Fotografia e gelati, ovvero dell’anima delle cose!

Racconto a tema fotografico di Michele Zunino

 

“To whom it may concern”

“A chiunque possa interessare”

 

Questa breve formula introduceva uno scritto che spesso mi accompagnava, in Italia e all’estero, nelle mie trasferte lavorative di assistenza tecnica ai clienti di una grande ditta del settore fotografico, ora non più esistente, per la quale ho prestato servizio per circa una trentina d’anni.

L’attestazione doveva servire ad identificarmi come un dipendente operante per conto della società e, in alcuni casi, anche a spiegare o giustificare perché avevo strani apparecchi o materiali al mio seguito.

Fatta questa premessa che mi serve ad introdurre la materia di questo breve racconto …”to whom it may concern”… “a chiunque possa interessare”, parliamo di fotografia e gelati.

Quando, circa dieci anni fa, la mia attività per la suddetta ditta arrivò alla sua traumatica conclusione, feci richiesta di poter acquistare parte delle attrezzature fotografiche che usavo quotidianamente quando ero in sede e che sarebbero di lì a poco state dismesse o, peggio, buttate. Entrai quindi in possesso di un notevole quantitativo di strumenti di pregio fra i quali sistemi completi di illuminazione da studio, sia flash che a luce continua, stativi, cavalletti, molti accessori, filtri, in parte provenienti anche dalle sedi americane, e infine anche una macchina fotografica 35mm, desiderata non tanto per un valore economico quanto affettivo poiché mi aveva sempre accompagnato negli anni nei miei lavori di riprese per la valutazione di pellicole fotografiche.

In mezzo a tutto questo materiale c’era anche un treppiede di fabbricazione statunitense che, dopo anni di abbandono, in tempi più recenti ha nuovamente destato la mia attenzione, complice una mia rinata passione per l’attività fotografica, che avevo dovuto trascurare a causa del maggior impegno nella mia nuova professione di agricoltore.

 

 

Il cavalletto aveva di suo una bella presenza: non troppo grande, né pesante, ma solidamente piantato a terra, quello che di solito gli Inglesi e gli Americani descrivono con il termine “sturdy”. Pensai che si sarebbe ben adattato a sostenere la mia nuova fotocamera mirrorless.
..

E poi c’era su di esso quell’etichetta metallica che oltremodo mi stimolava e mi richiamava alla memoria antichi fasti fotografici: Tiltall 4602 – professional tripod – manufactured by E. Leitz, Inc. – Rockleigh – New Jersey – U.S.A.

 

 

Di lì a mettere in moto la curiosità il passo fu veramente breve.
Cominciai con una semplice ricerca sul web. Se ne trovavano in vendita a prezzi abbastanza contenuti, evidentemente non era un qualcosa su cui basare una pur minima speculazione o un guadagno economico.
 Cominciai allora ad utilizzarlo.

Bella sensazione di solidità, fluido il movimento di rotazione panoramico della testa, regolato da due rotelle molto efficaci quanto un po’ buffe e sgraziate alla vista.
 Un po’ difficoltoso il movimento della colonna centrale, forse dovuto agli anni di inattività o forse ancora all’estrema precisione o alla minima tolleranza della sede della colonna stessa.

 

 

La testa no, decisamente non mi esaltava proprio, manopole e relative leve troppo lunghe ed invadenti, ingombranti anche quando piegate in posizione di riposo; il sistema di serraggio a vite per il blocco della macchina fotografica, per quanto molto comune, poco pratico e immediato.

“E se lo modificassi sostituendo la testa con una a sfera molto più pratica e moderna?” 
Mi entusiasmo, pregusto già qualche uscita fotografica con un sistema immaginario ideale. Rovisto nei cassetti, trovo una testa a sfera inutilizzata (una Uni-Loc 30 di manifattura inglese) acquistata probabilmente in tempi lontani da un qualche grossista fotografico che sicuramente ha nel frattempo anche lui chiuso la sua attività.  Bene. Tutto facile? No, non proprio.

Il Tiltall 4602 è ben studiato e realizzato. La testa si inserisce “a cappuccio” sulla colonna centrale ed è bloccata ad essa con una vite trasversale.
 Comincia la ricerca, dapprima nei cassetti, poi nei vari bricocenter di zona, a seguire in negozi di ferramenta un po’ più specializzati e quindi in rete, di un qualsiasi accessorio che possa essere utile a dare sostegno alla nuova testa a sfera. 
Alla fine, dopo diversi giorni, visti i deludenti risultati delle mie ricerche e conscio della mia scarsa capacità alla progettazione e alla manualità meccanica capitolo.
 Devo rivolgermi a persona più esperta e capace… mio cugino Sandro.
 Sul fatto che ognuno di noi abbia un cugino che lo tira fuori dai guai o che in qualche modo gli risolve i problemi forse in letteratura si è già scritto molto… però in genere è vero e il tutto funziona.

 

 

Sandro rimane estasiato alla vista dell’oggetto, in breve me ne decanta le caratteristiche costruttive, la progettazione, ma anche l’estrema precisione delle varie parti assemblate. 
Si esalta anche durante l’analisi della testa a sfera che gli ho portato in visione per descrivergli la sostituzione che avrei voluto fare. Mi fa notare la sua fluidità di movimento, l’estrema precisione e il blocco efficace ottenute per via dell’azione di una sola vite e io comincio a notare cose a cui fino a quel momento non avevo dato la giusta considerazione e importanza.
 Non mi nasconde comunque che non è un lavoro immediato, né facile, anche in virtù della difficoltà nel reperire parti di misura adeguata e di poterle lavorare ad hoc, vista la non disponibilità di un tornio. 
“Sandro, se sei in difficoltà e non c’è altra via possibile, ti autorizzo a tagliare la parte bassa della testa del Tiltall (quella collegata direttamente alla colonna centrale) e utilizzare quindi la flangia come supporto per la nuova testa a sfera”. 
Inorridisce.
 “No, no, non si deve distruggere niente, bisogna costruire”.

Il resto è storia facilmente prevedibile. Sandro si ingegna, coltiva un’idea, e in un paio di giorni riesce a inserire un manicotto interno alla colonna centrale, facendo manualmente una godronatura di un tubo in acciaio inox fuori misura (per via della non corrispondenza di standard europei e statunitensi) e saldare su di esso una base rotonda con inserita una vite fotografica a passo inglese da 3/8” sulla quale va poi avvitata la testa a sfera.
Il tutto con una precisione estrema, senza la necessità di una vite di blocco e con l’opportunità, se si vuole, di poter rimontare la testa originale.

Ma cosa c’entra tutto questo con i gelati? Il senso di colpa per la mia superficialità iniziale in questa faccenda mi ha guidato, quasi come per un sentimento di rivalsa, verso nuove curiosità.
 L’oggetto era sempre lui, il Tiltall 4602.

Torno in rete, vedo altri annunci di vendita dell’articolo, che strano uno fa cenno ad una versione Marchioni. La ricerca mi restituisce anche l’indirizzo di un blog in lingua inglese relativo, almeno nel titolo, all’assistenza “Tiltall Tripod Support” (Tiltall Tripod Support: Tiltall Tripod – a Short History of a Classic Design) ma nel quale è riportata anche la sua storia. La semplice curiosità lascia posto all’avidità di informazioni.

 

 

Leggo, da testimonianze dei discendenti della famiglia Marchioni e da un estratto di una brochure Leitz del 1975, che il Tiltall fu ideato e creato nel 1946 dopo un lungo lavoro di progettazione, per far fronte a una necessità fotografica di uno dei due fratelli Cesare e Marco Marchioni.

La famiglia Marchioni era emigrata negli Stati Uniti alla fine del 1800 e aveva intrapreso una attività di produzione e vendita di gelati. In origine fu lo zio Italo ad avviare l’attività di vendita dei gelati con il suo carrettino a Wall Street e ben presto il suo volume di affari crebbe velocemente. Dovette però affrontare un problema pratico legato alla vendita del gelato che veniva effettuata in bicchierini di vetro che spesso venivano rotti dai clienti, non restituiti e oltretutto davano problemi igienici dovuti alla loro sanificazione quando riutilizzati.

Italo Marchioni risolse brillantemente i problemi brevettando lo stampo del cono gelato con la cialda commestibile (non senza qualche disputa legale con un suo socio di una attività precedente in Inghilterra che ne rivendicava la paternità).

 

Italo Marchiony (o Marchioni) di New York. Apparecchi di formatura utilizzati nella fabbricazione di coppe per gelato – Brevetto dell’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti n°746971, 15 dicembre 1903. Italo Marchiony – United States Patent and Trademark Office

 

Italo Marchioni aveva un cugino, Frank, anch’esso nel business dei gelati con il suo carrettino a New York City. Cesare e Marco erano i suoi figli e anche loro, come tutti gli altri membri, partecipavano alla fiorente attività famigliare.
 Cesare ricevette in regalo, sembra proprio dal padre, una macchina fotografica e si appassionò alla fotografia. Marco volse i suoi interessi verso il design industriale. Insieme iniziarono a progettare una testa per cavalletto che potesse soddisfare le esigenze fotografiche di Cesare e in seguito ne avviarono lo sviluppo e la produzione. La nuova testa per treppiede fotografico doveva essere snodabile e garantire movimenti adeguati a inquadrature creative, non più soltanto diritte (da qui probabilmente poteva derivare anche il nome Tiltall dato dall’unione delle parole tilt, inclinazione, e all, tutto).

Solo dopo la guerra i due fratelli decisero di produrre il cavalletto per intero per ovviare ai limiti dei prodotti dell’epoca, generalmente costruiti in legno, solidi ma spesso deformati, secchi e fragili o in metallo, con scarsa reputazione, forse dovuta ai materiali in uso allora.
 Dal 1946 i fratelli Marchioni fabbricarono in proprio il Tiltall con produzioni limitate e con criteri votati alla massima qualità, seguendo personalmente sempre tutti i processi produttivi, fino al 1973 quando cedettero l’attività alla E. Leitz Inc., seguendone personalmente anche il trasferimento da Rutheford a Rockleigh nel New Jersey e il successivo training al personale Leitz.

Eccoci dunque arrivati all’etichetta del marchio Leitz sulla base della testa del cavalletto in mio possesso!

Mi fermo nella lettura, rifletto un po’.
 Quel cavalletto è nato, come riportato dalle fonti del web e nella brochure Leitz, da una passione fotografica, da un figlio che riceve in regalo dal proprio padre una fotocamera e per soddisfare una necessità in tal senso. Anch’esso, come innumerevoli altri prodotti nel mondo, trova le sue origini nel genio italiano, seppure sia stato sviluppato completamente in America.
 A distanza di quasi ottanta anni dalla sua creazione, quel cavalletto, quello stesso oggetto di ritorno dall’America in Italia e venuto in mio possesso forse per puro caso, ha fatto rinascere in me una passione fotografica, non fosse altro per adeguarlo ai tempi e a una mia necessità specifica.
 Ma è forse questa l’anima delle cose?
 Continuo a pensare.

Tante volte operiamo delle scelte nella ricerca e nell’acquisto di un prodotto, valutando oggettivamente tutti i pro e contro, convenienze economiche, raccogliamo dati, cerchiamo buoni consigli, anticipiamo qualsiasi difficoltà che possiamo prevedere di incontrare. 
E poi invece, altre volte, siamo attratti da un oggetto, ci innamoriamo di un’idea o di un progetto senza una ragione apparente, solo perché ci piace o ci ispira, seguendo un percorso completamente irrazionale, talvolta anche non conveniente.
 E così mi chiedo perché, ritornando a fare fotografia dopo un po’ di anni di oblio, ho rivolto la mia attenzione proprio al Tiltall, dopotutto avrei potuto scegliere tranquillamente fra gli altri quattro, cinque cavalletti in mio possesso. 
Davvero le cose possono avere un’anima? Mah!

Riprendo la lettura e trovo in qualche link alle pagine consultate anche la copia del brevetto Marchioni della macchina per produrre i coni per il gelato. Il testo comincia esattamente così: “To whom it may concern… A chiunque possa interessare” cerchio di tutte queste coincidenze, genuine o forse presenti solo nella mia mente, termina qui.

Penso che domattina farò la mia prima uscita fotografica con il Tiltall 4602 modificato e la mia nuova fotocamera mirrorless, armato di buone intenzioni e di rinnovata passione. Durante una pausa, quando sarò vicino alla passeggiata a mare del mio paese, mi concederò un buon cono gelato.

E so che che in quel momento il mio pensiero andrà sicuramente alle stranezze della vita.

 

Note in calce al racconto. Successivi approfondimenti nelle letture in rete mi hanno condotto a scoprire anche:

  • l’esistenza e la disponibilità, ancora in tempi recenti, di parti di ricambio nelle pagine del 
Tiltall Support.
  • che diversi modelli attuali di treppiede a nome Tiltall sono tuttora presenti sul mercato, 
commercializzati da Kaiser (trovati su siti di e-commerce stranieri).
  • che esiste una completa ed esauriente traduzione in Italiano della pagina del Tiltall Support 
ad opera del prof. Giancarlo Soravia nel suo blog dedicato a “Il Cadore poco conosciuto” con approfondimenti sulla famiglia Marchioni.

 

Michele Zunino. mzunino030@gmail.com

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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