I Fotografi Russi

Io ho improvvise e precarie curiosità. Di recente ho voluto leggere dello stato dell’arte della fotografia svedese e di quella iberica, e di quella del Senegal, e di Paesi di cui non conosco la fotografia.

E di recente ho voluto capire cosa avviene in Russia. Una storia interessante, ma lettura di poco decifrabile in un momento storico turbato da crudeli fatti di guerra.

In partenza ho messo inevitabilmente le mani su Alexandr Michajlovich Rodchenko, Padre Assoluto della Fotografia russa. Rodcehko è stato primariamente fotografo, ma anche pittore e grafico e, in sintesi, infaticabile sperimentatore di molteplici linguaggi d’arte. Nato nel 1891 a Leningrado, abitava nella Prospettiva Nevskij, la strada principale della città che ospita da sempre artisti, cantanti e scrittori primari. (Scrivo Leningrado e non San Pietroburgo. Nella mia prima visita in Unione Sovietica era Leningrado e non San Pietroburgo) – Il padre lavorava come assistente scenografo al Club russo ubicato in quella celebre strada. E qui nacquero le sue prime fantasticherie artistiche.

A Kazan dove si era trasferito con la famiglia entrò come uditore nella Scuola di Belle Arti. Disegna e afferma che i suoi disegni dovranno non piacere, ma stupire. E ciò anticipa quali e quanti saranno i suoi impegni d’arte. Dipinge quadri futuristi, e fa tutto quanto gli sa di creativo. Un’attività frenetica! Nel 1924 acquista due macchine fotografiche e va a Parigi. Morirà nel 1956 a Mosca. Il mondo dell’arte lo celebrerà come protagonista dell’avanguardia russa e come protagonista del famoso <Costruttivismo>. Ed ora debbo fare stop perché impossibilitato ad inseguire le mille stimolazioni d’arte di questo genialissimo artista.

E mi sono arenato anche perché questo Paese, prima Unione Sovietica e poi Russia, non registra oggi matrici fotografiche proprie. Alcuni autori, pochi, sono rimasti ancorati a certa ortodossia di origine, altri hanno percorso strade alternative affiliandosi a galleristi, ad autori, e media europei. In chiusura è d’obbligo citare Danila Tkacenko, fotografo/super che ha <dovuto> lasciare il suo Paese essendosi apertamente schierato contro le violenze della egemonia culturale russa. Ha realizzato con notevole rischio personale una serie di fotografie titolata “Restricted Areas” per salvare dalla sparizione siti e simboli storici della Russia.

Concludo. Ho individuato tre autori <contemporanei> proponendo per ciascuno di essi due fotografie che, pur se indicative, sono espressione della fotografia russa di oggi. Eccoli qui di seguito alla Vostra attenzione.

 

Victoria Sorokinski – Nasce in Ucraina come molti dei fotografi oggi riferiti alla Russia. Giovanissima lascia l’Unione Sovietica a motivo delle tensioni politiche e religiose che inquietano il Paese. Studia in Canada e poi a New York. Victoria, ritrattista di grande talento ha molto indagato i rapporti interni dei componenti delle famiglie.

Queste delicate immagini, tra fantasia e sentimento, e tutte a colori, comporranno un libro di grande successo titolato “ANNA & EVE” che le varrà il prestigioso <Leica Oskar Barnack Award> –

Nelle due opere qui proposte è raccontato in modo emotivamente duro il silenzio che è calato nella vita della coppia. Nella seconda prova la presenza della bambina non risolve, ma appesantisce semmai l’atmosfera di un rapporto ormai finito.

Mi piace infine segnalare come il ricorso al colore non abbia alleggerito il peso del racconto.

 

Alexander Gronski – Viene definito <paesaggista>, e paesaggista lo è perché la sua matrice primaria lo è. Io preferisco qualificarlo “fotografo ambientale sociale” – E il suo identikit è con me. E me lo conferma il fatto che gli è stato attribuito il premio “Word Press Photo – Award per la vita quotidiana” perché ha documentato con sguardo realisticamente crudo l’ambiguità di luoghi appena al di fuori do grandi agglomerati urbani.

Bene inteso, questi luoghi di degrado urbanistico ed umano esistono anche in Italia, ma qui, appena fuori di molte città di Russia, sono una presenza tristemente costante. E qui ce lo dice Gronski con due sue fotografie.

Nella prima un traliccio invade il primo piano del palcoscenico dove nello sfondo molti ancora, recitano ida foresta metafisica.

Nella seconda immagine il disagio sociale è ancora più crudo: sullo sfondo disumani casermoni disputano il ruolo di spazi asociali al prato dove si muovono felici alcuni giovanissimi che non avrebbero altre e migliori opportunità di socializzazione.

 

Igor Mukhin

A Mosca insegna alla <Art School Rodcchenko> – È attivissimo nella fotografia <street> – È conosciuto <il fotografo del cambiamento> nel senso che indaga la transizione da Unione Sovietica a Russia.

E fa questo, però, esplorando l’underground e il pianeta dei gruppi musicali giovani. Nella prima immagine c’è lei, giovane, che esibisce la sua indipendenza d’oggi a fronte della multi/coabitazione tipica di anni moscoviti precedenti.

La seconda fotografia documenta la sua ricerca metodica nel mondo dei giovani e, primariamente, la sua maestria nel ritratto.

 

 

 

Filippo Crea

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