forse qualcuno avrà però bisogno di aglio o di due limoni. Forse!

 

 

Eccola, effervescente, gioiosa, la modista felice con i suoi cappellini. E sorride alla sua vita. Ed il fotografo questa suo fuoco di ottimismo ha voluto riprenderlo, essenziale e quindi ripulito da presenze superflue. Giusto come è nella foto B.

Concludo con Andreas Feininger che di certo non abbisogna della mia complicità che una modifica all’’inquadratura originale di una fotografia, ottenuta con un taglio più o meno deciso, aiuta quasi sempre a dar vigore a qualcosa che si voleva o si doveva esaltare

 

Signori, affilate i coltelli e ciao a tutti. Filippo Crea.

 

 

 

 

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