I Manifesti parlano?

I manifesti parlano e comunicano e lo fanno con un gergo talora grezzo, e talora subliminale. Dicono cose essenziali o dicono scemate di vario calibro. E comunque ci provano: teoremi politici o ideologici, avvenimenti sportivi o musicali di grande seguito, necrologi importanti, scioperi civici primari, eccetera. Perché queste mie riflessioni?

Io odio le definizioni secche, conclusive, inappellabili, che a milioni vengono sparate ad alzo zero sulla Fotografia. Una di esse, riciclata fino alla noia più ammorbante riporta ad un Maestro incolpevole, ad HCB, ad Henri Cartier Bresson. Recita “Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore” – Impossibile scovare una sola Mostra in cui dottissimi recensori a corto di idee non ne abbiano immondamente abusato.

Ed io qui scendo in campo confidando che il mondo dei fotoamatori comprenda che una buona fotografia può essere partorita anche da un soggetto banale. Lo vedremo qui di seguito con le immagini a tal fine qui proposte.

 

 

Nel mercato settimanale del venerdì in via Zuretti a Milano c’è tanta roba: zucchine, fragole italiane, pomodori e… per una scelta giusta, anche candidati politici.

 

 

Il “ghisa” a Milano è da sempre il vigile urbano, e qui è in Piazza Duomo dove viene bonariamente invitato a… <smettere di fare il bambino>.

 

 

A passi decisi alla ricerca di sé stessi.

Nella modaiola Via del Corso a Milano i fans di YveSaintLaurent marciano all’incontro con i loro idoli.

Due segmenti diversi e complementari!

 

 

<Il manifesto elettorale>, un classico dei manifesti. Verificare quanta roba c’è dentro: la secessione padana, amare l’Italia… ora si cambia.

E l’insalata, sempre la solita, è pronta da vomitare.

 

 

Due mondi, uno reale, l’altro di carta.

Una vecchia signora muove i suoi passi davanti alla sofisticata affiche di Roberto Cavalli integrando due diversi modi di vita.

Un mix di immediata decodifica!

 

 

<Parcheggio riservato agli autobus> avverte il pannello davanti ad una piccola stazione ferroviaria nel sud della Francia . E qualcuno ha aggiunto … <ed a Cecile>.

È evidente che un buon amico di Cecile abbia voluto farle un omaggio, o che abbia inteso giocare con bella ironia con le parole aggiunte.

 

 

Immagine molto sofisticata. Milano, Piazza della Scala.

L’autore aveva notato questo pannello coloratissimo.

Ed aveva visto una signora aggirarsi lì vicino. Ha atteso, la signora è riapparsa, ed il risultato eccolo qui, raffinato e suggestivo.

 

 

La fotografia non dev’essere necessariamente seriosa.

Come è qui, in questa presa che intende promuovere la Crema <Venus> con questo signore di divertente eleganza, e dotato di un… coinvolgente sorriso.

 

 

Una fotografia di bella fattura firmata da una fotoamatrice francese.

Un quieto paesaggio invernale e la scritta “Nel silenzio e nella solitudine non si percepisce nient’altro che l’essenziale”.

In questa foto difatti c’è solo silenzio e solitudine.

E nient’altro. Un’immagine di marca superiore.

 

 

Ed ora un bozzetto di fattura elementare.

Il manifesto recita “Guarda cosa c’è sotto” – Spiegazioni?

Nessuna! È nient’altro che una robetta divertente ma di poco spessore.

A riprova di come qualcosa di potabile possa annidarsi ovunque.

 

 

Milano, Via Leoncavallo.

I bidoni della spazzatura raccolgono l’immondizia, anche quella politica, e ci ricordano che è tempo di fare il cambio stagionale degli abiti.

E quindi, sono utili.

 

 

Una composizione impeccabile.

Gli stivali in alto nel manifesto si muovono in sincrono con i passi delle due coppie, femminile l’una e maschile l’altra, con analogie formali che sono la marcia in più di questa immagine.

 

 

Milano, siamo nel cosiddetto <quadrilatero della moda>.

In una sofisticata affiche di Giorgio Armani una figura femminile dialoga con una omologa creatura in carne ed ossa, in una presa che realizza un duplice e suggestivo ed armonico contrasto formale.

 

 

Qui due <lei> sorridenti e vitalissime, con un <lui> addormentato e quindi del tutto estraneo al mondo che gli vive intorno.

Personaggi diversi e tuttavia complementari.

 

 

Un umanissimo mix in contrasto.

Un signore elegante si muove nella scala mobile di una raffinata boutique, ed involontariamente fa il verso alla donna in sofferenza che gli è accanto nell’affiche di destra.

Due mondi diversi e complementari, vicini e lontani. Una presa OK.

 

 

Coerente e credibile il raccontino che propone nel segmento di sinistra due giovanissime e, a destra, in contemporanea, due <comari in età> che si raccontano golosamente le loro vicende di vita quotidiana.

 

 

Firma questa impeccabile composizione Chiara Sottile, giovane fotografa milanese che mi suggerisce una sfida per gli osservatori della foto.

Provino a cancellare l’elegantissimo passante – oppure – a fare sparire il grande manifesto murale.

E si chiedano poi cosa rimane dell’immagine di partenza. Rispondo: niente, proprio niente. O no>?

 

 

Qui si cambia di grafia, e si perviene ad una presa di matrice metropolitana. Il semaforo, la grande proposta murale, la passante coerente con il mix.

Fatto? Sì, fatto, ed anche bene.

La risultante? Una immagine di fattura molto moderna che è in linea con il tema trattato.

 

 

Una buona <street>. A destra un manifesto trend. A sinistra alcuni uomini bighellonnano.

Ed il gioco dei contrasti si fa intrigante.

Quelle presenze umane e quel manifesto hanno bisogno le une dell’altro. Ed insieme completano un racconto verace del nostro quotidiano.

 

 

Una fotografia che mi è molto cara. Era il primo gennaio del nuovo anno. Una mattinata gelida, brumosa. E volli andare sulla Darsena a Milano a fare quattro passi

In lontananza vidi una coppia di anziani venire verso di me. Mi guardai intorno e a due passi vidi, grande e vistoso, un manifesto abitato da una gran bella figliola in bikini. Ottimo!

Di grande suggestione l’accostamento della morbida Tizia con la coppia, ancora lontana, che veniva verso di me. Un’opportunità che non mi feci sfuggire. Eccovela!

 

 

Irving Penn di carta con due emule reali e concrete.

Un mix imperdibile!

 

 

Tre più due è uguale ad uno. Ed eccoli insieme i <cinque>, somiglianti e belli.

E per concludere:

Io faccio stop qui chiedendo venia per alcune mie precedenti e malevole notazioni sulle definizioni con cui si è preteso di irregimentare la Fotografia.

Nei molti anni in cui io ho organizzato in tutta Italia Mostre e contest fotografici ho sempre esposto un pannello con uno scritto di José Saramago, scrittore portoghese, Premio Nobel 1998 per la Letteratura che, nel suo “Viaggio in Portogallo”, scrive, Lui che fotografo non è “…il viaggio non finisce mai, bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui posti già dati, per ripeterli e per tracciare a fianco nuovi cammini”.

Una grande lezione di fotografia questa di Saramago che mi piace regalare a chi ama la Fotografia così come Essa va amata.

Filippo Crea.

 

 

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