Roberto Rosso. La Memoria del Movimento

Roberto Rosso nasce a Varallo Sesia nel 1956.

La formazione culturale, dopo il conseguimento della maturità al Liceo Artistico, prosegue con gli studi di Architettura, realizzati presso il Politecnico di Milano, integrati a quelli di Scenografia, disciplina con cui otterrà il diploma all’Accademia di Belle Arti A.C.M.E di Novara. L’attività di fotografo lo impegna in ambito culturale, in particolare nella riproduzione di
Beni Artistici, collaborando con le Soprintendenze, i Restauratori, la Riserva del Sacro Monte di Varallo, le Case Editrici, tra le quali l’Istituto Geografico De Agostini, per il quale ha eseguito diversi reportage di Architettura e di Geografia.

Contemporaneamente sviluppa il lavoro nel campo della pubblicità, partecipando a
 numerose campagne di comunicazione pianificate da diversi gruppi industriali di rilievo internazionale, del settore editoria, moda, design. Espone i suoi lavori di fotografia in diverse mostre d’arte contemporanea. Un approfondito studio della scansione digitale e la conoscenza dei programmi di manipolazione delle immagini, gli consentono di operare nel settore del restauro virtuale, ottenendo ampi riconoscimenti e risultati di singolare interesse.

Affascinato dalla dinamica del movimento, indaga la relazione spazio-tempo, escogitando meccanismi e tecniche d’innovazione nella formulazione di nuovi contenuti ed estetiche delle forme riprese. L’interesse per il rapporto tra musica e immagine, lo spinge a estendere le sue ricerche intorno allo spazio tridimensionale, ampliando gli studi sulla scenografia nell’intento di elaborare l’allestimento innovativo di un futuro teatro multimediale.

Attualmente è:

Titolare della Cattedra di Fotografia all’Accademia Di Belle Arti Di Brera, Milano,

Titolare del Corso di Fotografia per Beni Culturali alla Scuola di Restauro di Brera

Direttore del Master in Fotografia in Brera

 

© Roberto Rosso. La memoria del movimento

 

La Memoria del Movimento

E’ il percorso di quattro bottiglie, che girando attorno all’asse della composizione, lasciano registrare la memoria del loro movimento, producendo così una nuova forma, che non esiste nella realtà delle cose, ma è esistita nella realtà del tempo e fotografabile solo attraverso la scansione digitale. Le curve generate dal rapporto spazio-tempo, sono curve geometricamente perfette, poiché generate da un movimento fluido e costante, pertanto, contengono un’armonia che s’impone sulla forma in se. Il risultato non prevede nessuna possibile soluzione in post-produzione, pertanto ciò che si ottiene, è una reale fotografia non manipolata in nessuna sua forma. Fotografare il rapporto tempo-materia nello spazio, non produce un risultato creativo, non è qualcosa che nasce dalla fantasia dell’uomo, è “solo” la documentazione della natura delle cose di questo mondo, osservate con occhi diversi, o meglio attraverso le tecnologie contemporanee, che per loro natura, possono rappresentare molte più cose di quante ne conosciamo concretamente, come in questo caso può fare la fotografia digitale.

Generata così una forma virtuale, ma che rappresenta un processo assolutamente naturale, sottoponiamo la stessa ad un altro processo naturale, ma che dobbiamo fare necessariamente virtualmente, proprio perché il soggetto di partenza non esiste concretamente. L’anamorfosi prospettica, processo naturale che mescola la psicologia alla geometria è una tecnica conosciuta da secoli e usata dai grandi pittori dal XV secolo in poi, consiste nel deformare un determinato corpo attraverso prospettive modificate, producendo in tal modo una nuova immagine, che presenta alla vista, deformazioni appunto anamorfiche. Nel nostro caso, l’oggetto ottenuto dal rapporto spazio-tempo, viene sottoposto ad un’anamorfosi cilindrica, cioè viene virtualmente messo di fronte ad un cilindro che ne riflette la forma, per l’appunto deformata. L’immagine così ottenuta, continua essere la rappresentazione di processi naturali e non creativi, proprio perché non sono immaginabili con la nostra fantasia. Ottenuto così un nuovo soggetto, si continua attraverso calcoli e ragionamenti, a sottoporlo in composizioni complesse e precedentemente ordinate, affinchè la nostra intelligenza visiva, possa intravvedere nel risultato qualcosa di conosciuto.

La lettura di queste immagini deve pertanto avvenire conoscendone il proprio processo evolutivo, al fine di non confonderla con generiche manipolazioni fantasiose, generate senza alcun progetto di ricerca.

 

Roberto Rosso sarà in mostra al prossimo Live di Semplicemente Fotografare.

 

 

 

https://www.semplicementefotografare.com/live-2019

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