Donne Fotografe. Qui Ada Giorgini

Ovvero <omaggio all’Autore Ignoto>

 

Nelle mie <filippeidi> ho ospitato di recente le immagini di due fotografe già in antologia: FANNY GENOUX di Nizza e RAFFAELLA PERSILIA di Milano. Oggi voglio però fare omaggio a ADA GIORGINI.

Chi è? Ada è una signora oggi in pensione, fotoamatrice pura e come tale non reperibile in nessun report ufficiale. Fotografa, quindi, per il piacere di  … piacere a sé stessa! E come lei lo fa un esercito di altre Donne colte, autonome, felici di esprimersi senza alcun vincolo di competizione.

Ada, donna del nostro tempo ha golosamente giocato nell’orto delle sue 999 curiosità.

Ha zappettato per moltissime domeniche nella terra degli Etruschi alla scoperta delle loro tombe, ha partecipato a Roma ad un sacco di manifestazioni socio/politiche di strada <zaino/trasportando> uno dei figli. Una donna impegnata sì, ma estranea a snobismi elitari. Quando ha incrociato la Fotografia l’ha vissuta con pienezza ma senza intrupparsi in comparti modaioli.

Le “Ade Giorgini” sono oggi molto cresciute di numero ma soprattutto in fatto di creatività, e pigiano sul clacson per chiedere strada ai foto/maschietti. Ed è per questo che io oggi intendo rendere loro un mio omaggio, magari non vistoso, e lo faccio con questo mio micro/contributo. Eccolo:

 

© Ada Giorgini

 

Qui è Roma, in piazza della Repubblica, e la sua fontana monumentale è stata impreziosita da questa fresca figura femminile che è molto, ma molto funzionale alla foto/narrazione dell’estate. Da notare come la giovane riposi sotto una <lavagna> affinata dalle ombre suggestive che scendono sull’acqua verso la figura come leggeri e preziosi ricami.

L’autrice non ha risolto il tema dell’estate con una spiaggia dove gioca la nipotina con paletta e secchiello, non ha ripreso il nonno sulla sdraio impegnato a leggere <Il Messaggero>, non ha ripreso il <vu cumprà> abbronzato, non ha fotografato i fusti della domenica impegnati nel beach/volley. Per la sua ricerca ha quindi, e molto creativamente, evitato di richiamarsi a certi stilemi noiosamente abusati.

 

 

Qui le prese sono cinque e sono un riconoscimento forte dell’impegno a servirsi della fotografia per stringere in bella e credibile sintesi la narrazione di un luogo e di un momento di vita di uomini qui anziani e vitalissimi. Ada è andata a caccia nella vicina bocciofila. Era sicura di potere trovarci, e di mettere in carniere, qualcosa di saporito. E ci ha azzeccato appieno. Osservate, una dopo l’altra, le cinque foto che parlano benissimo, e che non abbisognano perciò di nessun chiarimento. Ogni foto precede e suggerisce quanto è nella successiva. Un’accattivante e credibilissima sequenza! Complimenti all’autrice che ha percepito questa opportunità e, soprattutto, per averla messa ottimamente a profitto. E ciò si verifica allorché il foto/cacciatore va caccia con cartucce bene esperimentate. Vi propongo ora un test semplice ma formativo: prendete i cinque /scatti, mescolateli diligentemente, e poi provate a ricostruire la sequenza. E al termine verificate se la <vostra> sequenza è stata rispettosa della logica più elementare. Fatto?

 

© Ada Giorgini

 

Qui si dimostra come un’immagine normale possa vestire, seppure con un minuscolo plus, i panni di un’opera di superiore livello. Questa fotografia nasce a Montecoronaro sulle pendici del Monte Fumaiolo nell’Appennino tosco-romagnolo. Giochiamo così. Osserviamola, e con un piccolo sortilegio, facciamo sparire la figurina in rosso che vi muove i suoi passi. Ci resterà un’immagine monocromatica normalissima, onesta. Rimettiamo ora la figurina laddove Ada l’aveva collocata. E cosa vien fuori? Che si è prodotta una fotografia/fotografia di marca superiore. La prima immagine avrebbe potuta realizzarla anche mio nipotino Nicolò con il suo telefonino. La seconda no. Ha avuto bisogno di uno sguardo più affinato e più maturo. E questa presa dimostra ancora una volta quanto sia pagante l’esercizio della pazienza. L’autrice aveva intuito che quei calanchi grigi abbisognavano del calore di un colore. E lo ha atteso.

 

© Ada Giorgini

 

Roma, il lungomare di Ostia al tramonto. Bello, molto bello il contrasto cromatico tra le sagome scure dei ragazzi ed il cielo prossimo a spegnersi. È un raffinato e poeticissimo saggio di reportage umano. I ragazzi si sono dati appuntamento per <il combino serale>, per definire, cioè, come vivere il loro tempo insieme nella notte ormai prossima. Una stringa cromaticamente leggera ma non disturbante attraversa il cielo in suggestiva coerenza con l’insieme tutto. La notte o le notti possono essere cattive, turbolente, o tenere e quiete come è in questo caso. Anni fa intervistai Agnès Spaack, giornalista e, ancor più, fotografa di marca super e nel corso della foto/chiacchierata lei osservò che la notte è uno splendido e imperdibile complice della fotografia di atmosfera.

 

© Ada Giorgini

 

Ada Giorgini, non si faceva sfuggire niente che avesse una significativa valenza. Come in questo caso, propiziato dalla passione di sua figlia Patrizia per il mondo dei cavalli. Occhi sempre pronti alla caccia e grande curiosità per le cose tutte nelle quali inciampava, non si è fatta mancare questa presa da boutique. I due amici a quattro zampe, quello in carne ed ossa, e quello partorito dal gioco sovente magico delle ombre, dialogano quietamente. Questa fotografia piacque moltissimo a Giuliana Traverso, Maestra della Fotografia italiana e

fondatrice della celebre “Scuola di Fotografia per sole Donne”, che tenne la scena con grande seguito per anni ed anni a Milano ed a Genova.  Suggestivo e funzionale lo sfondo dell’immagine, con il colore verde del muro davanti al quale i due amici sembrano essersi appartati per dialogare in discrezione. E i due, osservate, sembrano ancor più prossimi perché legati da una leggera catenella. Ed io ancora oggi mi chiedo quanti dei fotografi presenti in quel maneggio per una affollata manifestazione ippica non abbiano percepito questa speciale foto/opportunità. Oddio, chi non ha occhi attenti alla buona fotografia non può vedere quel che … non sa e non vuole vedere.

 

© Ada Giorgini

 

Una suggestiva ripresa metropolitana. Siamo in una stazione del metro di Roma e qui nasce questa composizione rigorosamente impeccabile. Vediamo: due superfici invadenti e nere, a destra ed a sinistra del fotogramma, stringono e difendono le due figure in uscita dalla scala in alto. Questa immagine ha anche una seconda cornice, quella costruita dal palo MM sulla sinistra e dall’albero ossuto a destra. Da segnalare infine l’illuminazione serale, quasi da ora blu.

Una fotografia da gustare in giusto silenzio. Un’opera che illustra la buona fotografia può nascere in qualsiasi luogo, in qualsiasi ora, d’estate o d’inverno, in città o in campagna, di notte o di giorno. Importante è che essa riesca a trattenere trattenga lo sguardo di Marina, di Gianni e di Walter, e di Irene. Bene ha fatto la commissione d’esame a coronare questa fotografia con il voto di dieci e lode.

 

=== Quando in Redazione io ricevevo gli appassionati di fotografia che sollecitavano un incontro con me e mi avveniva di dover ascoltare cose come <io faccio quasi esclusivamente panorami> oppure <io mi dedico solo a foto di architettura > oppure, e peggio, <io faccio fotografia solo come documentazione dei miei viaggi> e cose consimili, respiravo profondamente e tentavo di restare <zen>. 

Io spero che ogni foto/appassionato senta l’odore buono di molte e diverse erbe del giardino ricchissimo della fotografia. Avete visto le fotografie di Ada Giorgini. Fate come lei: e pescate in acque diverse! La fotografia ha mille linguaggi e mille grafie. Cercatene molte. Farà bene alla vostra salute.

 

Ciao a tutti, Filippo Crea

 

 

 

 

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