Stefano Michelin. Ritratti di persone

HYA e #shootingtheartist

 

Non ricordo esattamente il giorno ma il contesto sì.

All’epoca, torniamo indietro di parecchi anni, collaboravo con una casa editrice e non di rado si era in giro per eventi, dal Friuli alla Sicilia, dal Molise al Trentino. Soldi non ce n’erano molti. In certi casi, quello che era il budget per il viaggio doveva servire in realtà anche a dormire e mangiare e quindi l’economia quotidiana era stringata all’osso.

Gli eventi erano di carattere sportivo e ciò che ci si aspettava erano fotografie degli atleti in gara. Non posso dire che non mi piacesse fare quelle foto ma sentivo che mancava qualcosa. Aspettavo il loro ingresso, il momento giusto in cui la performance raggiungeva il suo apice, facevo una bella raffica e grosso modo era finita lì.

Certo, a vedere le immagini di certi “mostri” che lavorano oggi in ambito sportivo c’è da rimanere ammutoliti per come sono capaci di cogliere attimi di millesimi di secondo o come sanno raccontare un momento con una inquadratura suggestiva. E’ un genere difficile e che richiede una attrezzatura ed una abilità al top ma non erano queste mie mancanze a non farmi sentire soddisfatto e appagato.

Non sentivo il “richiamo”, non c’era nessuna sirena che cantava e alla quale non riuscivo a resistere. Non c’era, in quei frangenti, quel qualcosa che mi faceva battere il cuore, che mi faceva trattenere il respiro.

Le emozioni arrivavano lontane dalle zone delle competizioni, nell’area riscaldamento ad esempio o nel dopo-gara ma anche quando eri al bar o in pizzeria e uno di quegli atleti, che finora avevi visto solo sulle riviste o in rete, entrava e si sedeva vicino a te, facendoti solo un cenno con la testa in segno di saluto.

Cercavo quello. L’uomo, la donna, il ragazzo, la fanciulla prodigio ma per ciò che erano e non per ciò che mostravano in pubblico durante le competizioni.

Il Ritratto in Fotografia può essere tante cose. Può essere il bello di una persona, il brutto oppure una rappresentazione o una maschera. Col Ritratto (e non devo certo essere io a dirlo) si parla del soggetto in maniera chiara, diretta, con un taglio preciso, lo si racconta.

 

© Stefano Michelin. Beppe Severgnini – giornalista e scrittore

 

La fotografia corporate, per dirne una, ne è un esempio lampante. In un click si deve lanciare un messaggio ad un pubblico definito. Sotto l’immagine che si vuole dare però, c’è molta più emozione, più umanità ed è meraviglioso andare ad indagare nel profondo delle persone per guardarle dentro o, forse, è meglio dire per guardarle da dentro.

La conoscenza col fotografo Damiano Andreotti, incontrato la prima volta anni fa ad una presentazione organizzata da Nikon, ha affilato questo pensiero e mi ha mostrato la strada di quello che in realtà stavo cercando. Damiamo ha firmato importanti campagne pubblicitarie ma sta conducendo anche vari progetti personali di enorme spessore. E’ un grande della fotografia ma anche una persona amichevole e genuina. La distanza professionale che mi separa è immensa naturalmente ma quel modo di intendere il Ritratto è stato paurosamente illuminante per un piccolo come me e a Damiano non posso che essere molto riconoscente.

“La persone che c’è dietro” è diventato il leitmotiv di un certo tipo di fotografia e di ricerca fotografia.

 

© Stefano Michelin. Ferdinando Scianna – fotografo

 

Questo è tutt’altro che facile perché, in fondo, una posa la si assume sempre, anche involontariamente. Se poi la persona in questione gode già di una certa notorietà, allora può essere che si presti a mostrare la sua parte migliore o che “reciti” nel ruolo del soggetto e questo è ciò che provo a scardinare.

In quei minuti, talvolta secondi, che si hanno a disposizione, provo a prendere il soggetto in leggero contropiede per farlo reagire in maniera lievemente inaspettata. Può essere che non fotografo quando se lo aspetta, facendogli “cadere” la posa, oppure, con la scusa di fare scatti di prova, gli dico di rilassarsi e che sto facendo un test luci.

Si aprono così brevissimi istanti in cui si sente che non ci sono più barriere, né culturali, né sociali, né di popolarità, tra fotografante e fotografato, dove neppure i vetri delle ottiche o del mirino separano alcunché.

 

© Stefano Michelin. Martina Maggio – ginnasta nazionale italiana

 

Con questo approccio è partito prima il progetto #shootingtheartist, una gallery di personaggi legati al mondo dell’arte, dalla pittura alla musica alla fotografia, è che poi si è allargato (e si continuerà ad allargare) anche in altri contesti sotto il titolo comune di HYA”, acronimo di “here you are” ossia “eccoti”, parola che racchiude stupore e soddisfazione quando il fotografo riesce a “trovare” l’individuo che si cela dietro la sua immagine e ne coglie gli aspetti più personali (o almeno ci prova).

 

© Stefano Michelin. Jennifer Vargas – cantante

 

Tra gli altri, ho avuto così modo di ritrarre il giornalista e scrittore Beppe Severgnini, il grande maestro Ferdinando Scianna, la campionessa di ginnastica e atleta della nazionale Martina Maggio, la cantante Jennifer Vargas, Alvaro Castagnet, maestro acquarellista tra i più quotati a livello internazionale o il maestro pianista e compositore Vincenzo Parisi. Nel mirino cadevano titoli e riconoscimenti, premi e notorietà così come la distanza del non conoscersi o talvolta del parlare una lingua diversa.

 

© Stefano Michelin. Arianna Talamona – nazionale nuoto paralimpico

 

La fotografia è un lavoro ma anche un viaggio. Non vorrei risultare retorico o filosofico ma sotto certi aspetti ci si sente come degli esploratori che, anno dopo anno, scoprono terre nuove che celano segreti e che ogni volta regalano qualcosa di nuovo ed inaspettato. Se così davvero è, mi auguro che questo viaggio non finisca mai.

 

Stefano Michelin

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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