Quando scrivevo per Progresso Fotografico Editore per la rubrica Compito a Casa di Tutti Fotografi, felicemente vissuta per 27 anni, fui oggetto dell’attenzione assidua, benevola e non, dei miei lettori.

Ne ricordo una molto sintetica “Filippo Crea è una emerita testa di c…. e non capisco come molti suoi commenti non siano sfociati in querele

Beh, non era sempre così. Anzi! Una signora di un paese del Veneto mi scrisse: “Sono la giornalaia di… ed ogni mese aspetto con ansia l’uscita della sua rivista e mi precipito a leggere i suoi commenti che mi fanno molto ridere e ridere fa bene alla salute. Credo però di avere capito molte cose di fotografia ed ora non vedo l’ora di avere in mano la mia prima fotocamera”

Mi piace ora darvi conto della mail che segue:

Gentile sig. Crea, non immagina la mia felicità nel ricevere una Sua email. Ebbene sì, il curatore della galleria Vol de Nuits è un italiano espatriato (il sottoscritto) cresciuto leggendo le sue critiche senza peli sulla lingua, pubblicate su Tutti Fotografi. Il Suo essere sempre sincero e franco mi ha formato nel mio mestiere di critico, di fotografo e d’insegnante di fotografia. La “foto nel cestino” era sempre un fantastico momento di crescita. Purtroppo oggi con la diffusione ancora più capillare di mezzi fotografici tecnicamente accessibili a tutti, i cestini non bastano più, forse ci vorrebbero delle discariche a cielo aperto. Cordialmente, Santi Oliveri. Galerie Vol de Nuits, Marseille.

Ora però stop ai miei ricordi e spazio ad alcune mie fotografie:

 

 

PIAZZA DELL SCALA – Questa foto ora vive, presumo, in qualche Sala di Palazzo Marino, Municipio di Milano. Molti anni fa l’Agfa Gevaert concluse nel Salone Grande del Circolo della Stampa di Milano un <Concorso fotografico per i Giornalisti> e a questa mia fotografia andò il Premio Milano. Vediamola: “questo uomo è certamente solo e siede abbandonato al nulla in Piazza della Scala, incurante delle automobili che gli sfrecciano sui piedi o quasi. È la narrazione del nulla di una vita non vissuta.

 

 

 

INSIEME GIOVANI – E – INSIEME VECCHI – In Piazzetta Reale a Milano a gambe aperte a compasso su una riga stradale rossa aspettavo i miei attori ignorando l’ironia divertita dei passanti. Sapevo che c’era da aspettare. La prima a infilarsi nell’obiettivo fu la coppia di anziani. Cinque minuti ancora ed ecco i due ragazzi. Benissimo! Il mio racconto per immagini della vita che arriva e che si allontana era felicemente concluso.

 

 

LA CITTA’ – La città che spesso macina cose e persone è qui è raccontata come in una inarrestabile catena di montaggio. Uomini diversi che si muovono tutti insieme, estranei gli uni agli altri. Una volta un <Grande> Esperto mi disse “Filippo, le persone non si debbono mai riprendere di dietro” Ed io, ancora oggi, mi chiedo perché, e continuo però a disobbedire felicemente. Come in questa mia ripesa.

 

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LA PANCHINA – Una volta volli proporre, come da mio costume, un esercizio monotematico, e il prescelto fu “Il treno ed il suo mondo”. Dopo avere visto decine e decine di foto pervenutemi, volli cercare una soluzione mia al di fuori del gregge. E la prescelta fu questa panchina, sola e senza vita, stretta fra due binari, e che avevo scovato in una stazioncina di una ferrovia minore. Una soluzione al tema che io amo moltissimo.

 

 

I TRE AL MERCATO – Il mercato non è fatto solo da melanzane e mozzarelle, da taralli pugliesi, e da mutandine cinesi. Il mercato del fotografo è, anche e soprattutto, nella gente che lo anima che è tanta, grassa o rinsecchita. È nei tre attori di questa immagine, creativamente abbigliati ed assidui esploratori di bancarelle. O no?

 

 

LA SPIAGGIA – L’ordine di servizio era “racconta la tua spiaggia” -Sapevo cosa avrei visto: infilate di ombrelloni e di sdraio, tramonti mozzafiato, bagnini al lavoro, nonni che fanno il castello di sabbia per il nipotino, <vu cumprà> con collanine multicolori, barchette a pancia in giù, belle creature seni al vento, muscolari con bicipiti abbronzati, anziani con il giornale, onde in risacca. Io, da un punto di presa in alto avevo adocchiato questa super composizione da boutique realizzata da una macchina spianatrice.  E la volli a mia firma. Era semplice e bellissima.

 

 

GIACOMETTI – Questa presa dimostra quanto si importante che il fotografo sia pronto a guardare e a cogliere l’immagine super. Uno sguardo felino che non ci

faccia sprecare qualcosa che sarebbe colpevolissimo aver perduto. Qui ero sulla terrazza della Fondazione Maeght a St.Paul de Vence. Ero vigilissimo, e avevo visto questa classica e filiforme scultura di Alberto Giacometti nello spazio in basso. La Fortuna mi fu amica, ed io fui rapido come un gatto. Una presa, questa, che mi piace non solo perché è mia. È un palcoscenico straordinario. Le due figure lasciano la scena da due quinte opposte e aprono ad un insieme di valenza superiore.  

 

 

CITTA’ CON BIDONI –Ed anche questa è una città vera, credibilissima. Il terreno della propaganda elettorale non spreca nessunissimo spazio utilizzabile.

Ed anche i bidoni della spazzatura diventano luoghi funzionali alla pressione politica. E insozzano ogni spazio utile.

 

 

PENSIERI DI GESSO – PENSIERI DI CARTA – In entrambe le immagini avevo percepito una fissità inquietante, come metafisica. La prima prova ha fattura più elementare, meno sofisticata. L’ho vista nel mercatino domenicale di Bollate/MI, e la ragionevole sfocatura aggiunge più atmosfera all’insieme.

La seconda fotografia è di semplice fattura, ma è tuttavia più raffinata e suggestiva. Il volto è come <cementato> in un muro segnato da una matericità aspra. E trasferisce comunque una più forte ed inquietante fissità fisiognomica.

 

 

 

Filippo Crea.

 

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