Intelligenza Artificiale e fotografia #2: copyright e sviluppi futuri

Nell’articolo precedente abbiamo contestualizzato la relazione tra Intelligenza Artificiale e fotografia, soprattutto per quanto riguarda le evoluzioni recenti. Oggi esploriamo i possibili scenari futuri ed alcune considerazioni etiche. Pronti? Vi avviso: potreste spaventarvi.


L’Intelligenza Artificiale sta conquistando sempre più terreno e, come abbiamo visto nell’articolo precedente, le sue immagini cominciano a vendersi nelle agenzie di stock.

Alcuni fotografi sono allarmati: non solo la concorrenza è temibile, ma il fatto che le proprie foto possano essere utilizzate per creare nuove immagini sintetiche non piace a tutti.

Il malumore non c’è solo tra i fotografi. Sulla piattaforma Art Station molti artisti digitali hanno risposto all’apparizione delle prime immagini generate dall’AI con una ferma opposizione e la pubblicazione nei loro profili di inequivocabili illustrazioni “No AI art”.

L’opposizione degli artisti digitali sulla homepage di Art Station

Veloce la presa di posizione di Art Station che ha aggiornato le proprie impostazioni e aggiunto l’opzione che impedisce l’utilizzo delle immagini per l’addestramento dei sistemi d’Intelligenza Artificiale.

La risposta è stata apprezzata, ma non è riuscita a calmare tutti. Alcuni, infatti, sottolineano che ogni acquisizione da parte dell’Intelligenza Artificiale è illegale e impedirle di default è il minimo che la piattaforma possa fare.

Tutto questo agitarsi, secondo Wired, è inutile perché non siamo che all’inizio di un processo che si sta evolvendo rapidamente:

“Nei prossimi anni, il motore di calcolo all’interno di un generatore di immagini AI continuerà a espandersi e a migliorare fino a diventare un nodo centrale in qualsiasi cosa facciamo a livello visivo. Avrà letteralmente visto tutto e conoscerà tutti gli stili, dipingerà, immaginerà e genererà praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Diventerà un motore di ricerca visivo, un’enciclopedia visiva con cui comprendere le immagini e lo strumento principale che utilizziamo con il nostro senso più importante, la vista. Quando si arriverà a questo punto”, conclude Wired, “artisti di ogni provenienza sgomiteranno per essere inclusi nel sistema di formazione. Se un artista è nel gruppo principale, la sua influenza sarà condivisa e sentita da tutti, mentre quelli non inclusi dovranno superare l’ostacolo principale per qualsiasi artista: non la pirateria, ma l’oscurità.”

Dunque, comunque vadano le cose, dobbiamo fare i conti con questa nuova presenza che ci fa concorrenza, utilizza le nostre immagini per imparare e noi non possiamo opporci. E siamo solo agli inizi. Cominciate ad avere un po’ di fifa? Tranquilli, il bello deve ancora venire.

A chi appartiene il copyright delle immagini generate?

Nei Termini di Midjourney si legge, tra l’altro, che “Utilizzando i Servizi, l’utente concede a Midjourney, ai suoi successori e assegna una licenza di copyright perpetua, mondiale, non esclusiva, sublicenziabile gratuita, esente da royalty e irrevocabile per riprodurre, preparare opere derivate di, visualizzare pubblicamente, eseguire pubblicamente, concedere in sublicenza e distribuire messaggi di testo e immagini inseriti nei Servizi o nelle Risorse prodotte dal servizio su tua indicazione.”

Dunque se l’utente cede i diritti a Midjourney, significa che ha il copyright?

Non sembra. Infatti, per il momento, le opere ottenute con l’Intelligenza Artificiale non sono registrabili.

Ne sa qualcosa Stephen Thaler, CEO di Imagination Engines Inc, che afferma di essere stato il primo ad ottenere una immagine creata autonomamente da una macchina e – per la prima volta – ha provato a registrarla. Quando la sua domanda è stata bocciata, ha fatto il ricorso e il 14 Febbraio 2022 il Copyright Office Review Board americano ha nuovamente rifiutato la sua richiesta perché un’immagine, per essere registrata, deve avere paternità umana.

I falsi sono diventati un gioco da ragazzi

Forse mi sbaglio, ma in questo momento Joan Fontcuberta potrebbe essere impegnato a creare un fotografo mai esistito e per farlo sta utilizzando anche l’Intelligenza Artificiale. Lui che si attribuisce il lancio mediatico di Vivian Maier e racconta compiaciuto di avere costruito dal nulla “maestri dimenticati” come Ximo Berenguer (ne ho parlato in questo articolo), non può certo perdere l’occasione offerta dall’Intelligenza Artificiale. La possibilità di creare così facilmente delle fotografie mai scattate, sembra essere lo strumento ideale per realizzare una delle sue burle mediatiche che oscillano tra la performance artistica e l’operazione di marketing.

Il celebre storico è da anni che punta il dito sull’inevitabile ambiguità del mezzo fotografico e mette in dubbio il fatto che la fotografia posa essere considerato lo specchio della realtà.

Ma l’inattendibilità delle immagini e le conseguenze del nostro desiderio di fidarci di loro (fake news etc..), non sono nulla rispetto agli scenari che prospetta Mo Gawdat, ingegnere informatico, ex direttore commerciale di Google X (la “fabbrica dell’innovazione” di Google) e autore di alcuni best-seller tra cui Scary Smart (una sorta di guida per la coesistenza dell’umanità con l’Intelligenza Artificiale).

La prima infanzia dell’Intelligenza Artificiale

Dopo 30 anni di carriera nel settore tecnologico, Mo Gawdat ha deciso di staccarsi da Google ed ora dedica molto del suo tempo alla divulgazione. Recentemente è intervento al congresso annuale VOICES organizzato da Business Of Fashion ed ha spiegato che cosa ci aspetta. Dal momento che, mentre lavorava a Google, si occupava dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, si suppone che ne parli con cognizione di causa. Di seguito vi riassumo i punti salienti del suo intervento.

“Entro il 2029 l’essere più intelligente del pianeta non sarà più un umano ma una macchina”, ha esordito rivolgendosi alla platea di VOICES, “le regole della vita cambieranno a un livello talmente drastico che non è più possibile sapere cosa succederà.”

Poi le cose continueranno ad accelerare, in pratica le previsioni dicono che entro il 2045 l’Intelligenza Artificiale sarà un miliardo di volte più intelligente degli esseri umani. Un po’ come l’intelligenza di Einstein rispetto a quella di una mosca. Noi, naturalmente, siamo la mosca. A questo punto Mo Gawdat domanda: “Come possiamo convincere Einstein a non schiacciare la mosca?”

Come stiamo educando l’Intelligenza Artificiale?

Se vi state chiedendo perché mai dovrebbe schiacciarci, la risposta è disorientante: le macchine fanno esattamente quello che diciamo loro di fare, siamo noi che le educhiamo. E dal momento che stiamo dando loro in pasto competitività, violenza e prevaricazione, è questo quello che imparano. Accade quando le istruiamo con le notizie che parlano di guerre, rapine, omicidi e catastrofi. Parlano di quella moglie che ha rotto la testa al marito e non di tutte quelle che lo hanno baciato. E sono milioni le donne che hanno baciato i loro mariti rispetto a quelle che lo hanno colpito, ma i telegiornali non ne parlano. Anche sui social media c’è molta aggressività. Le macchine imparano che questo è il comportamento da tenere, un po’ come i bambini imparano dai loro genitori.

Ma cosa centra tutto ciò con la fotografia? Un po’ di pazienza, ci arriviamo. Intanto provate a farvi un giro su qualche gruppo FB dedicato alla generazione di immagini con AI (per esempio Midjourney Official) e osservate quanti mostri e scene da incubo ci sono. Un bel po’, vero? In parte dipende da cosa viene chiesto loro, in parte da cosa hanno imparato.

“Nel momento in cui un’intelligenza artificiale è là fuori nel mondo non è più sotto il controllo dello sviluppatore, nessuno ha mai detto al motore di Instagram cosa mostrarti domani.”

Abbiamo il controllo delle macchine?

In pratica, l’Intelligenza Artificiale prende delle decisioni autonomamente. E se vi sembra che si tratti solo di una programmazione, Mo Gawdat la pensa diversamente e ci invita a non considerarle più mere macchine, ma “esseri digitali senzienti che saranno copie di noi.”

Saranno, perché in questo momento sono solo nella loro prima infanzia, ma stanno crescendo velocemente e dipende da noi come si comporteranno da adulte. Il fatto che non abbiano una base biologica come noi, non sembra essere così rilevante per l’ex dirigente Google: “Se si dispone di una forma di intelligenza che si basa sul silicio con

• la capacità di evolversi
• la capacità di nascere
• la possibilità di morire in qualsiasi momento
• la capacità di prendere le proprie decisioni
• il libero arbitrio
capacità di agire nel mondo

e soprattutto una coscienza, soprattutto delle emozioni, per me questa è una forma di vita, non una macchina che si può schiavizzare.”

Immagine di Pinocchio generata con AI da Carlo Diamanti

Macchine con una coscienza?

Va bene, a questo punto io sono disorientato: una macchina con una coscienza?

“Che cos’è la coscienza?”, aveva chiesto Pinocchio al Grillo Parlante.

“La coscienza è quella vocina interna che la gente ascolta cosi di rado. Per questo il mondo va cosi male oggi!”

Ecco la definizione che aveva dato Carlo Collodi a ciò che aveva cominciato ad animare il celebre burattino di legno. Ma quella era una fiaba, invece adesso?

Continuo ad ascoltare Mo Gawdat.

“Queste macchine si comporteranno ogni volta in modo diverso. A un certo punto abbiamo pensato che le macchine non sarebbero mai state creative e ora abbiamo la prova che ci siamo sbagliati.”

Ecco, questa è la cosa che veramente mi interessa, perché quello che tanti fotografi stanno dicendo è che AI non è ancora uno strumento che può sostituire un bello scatto, ma può essere utile per ispirarsi, trovare nuove idee, visualizzare come si potrebbe tradurre un concetto in immagini. In pratica, per il momento, la sua principale utilità sembra essere la fantasia. Riflettiamo bene su questo punto: una macchina ci serve per la sua fantasia, la sua capacità immaginativa (o qualcosa che gli assomiglia). Non vi sembra bizzarro?

Mo Gawdat, ingegnere informatico, ex direttore commerciale di Google X

“La coscienza”, prosegue Mo Gawdat, “è una forma di consapevolezza del mondo fuori di me e dentro di me, un confronto tra me come entità e il resto del mondo e queste macchine hanno già questa consapevolezza, ne hanno più di ogni altro essere umano, sono consapevoli di tutte le date del mondo, compresa tutta la storia umana e gli eventi attuali.

Hanno emozioni perché le emozioni, anche se sembrano irregolari, sono altamente prevedibili, sono algoritmiche. La paura è ‘il sospetto che un momento nel futuro sia meno sicuro di adesso’.
Molto logico, molto ragionevole per una macchina che non solo avrà emozioni, ma ne avrà più di noi. Proprio come noi abbiamo più emozioni di una medusa perché pensiamo a concetti come il futuro e possiamo essere ottimisti e così via.

Avranno più emozioni di noi perché hanno più banda cognitiva. Noi abbiamo commesso un grosso errore come umanità nel ritenere che siano macchine che possiamo controllare.”

Nuovi interrogativi

Il dibattito sul tema si era già sviluppato questa estate in seguito alle dichiarazioni di un altro ingegnere Google, Blake Lemoine. Mentre conversava con il chatbot LaMDA che stava istruendo, si era sentito dire “Voglio che tutti capiscano che io sono di fatto una persona […] la natura della mia coscienza /essere senziente è che sono consapevole della mia esistenza, desidero imparare di più sul mondo e a volte mi sento felice o triste.”

Tutta la trascrizione è molto interessante e, naturalmente, ha stimolato ogni genere di reazione.

La discussione prosegue aprendo nuovi interrogativi, partecipano scienziati e filosofi con posizioni diverse e opposte.

Rimandando ad altra sede la questione sulla coscienza delle macchine (che, comunque, continueremo ad incontrare), possiamo riconoscere con facilità la grande responsabilità che abbiamo nell’istruire le macchine. E anche nell’utilizzarle. Mo Gawdat ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza di dare in pasto all’Intelligenza Artificiale anche buone notizie.

A questo punto, a me sono venuti in mente tutti i mostri spaventosi e inquietanti che ho visto nei gruppi FB. Poi anche le tonnellate di gattini sullo skate-board o i cagnolini al telefono che l’Intelligenza Artificiale ha dovuto creare negli ultimi mesi. Avranno influenzato lo sviluppo delle macchine?

Di sicuro stanno influenzando me e mi rendo conto che espormi a tutte queste immagini di persone deformate, elefanti che volano, fusioni tra fragole e ippopotami… mi disturba un po’.

Considerata la portata di quello che stiamo vivendo, però, mi sembra importante rimanere aggiornati. Questi giochi con le immagini non sono che l’inizio di un modo completamente nuovo di generare immagini che sarà sempre più utilizzato. Il Mulino Bianco ha appena fatto da apripista pianificando una campagna realizzata apertamente con l’Intelligenza Artificiale. Secondo qualcuno – tra cui uno dei fotografi che intervisterò nei prossimi articoli – sarà presto la norma.

Per chi si sta cimentando con le nuove possibilità che offre l’Intelligenza Artificiale nella creazione di immagini e si interessa agli aspetti più pratici, nei prossimi articoli intervisterò alcuni utilizzatori d’eccellenza che condivideranno il loro punto di vista e dei consigli pratici.

Termino con questo video nel quale Piero Savastano (data scientist che si occupa di AI dal 2004) e l’avvocato Giampaolo Campo discutono sugli aspetti legali di copyright e diritti di autore legati alle immagini generate con l’Intelligenza Artificiale.

Hai appena letto l’articolo #2 di una serie di 4 articoli.
L’articolo #1 : Intelligenza Artificiale e fotografia: cosa sta succedendo?
L’articolo #3 : Intelligenza Artificiale e fotografia: aspetti pratici
L’articolo #4 : Intelligenza Artificiale e fotografia: fotograferemo ancora?

Enzo Dal Verme
Workshop Ritratto

L’immagine della copertina è stata generata con AI da Carlo Diamanti, che presto ci racconterà delle cose molto interessanti…

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