Di Renato Greco

 

Un incontro di viaggio speciale, una persona speciale in un luogo magico come Sarajevo.

Avevamo incontrato ieri Abdulah, ci aveva invitato ad entrare nella sua bottega artigiana mentre lavorava il rame, un gran sorriso e tanta voglia di raccontarci quello che stava facendo, per poi finire a trovare alcune cose in comune.

Poi con Alberto gli chiediamo di fargli delle foto e lui acconsente volentieri, ci chiede di poterle avere e mi da i suoi contatti. Usa i social, casa che ci mette da subito in contatto anche a distanza e probabilmente anche di approfondire questo incontro lasciando un canale di comunicazione anche futuro.

 

 

ƈ stato un musicista prima che scoppiasse la guerra, suonava diversi strumenti, ĆØ venuto anche in Italia per la musica, poi il periodo tragico degli anni ā€˜90 ha cambiato tutte le carte in tavola; si ĆØ reinventato lavorando il rame, ogni oggetto del suo laboratorio ĆØ un pezzo unico, complesso, fatto di tante fasi di lavorazione che da fuori nemmeno si immaginano.

 

 

Parliamo di politica, della triste condizione della Bosnia dovuta proprio alla qualitĆ  dei suoi rappresentanti, la corruzione e l’incapacitĆ  di programmare uno sviluppo con una lungimiranza adeguata e alcune similitudini drammatiche tra quello che succede ora in Europa (e in Italia) con quello che veniva fatto credere alla gente qui in Jugoslavia e che ha portato a pulizie etniche e spargimento di sangue nella guerra degli anni ā€˜90.

Non vede un miglioramento progressivo dal dopoguerra, anzi, dice che va sempre peggio.

Mi spiega anche come il conflitto abbia spostato in blocco migliaia di credenti, e che ora qui restino l’80% di musulmani, convivendo con i cristiani che non sono fuggiti, ortodossi e qualche presenza di ebrei. In circa un km si trovano le quattro chiese più importanti, dice che esistono solo altre due cittĆ  come Sarajevo, e sono Damasco e Gerusalemme.

 

 

Qui l’islam ĆØ molto tollerante comunque, in effetti non si percepisce il minimo disagio nel passaggio per strada di ā€œcostumi occidentaliā€ anche parecchio ā€œdisinibitiā€, vicino alla Moschea centrale e in alternanza con le donne velate secondo la loro dottrina.

 

Ā© Renato Greco. Abdulah

 

Sorseggiamo un caffĆØ tradizionale che ci ha servito direttamente da lui il vicino di bottega, Husein, che a sorpresa parla italiano davvero bene, essendo stato da noi per 22 anni.

Dopo un po’ si aggiungono alla chiacchierata tre ragazze, una del posto che lavora per una ONG che aiuta le donne in difficoltĆ  e che sta accompagnando due ragazze venute dall’Alabama, da quello che ho capito tramite la loro chiesa, per visitare la Bosnia.

 

Ā© Renato Greco. Abdulah

 

Si parla del più e del meno e di quello che abbiamo visto e che vedremo in questo viaggio e in altri fatti precedentemente.

La bottega diventa un salotto.

Non suona più da anni, per fare musica serve uno status mentale specifico che è venuto meno e che lo ha portato ad un cambiamento radicale, un discorso che comprendo benissimo, avendolo vissuto anche io, per ragioni ovviamente molto differenti; però sono similitudini che aumentano la nostra empatia.

 

 

Accenno ad Abdulah che vorrei fargli degli scatti che accompagnassero un po’ della sua storia come simbolo di quanto ĆØ successo qui, dei cambiamenti e di quello che mi ha raccontato sul suo passato.

Lui si mette al lavoro ed inizia a parlare di come lo svolge, sta decorando un piccolo contenitore di rame, ci vorranno diverse fasi, dopo aver eseguito il disegno dovrĆ  sciogliere il piombo che gli ha colato dentro per poterlo martellare, e poi fare il bagno di pulizia e proseguire nei trattamenti; sei, sette, fino a tredici o quattordici fasi per lavorare ogni singolo oggetto che espone.

Parole che racchiudono la passione e che condensano quella che ĆØ la propria pulsione artistica in un lavoro.

Un incontro di viaggio che in pochissimo tempo va in profonditĆ , cose che succedono solo in pochi posti del mondo e che sembrano quasi impossibili nelle attuali metropoli occidentali, vittime della frenesia e della routine quotidiana, dove il tempo di tessere un rapporto sociale si ĆØ ormai perso, incasellato nella tabella di marcia dei propri impegni.

Grazie della lezione di vita Abdulah, e a rivederci presto spero.

 

Renato Greco sarĆ  in mostra al prossimo Live di Semplicemente Fotografare.

 

 

https://www.semplicementefotografare.com/live-2019

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