Roberto Besana. I suoni di Vaia.

  • I suoni di Vaia
  • dal 28 aprile al 29 ottobre 2022
  • Museo degli usi e costumi della Gente Trentina – San Michele dell’Adige (TN)
  • da una idea di Claudio Lucchin
  • sonorizzazione e musica di Elisa Pisetta e Cristian Postal
  • fotografie di Roberto Besana

 

Silenziosa, consapevole tristezza.

È nelle occasioni come questa che sento con certezza che la fotografia riesce a parlare alla nostra mente, a documentare, a tenere vivo il ricordo del passato e, in modo particolare, di quanto avvenuto nell’ottobre del 2018 sulle Dolomiti e le Prealpi Venete a causa dell’uragano Vaia.

Momenti e sensazioni che ho cercato di fissare indelebilmente con le mie immagini e di presentare in questa mostra, portandoli al vostro sguardo per non dimenticare.

Le parole, a mio avviso, non hanno altrettanta forza nel dare evidenza dell’accaduto.

 

 

Solo il suono, i rumori e le immagini possono raccontarci quanta distruzione si è abbattuta sulle montagne, quanti alberi si sono adagiati dopo essere stati estirpati con violenza.

Perché la vista e l’udito sono i sensi che più velocemente raggiungono la mente e il cuore, e che ancora meglio della parola rimangono impressi nella memoria.

Ecco, la fotografia scuote il cuore, l’anima di chiunque non ha potuto vedere né vagare per i versanti e le valli, ammutolito come me, incredulo e tristemente consapevole che siamo di fronte alla necessità di comprendere e condividere quanto la scienza ci dice da tempo: l’equilibrio ambientale si sta rompendo, si accelerano i fenomeni dirompenti per la nostra incuria di una vita dispendiosa di energia, di suolo, di risorse.

 

 

Nulla di male per la natura, lei è riuscita a sopravvivere nei milioni di anni passati a catastrofi ben più grandi e continuerà a farlo in un eterno infinito che viene prima degli uomini e continuerà dopo di loro.

Non è certo questo mammifero “Homo” che ne causerà la distruzione, ma dovrebbe essere lui ad agitarsi nel considerare l’avvenimento come presagio, avvertimento per la sua esistenza futura.

Rispettare la natura è portare rispetto a noi stessi, alla nostra qualità di vita sul Pianeta Terra, in cui siamo ospiti.

Solo così l’uragano Vaia, con il suo nome di donna madre, ci servirà per rigenerarci come gli alberi che via via ricresceranno, noi migliori di prima, più consapevoli, più umani.

Roberto Besana

 

 

La “cura” dell’ambiente per abitare il mondo

La tempesta Vaia è una tragedia ambientale di grandissimo impatto emotivo, accompagnata dall’ immenso urlo di dolore di una Terra sofferente. Ma una tempesta così forte, deve per forza volerci dire qualcosa. Un messaggio che spesso non sentiamo o non vogliamo più sentire, perché è difficile decodificare o rendere esplicito un significato che sappiamo essere drammatico e molto doloroso. Il dolore di una Terra malata e di una specie umana che, abbagliata dagli effetti speciali del progresso, sembra aver perso la strada della propria evoluzione, naturale o culturale che sia.

La storia della Terra racconta della capacità dell’uomo di usare la tecnologia per produrre strumenti, necessari per fare un lavoro, trasformare il mondo e, così, accedere alla conoscenza. Abbiamo ampliato le nostre capacità fisiche usando gli utensili, e abbiamo trasferito al sapere collettivo i costi cognitivi per la risoluzione dei problemi complessi.

Ci siamo comportati in questo modo per migliaia di anni ma, ora, sembra essersi rotto qualcosa nel rapporto tra noi e la Terra o, nella umana capacità di comprenderne la complessità. Ma per affrontare e metabolizzare un disastro così grande è necessario innanzitutto ricorrere alla parola, con la quale provare a esorcizzare la paura della morte; recuperare una certa capacità d’ascolto, per risintonizzare il nostro “stile di vita” con le più naturali necessità del pianeta e, infine, tornare a una più efficace cooperazione tra tutti gli uomini, perché da soli siamo impotenti e indifesi di fronte all’entropia dell’Universo. E siamo ancora qui a chiederci se sia il caso o la necessità a guidare la nostra vita.

 

 

Ma se vogliamo affrontare, o anche solo capire, i problemi complessi e difficili di questo nostro tempo è necessario connettere tra loro tutti i cervelli possibili. Come il cervello di un fotografo di grande sensibilità come Roberto Besana, che racconta gli alberi, i boschi, la natura e la stessa tempesta con un’educazione e un punto di vista così raffinati e delicati, da evitare di annichilire la nostra fragile umanità e, di conseguenza, la nostra personale curiosità. Perché le bellissime fotografie pubblicate hanno lo scopo di riattivarla, per tornare a curiosare in quei luoghi, senza paure o titubanze, per ritrovare la “perduta via”.

E non serve più tecnologia o un navigatore satellitare migliore, ma più attenzione, curiosità, interesse, sapersi mettere in gioco e ascoltare la bellezza del mondo, per stimolare all’infinito le nostre migliori energie cognitive, in modo da comprendere, una volta per tutte, che “abitare” il mondo significa ontologicamente prendersi “cura”, dell’ambiente che ci accoglie e di tutti i viventi presenti.

Claudio Lucchin

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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