Il Controluce. Ancora il Controluce? Si, eccolo

Il controluce è uno dei tanti modi espressivi della fotografia. E non dei meno suggestivi. Ed è molto frequentato e, però, è mal frequentato. Mi riferisco al fotoamatore di medio.

Cercate ovunque e vi imbatterete in un supermarket dell’ovvio. Sarete sommersi da centinaia di innamorati impegnati in tenere effusioni in prossimità del bagnasciuga. Subito dopo vi imbatterete in flottiglie di barche che si muovono lente sotto cieli inquinati da cromatismi di improbabile genealogia.

Mi fermo qui ammorbato da mille immagini da romanzi rosa. Andreas Feininger, storico Maestro della foto/formazione titola un capitolo del suo esauritissimo “luce ed illuminazione nella fotografia” definendo “impareggiabile” il controluce.

Come da mio costume ecco a seguire alcune fotografie a riprova di quanto sia possibile ottenere con questo raffinato strumento di foto/scrittura. E poi a voi la barra del timone.

 

 

Anche la fotografia urbana può trarre profitto dal ricorso al controluce. Qui è Porta Ticinese a Milano in una versione graficamente dura. I due marciapiedi del Corso Ticinese convergono decisi verso il Monumento esaltando così la spazialità dell’immagine.

 

 

Il controluce qui è a supporto di una silenziosa immagine in B/N originata da un lenzuolo steso ad asciugare all’aria aperta. Ok per la trama leggera dei rami e dei tralci che si sono disegnati leggeri sul tessuto ed ok, ancora di più, per la naturale gestualità della donna. Un acquerello? Sì, un acquerello partorito da una mano esperta.

 

 

Una fotografia <trovata>, e comunque <ben trovata >, fors’anche con l’aiuto di Madame la Fortuna. In un cielo magnificamente pesante recitano nuvole lontane e tuttavia fortemente materiche introdotte sulla scena da alberi neri, decisi e svettanti.

 

 

Un uomo, minuto e nero, si confronta con la trama secca e leggera, tracciata dai rami degli alberi e, ancor più con la fattura, forte ed incombente dell’albero che lo fronteggia. Quest’immagine di bell’equilibrio compositivo è connotata dalla ramificazione complessa dei rami che giocano con l’albero a fronte e, soprattutto, dalla diffusa luminosità del piano di fondo.

 

 

È uno schizzo all’inchiostro di China con tratti sottili disegnati da una mano agile ed esperta con un evidente complemento nell’albero fronzuto che staziona a sinistra. Il plus di questa proposta è nella convivenza dell’albero con il tracciato geometrico del tutto.

 

 

Fotografia non bella, ma molto … bellissima. Ed è così, e <deve> essere così sia per nonna Cesarina che per il più <stellato> dei mille naviganti che affollano il grande mare della fotografia-. Ok per l’azzurro del cielo in alto, ok per il batuffolone bianchissimo su cui riposano le due figurine nate in controluce e protette da una sottile e fotogenicissima recinzione.

 

 

Ed ora una visitina al <reparto umani> dove ho incontrato questa gioiosa pupetta che rientra in casa da un balcone inondato dalla luce del sole e difeso da una impalpabile tendina di cotone. Ok, ok più volte al poetico ed incerto incedere della bimba che sembra cercare equilibrio bilanciando le sue scarpette con le mani. Anche stavolta il controluce è stato strumento super di foto/scrittura. O no?

 

 

Questo pattuglione di uccelli che traversa il cielo mi ha riportato in memoria certe magiche immagini del secondo pomeriggio romano, allorché in cielo nugoli di storni danno spettacolo addensandosi in scenografiche parate. Questo scatto non nasce però nella Capitale. Il suo palcoscenico è rurale, è in campagna, è nella terra arata di fresco che fa da base alla teatrale esibizione degli uccelli in volo.

 

 

Una <ferrata> (credo si chiami così con termine specifico), di sottile e bene inciso disegno e su cui un escursionista muove passi attenti e meditati. La ferrata è ripresa in leggera discesa assegnando così alla composizione un funzionale e fotogenico dinamismo. Ed il cielo, infine, carico di nuvole non disturbanti, recita al meglio la sua funzione di lavagna.

 

 

Una passerella infuocata e connotata dalle strisciate che ne accompagnano la convergenza verso un fondo sconosciuto, è impreziosita dai passi incerti di un bambino che la percorre dall’alto verso il basso. Una proposta certamente rivisitata in post/produzione, ma che comunque promuove a pieni voti l’autore di questa fotografia.

 

 

Un bozzetto di montagna con pochi ma molto significativi simboli: una croce di ferro, un devoto in preghiera e sul piano di fondo una parete rocciosa bianca e gessosa, che ospita un tutto di suggestiva matrice narrativa e di sicura composizione.

 

 

E qui siamo in un porticciolo al mare, immagino, con barche e con vele a riposo. Una composizione di riconoscibile atmosfera, di certo un po’ greve e disordinata e, però, coerente con la specifica location, e con il progetto narrativo voluto dall’autore.

 

 

Un uomo o, meglio, il suo profilo secco ed asciutto, è su di una impalcatura di lavoro, ed è come è stato già visto in molte fotografie consimili e ricorrenti. L’insieme che è di fattura geometrica richiama tuttavia all’essere umano ed al suo vivere quotidiano.

 

 

L’uomo, decentrato in basso a sinistra passeggia dentro e verso un insieme da favola. Un intricato e scenografico insieme regalato all’uomo dell’immagine ed a noi dalla inesauribile e superiore creatività della natura. Ed il controluce? Sì, c’è, non pacchiano ma discreto ed al servizio di una immagine prossima all’irreale.

 

 

 

Il controluce gioca molto di frequente con l’uomo. E lo fa con modi narrativi diversi, a volte tranquillizzanti, a volte duri e narrativamente forti, come è in questo caso in cui recita con il quotidiano faticosissimo di un lavoro industriale. Qui il foto/racconto ha immaginato lo spazio spartito in due segmenti diversi e complementari, il cielo e gli strumenti di lavoro.

 

 

Chiudo con questa magnifica prova realizzata da un fotografo da Premio Oscar. Nessuna sbavatura, ed incantevole lo spazio/cielo difeso con grinta dal nero asciutto che lo sovrasta e lo difende da sinistra e dal basso. Preziose, imperdibili le tre figurine nere, minuscole ma vitalissime.

E prima di salutarci desidero ricordare per correttezza che il controluce, fin qui acclamato, è talora un maleducato rompiballe. Lo è, ad esempio, quando siamo al volante della nostra auto, ed il sole ci spara negli occhi con tutta la sua insolenza tentando di mandarci a sbattere. O no?

 

Filippo Crea.

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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