Il Colore Forte. Come fare?

Così scrivevo anni fa sul mio manuale “Guida alla composizione”

Il colore è una presenza totale, assoluta, del nostro quotidiano. Noi tutti, infatti, vediamo a colori e viviamo nel colore ed è proprio per questo che un buon fotografo deve imparare a “leggerlo” e, quindi, a gestirlo come strumento primario di comunicazione.

Perché sono gialli i taxi delle grandi città? Perché necessitano di essere immediatamente riconosciuti. Perché sono grigio/verdi le tute mimetiche dei militari? Perché essi non debbono essere facilmente individuabili, e debbono confondersi, perciò, con l’ambiente e nell’ambiente. Due esempi banali per introdurre il concetto che uno stesso colore può, volutamente, essere “acceso” o “spento”. Una ragazza che voglia dare risalto ai suoi lunghi capelli biondi indosserà una maglina di colore scuro. Una sciarpa rossa su un mantello nero si accende di un rosso/fuoco e, a sua volta, fa apparire ancora più nero il mantello stesso. È il nero che ha esaltato il rosso o è il rosso che ha esaltato il nero? Poco importa. Avviene e basta.

Ed ora rieccomi con alcune foto a decodifica. Lanciato il sasso mi pervennero non poche fotografie in cui i colori, invece di essere solo due, erano aggrumati in tavolozze pluri/colore di difficile digestione (aiuole con 18 colori, balconi con 11 colori, panni stesi ad asciugare con 10 colori, frutta e verdura ridondante di cromie, e così via) – Forse mi ero spiegato male, e non si era capito che io raccomandavo che nel “colore forte” non fossero presenti più di due colori (tre al massimo se autorizzati dagli Organi di Polizia). Più tardi, a fatica, fu chiaro che per “colore forte” era da intendevo un “solo” colore deciso su di una lavagna uniforme e cromaticamente diversa. Proviamo ora in concreto:

 

 

In un giardino questa mini/area è stata realizzata con due colori differenti che si integrano senza fare a pugni. Quale dei due è il colore forte? Scegliete pure liberamente. A mio avviso la lavagna, a motivo delle sue maggiori dimensioni e del suo colore più spinto è nel legno grigio, ed il colore forte è nel colore arancione più piccolo ma più vivo e, quindi, vincente.

 

 

Il mio verdetto che è certamente anche il vostro conclude che il colore forte è nei fiori in alto a sinistra. Ovvio, scontato! La parete grigia e materica, quella in legno si confronta con i fiori che sono più prossimi alla sensibilità umana, e realizza una narrazione più immediata e meglio decodificabile. Il legno, rigido, qui è a confronto con la delicata mutevolezza dei fiori.

 

 

Anche qui c’è un colore forte, è nel nero del gancio metallico che si allunga nell’immagine. Ed il nero, vale ricordarlo, è anch’esso un colore fra i colori. E qui, disegnato su una superficie uniforme e piacevolmente in contrasto con la rigidezza del disegno, è una presenza fotogenica e decisamente protagonista. Una composizione semplice e bella, da oreficeria.

 

 

Una foglia verde si allunga dall’alto e va a riposare su di un ricamo fogliaceo delicato e leggero. Ed anche quest’opera uniformemente delicata un colore forte ce lo ha. Dove? Non è difficile trovarlo. Non è d’obbligo che un colore forte debba essere talmente forte da ferire gli occhi di un osservatore. Un colore forte può essere tale anche in un gioco cromatico discreto del genere “tinta su tinta”. O no?

 

 

Una fotografia di ipnotica atmosfera. E che nessuno si azzardi a cancellare il rosso del semaforo creativamente decentrato in alto a destra, e che vive felicemente in un mondo brumoso che più brumoso non sarebbe possibile.

 

 

Una figura umana in rosso entra in scena in un bozzetto come all’inchiostro di China, in un paesaggio bianco uniformemente innevato e difeso da una pattuglia di pali neri verticali. Muove i suoi passi in basso e non disturba il palcoscenico. Un’opera di fattura classicheggiante assolutamente non sofisticata. Semplice ed ok.

 

 

In questa presa il contrasto secco tra la pianta verde e la geometrica matericità della struttura in legno. Un contrasto duplice: cromatico e dimensionale per una risultante di evidente armonia compositiva. È la riprova che una fotografia godibile può essere scovata ovunque. Quindi, signori, pronti, via, ed a caccia!

 

 

Non ho molto da commentare – L’omino che propone una passeggiata nel bosco è sicuro di sé. Ovvio, è forte, e recita benissimo il ruolo di colore forte che l’autore della foto gli ha assegnato. Ed a passi sicuri si avvia verso il bosco che si preannunzia come un bosco serio e molto credibile.

 

 

Il fotografo ha qui arruolato il numero “102” bianco su fondo rossiccio come attore protagonista di questa immagine fuori norma e  certamente di bella creatività. Ed il “102” ha benissimo interpretato il suo ruolo da colore forte. Una soluzione al tema che molto mi è piaciuta e che documenta l’impegno dell’autore a cercare.

 

 

Una prova a prima vista elementare che è, però, di elegante e diversa fattura. È roba da vetrina di prestigio. Una cromia impeccabile. Superano gli esami a pieni voti la fotografia ed ancor più chi la ha intuita e ripresa. Dove è il colore forte?  C’è, lo giuro solennemente. Cercatelo.

 

 

E questi sette colori forti vestiti di nero da dove saltano fuori, e dove vanno? Boh, affari loro. Semplice, anche i preti apprezzano il rumore ritmato della risacca e gli umori tutti del mare­. E se poi si prestano anche a fare i figuranti di una suggestiva istantanea, grazie, sono i benvenuti.

 

 

Un’opera, questa, di cromia delicata e non invadente, e leggera. Da nessuna parte è decretato che un colore forte debba essere necessariamente eccessivo e palestrato. Può benissimo iscriversi quietamente in una superfice di riposante fattura. Proprio come è in questo fotogramma che parla a voce bassa.

 

 

E qui siamo in un laboratorio dell’informale assoluto. I due punti neri che si fronteggiano in basso ed in alto, a destra e sinistra, <bucano> la superfice che li ospita. Lo giuro solennemente, sono due colori forti in un fotogramma che rispetta il tema, ma che di certo non è ortodossa. La fotografia può e deve concedersi certe libertà per non far morire di noia. Ok,  d’accordo?

 

 

Con questa ultima presa mi sono concesso un Assaggio alla mia vanità. È la foto di copertina di un mio manuale di non pochi anni fa, onorato da un notevole successo di vendite. Cosa c’entra con il colore forte? Sì che c’entra. Il colore forte è nell’uomo in nero che entra in scena da sinistra in basso. A Nizza sulla Promenade des Anglais il “Palais de la Mediterranée” era in ristrutturazione, ed i complessi lavori erano nascosti alla vista dei passanti da grandi superfici poste al riparo di sguardi estranei.  Su queste superfici c’erano dipinti cromaticamente vistosi. Io ne vidi uno che mi intrigò, ed attesi il passaggio di una figura che fosse coerente con quel murale. È tutto.

 

E ciao a tutti. Filippo Crea.

 

 

 

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