Il ruolo delle immagini nel XXI secolo

Di Simone Martinotta.

Il nuovo ruolo dell’immagine nel XXI secolo: uno dei temi tra i più discussi in campo artistico degli ultimi anni. Che posizione occupano la fotografia e le immagini in generale in un’epoca come la nostra dove milioni di pixel circolano ogni minuto?

Questa è la domanda cardine dei due articoli realizzati rispettivamente dal celebre artista americano Trevor Paglen e dalla regista tedesca Hyto Steyerl: due figure molto attive nel panorama artistico contemporaneo che si occupano della relazione tra uomo e nuove tecnologie, ponendo l’accento sull’impatto di quest’ultime sulla nostra società.

In maniera particolare, all’interno di questi due interventi intitolati rispettivamente “Is photography Over” e “In defense of the poor image” emergono sin da subito quelle che rappresentano delle vere e proprie contraddizioni che caratterizzano le immagini all’interno della nostra società.

Con l’avvento delle nuove tecnologie la produzione di immagini (anche in movimento) è oggi alla portata di tutti e non esiste persona dotata di accesso ad internet che non abbia utilizzato almeno una volta i social network per condividerle con i propri cari o followers.

Sono infatti le cosiddette “poor image”, illustrate in maniera specifica da Hyto Steyerl, a prendere il sopravvento nella nostra società: immagini di scarsa qualità sia dal punto di vista contenutistico che di risoluzione (in quanto vittima di compressione) scattate senza un motivo preciso e molto spesso manipolate da software digitali con il fine di renderle più accattivanti per l’occhio umano.

È proprio in quest’ottica di “consumismo delle immagini” che, a partire dai primi anni 2000, variano anche i lavori compiuti dai vari artisti contemporanei che lavorano con il mezzo fotografico, da non assimilarsi al concetto di “pura fotografia” ma sempre più in relazione con le nuove forme d’arte digitali.

 

© Jon Rafman. The Nine Eyes of Google Street View

 

Tra i vari che lavorano in questo campo un ruolo centrale è quello ricoperto dal canadese Jon Rafman: un artista poliedrico che lavora con le immagini in relazione alla modellazione digitale 3D.

In uno dei suoi primi progetti “The Nine Eyes of Google Street View” (2009) egli decide di estrapolare dall’immenso database di scatti realizzati dagli operatori di Google Street View una serie di fotografie particolari con l’obiettivo di dare un senso a qualcosa che invece non presenta una vera e propria logica, come le milioni di immagini realizzate dalle fotocamere ad altissima risoluzione di Google con il fine unico di mappare il Mondo e non in seguito ad una scelta accurata di un momento da immortalare.

Come accennato precedentemente, a partire dalla fine del XX secolo le sperimentazioni in ambito fotografico iniziarono a distaccarsi sempre di più da quelli che erano gli iniziali tentativi di una rappresentazione fedele della realtà (motivo iniziale di diffusione della fotografia) indirizzandosi invece verso la realizzazione di opere artistiche ultimate mediante la cooperazione del mezzo fotografico con altri strumenti di produzione artistica.

Questa fusione di mezzi per la produzione di opere d’arte rappresenta la principale metodologia lavorativa del duo francese Gourau & Phong: due artisti parigini che mediante il loro progetto “Ville-Les-Bains” hanno cercato di riformulare il concetto di “fashion photography” mettendolo in relazione con la scannerizzazione 3d di modelli reali.

Nonostante l’utilizzo della manipolazione digitale delle immagini è importante però sottolineare, come evidenziato anche dal duo stesso, la loro formazione come fotografi professionisti che sostengono li abbia influenzati molto nella creazione delle loro immagini.

 

 

Oltre all’elaborazione digitale delle fotografie, come già anticipato nei capitoli precedenti, una pratica che si sta oggi diffondendo a macchia d’olio è quella della condivisione quasi morbosa sui social network delle immagini che vengono realizzate ogni giorno.

È infatti questo il tema su cui si concentra la ricerca artistica dell’olandese Erik Kessels, lavoro concretizzatosi in “24 Hrs in Photos”: un’installazione del 2012 in cui l’artista ha esposto le stampe di tutte le fotografie pubblicate su Flickr nell’arco di un’intera giornata. In questo caso l’obiettivo dell’opera è quello di mettere l’accento sull’enorme mole di dati che vengono condivisi giornalmente dagli utenti di Internet, cercando allo stesso tempo di sensibilizzare i fruitori della stessa in merito allo spreco di tempo e spazio di archiviazione reso dalla montagna di documenti inseriti nella stanza.

Che il ruolo delle immagini nell’ultimo secolo sia cambiato risulta evidente, nonostante ciò restano numerosi gli artisti che oggi decidono di utilizzare la fotografia come mezzo per la realizzazione delle loro opere artistiche. Il punto focale della questione risiede però nel significato che la fotografia assume all’interno dei loro lavori; essa non è più il fine ultimo, bensì uno dei mezzi impiegati per la realizzazione di un’opera più articolata.

 

Di Simone Martinotta.

 

 

© Erik Kessels. 24 Hrs in Photos

 

 

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