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Il file raw, la pellicola e le ombre

In collaborazione, redatto e pubblicato da Immagine Persistente

 

Avete mai sentito parlare dell’esposizione a destra quando si scatta nel formato grezzo?

Si tratta di usare la parte destra dell’istogramma, in modo da sovraesporre le ombre

 

Questo perché sono le zone più povere d’informazioni e il sensore tende a rispondere in modo sbagliato, restituendo il cosiddetto disturbo e cioè pixel di colore o di luminosità diversi.

Mentre il disturbo di tipo cromatico può essere facilmente corretto in fase di sviluppo del negativo digitale, per la luminanza le cose sono più complicate e il risultato è sempre un compromesso in termini di qualità.

 

I limiti dell’esposizione a destra sono però legati al rischio di sovraesporre il file fino al punto di tagliare i bianchi che da quel momento non saranno più leggibili. Inoltre un’immagine troppo sovraesposta difficilmente manterrà colori corretti durante la lavorazione: per un paesaggio questo può anche essere vantaggioso, ma in altri casi non lo è.

 

Il rumore: un dettaglio del cartoncino grigio medio sottoesposto di sei stop e poi schiarito. Il rumore dipende da molteplici fattori, alcuni dei quali ambientali, come l’elettromagnetismo e può in parte essere risolto già al momento dell’acquisizione dell’immagine.

 

In pellicola una negativa dovrebbe essere esposta sulle basse luci, sfruttando la quantità di luce minima per garantire informazioni sulle ombre, senza sovraesporre.

Qualcosa di simile ma in termini opposti al digitale.

D’altro canto però esporre sulle ombre significa lavorare al limite dell’errore, e dovendo sbagliare è invece meglio dare più luce che non meno.

Per questa ragione, alla fine, molti fotografi sovraespongono leggermente le negative: il fine è quello di evitare che le ombre appaiano grigio smorto, senza alcuna texture.

 

A conti fatti dunque il problema delle ombre è comune a tutta la fotografia seppur con differenti problematiche.

Per questa ragione spesso i fotografi usano pannelli con cui riflettere parte dei raggi di luce sulle zone in ombra, o luci aggiuntive, come nel caso del lampo di riempimento.

Sono queste soluzioni rivolte ad abbassare il contrasto, in modo da catturare più informazioni possibili.

Ciò permetterà un margine più ampio nelle lavorazioni successive, durante le quali si potrà ridistribuire la gamma tonale: a patto che lo scatto – dalle ombre alle luci – abbia sufficienti informazioni.

 

La tecnica del fill-in, cioè lampo di riempimento, serve per illuminare il soggetto in primo piano in un controluce. Nell’esempio è dato in modo esplicito, ma bilanciando l’esposizione può essere fuso con la luce naturale. ©2002 (Sergio Marcelli).

 

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Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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