Antonio Barbarossa. Donna Moderna? Fotocamera Vintage!

Ho la passione per la fotografia, come tante altre persone che vedo in giro per Milano con le loro macchine fotografiche del presente o del passato (devo dire, tutte belle ed interessanti).

Appassionati che incontro anche quando mi reco al negozio New Old Camera, per osservare da vicino qualche oggetto che avevo notato nella sempre qualificata proposta di usato, oppure, ad esempio, per scegliere un rullino fotografico, occasioni in cui è sempre piacevole inoltre conversare con il personale presente ascoltandone i consigli, cosa che mi aiuta molto visto quanto ho da imparare.

Tale circostanza avviene spesso anche con il Signor Ryuichi Watanabe, sempre disponibile, cortese, puntuale.
Nel negozio si respira insomma un’aria di cordialità e serietà.

Questa storia inizia appunto qui, nel negozio, con una Ashai Pentax K1000, un obiettivo 28 mm, il Signor Watanabe.

 

 

Perché io mi diverto e passo il tempo che posso dedicare alla mia passione con le fotocamere analogiche, che a me piace chiamare del passato, non perché non apprezzi la fotografia digitale, anzi, tutt’altro, vedo realizzate da persone bravissime cose meravigliose, ma perché, come dire, non ci sono arrivato, nel senso che per una serie di circostanze avevo smesso di fotografare al tempo del rullino e quando ho ripreso le mie macchine fotografiche è stato naturale ripartire da dove avevo lasciato. Sono una sorta di ramo della specie che non si è evoluta, ma non perché disdegni il presente, semplicemente perché, ripeto, non ci sono arrivato.

Per la teoria di Darwin dovrei essere già estinto.

Ma sciocchezze a parte, le cose sono andate proprio così.

Mi piace inoltre fotografare le persone, come dicevo ho davvero tanto da imparare, ma quando guardo la persona da dietro l’obiettivo e sento che quella inquadratura in effetti sembra realmente poterla rappresentare, sono contento, sale come una sorta di felicità mentre, come ben sapete, penso alla luce, ai tempi, ai diaframmi, al quadro in cui inserire l’immagine.

Eppure accade che tutto diventa bello e semplice se mi concentro sulla persona, se provo, appunto, a leggerla.
Il resto, salvo qualche banale e come tante volte mi ripeto, evitabilissimo errore, viene da sé.

Con l’Asahi Pentax K1000, una macchina fotografica semplice ed essenziale, ma proprio per questo per me deliziosa, il 28 mm e un rullino Ilford Ortho plus 80 (B&W), incontro un mio amico, l’imprenditore Michele Cascavilla, che mi parla di un nuovo progetto, una nuova impresa, di virtuale che diviene reale, di uso delle immagini, della fotografia di strada, di nuovi modi e spazi per far comunicare le persone.

Insomma mentre ascolto e l’osservo vedo quella sua aria sognante, la macchina è sul tavolo, decido di scattargli una fotografia.

Siamo al chiuso, è però una bella giornata e la luce penetra nel locale da una grande finestra, forse basta, ma ho il 28mm! Il Signor Watanabe mi aveva fatto notare l’esigenza di ambientare i ritratti con questa ottica, ma l’attimo mi sembra adatto, osservo, predispongo velocemente la macchina, inquadro e scatto.

Il tempo che occorre per completare il rullino, avere le stampe e quindi poter vedere le fotografie lo sento anch’io, abituato al telefono con la sua possibilità di mostrarti subito cosa hai realizzato attraverso la telecamera.

La foto piace al mio amico, e devo dire molto anche a me, gliela regalo proprio volentieri.

Passa del tempo, un giorno il mio amico mi chiama per chiedermi se non ho nulla in contrario all’utilizzo della fotografia nell’ambito di un articolo che la rivista Donna Moderna sta scrivendo su di lui.

 

 

A parte il mio stupore, e credetemi, anche un po’ di imbarazzo, la cosa comunque mi fa piacere, penso che a tanti appassionati di fotografia una circostanza del genere possa solo far piacere.

Poi mi viene da ridere.

Lui mi chiede: «La foto ce l’hai tu? Se ti do l’indirizzo mail della redazione puoi inviarla il più presto possibile in alta risoluzione?»

Rispondo: «Ma la fotografia veramente ce l’hai tu, quindi devi darla materialmente tu alla redazione, per farne fare una copia? Ehm… Scansione?»

Rido ancora, dico al mio amico che sicuramente dovranno farne una scansione e se non dovesse andare bene posso fargli avere eventualmente il negativo.

Alla fine, il reale si fa virtuale.

Può avere senso quindi scattare oggi una fotografia su pellicola per esigenze lavorative?

Credo, confortatemi anche voi, proprio di no.

Però la fotografia su carta un senso continua a trasmetterlo ancora, e pur se oggetto di trasformazione in digitale, emana, per tanti motivi, quel gusto del passato, quel tratto e tocco vintage che, è innegabile, affascina.

Sicuramente un bravo fotografo con una buona macchina digitale può fare la stessa cosa, se non addirittura molto di meglio, ma qui, come detto in precedenza, non è mia intenzione fare confronti, peraltro non ha proprio senso, volevo solo raccontare la mia esperienza, di come strumenti del passato, se si tratta di oggetti curati e il cui buon funzionamento è garantito, possono realizzare ancora oggi delle belle cose, dando tanta soddisfazione a chi ne fa uso e alla fine, perché no, finire anche in copertina!

 

Antonio Barbarossa

 

 

© Antonio Barbarossa. Michele Cascavilla.

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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