Johnny Garcea. La Fotografia è maleducata?

La Fotografia è maleducata? Su è incapaci di relazionarci con le immagini e con chi fotografa?

Voi come la guardate una fotografia? Con quali occhi la osservate?

di Johnny Garcea

 

Si parla tanto di “come fare” una fotografia, ma vi siete mai chiesti come guardarla? Ebbene, io non ho la risposta.
 Questa non è una lezione, né tantomeno voglio parlare di “tecnica”, è semplicemente la voglia di approfondire un tema che mi ha sempre infastidito, come un sassolino nella scarpa quando stai andando spedito ad un appuntamento e sei leggermente in ritardo, ovviamente tutto ciò che scrivo è solo un mio pensiero e chiunque voglia dare il proprio contributo può farlo liberamente.

Da quando sono iscritto sui social, ho capito di essere entrato in un mondo spietato di critici d’arte, fotografi professionisti e amatoriali, accettando il fatto che qualsiasi cosa io avessi pubblicato, sarebbe stata messa in discussione da chiunque, d’altronde quando fai una mostra con i tuoi lavori, il risultato è identico e ti metti in gioco al 100%.

 

 

Avete mai provato ad immedesimarvi in quello che avete di fronte? Avete mai provato ad “assaporare” ciò che state guardando, senza per forza doverlo criticare ferocemente? Tutti fotografano, si è sempre fotografato, mi ricordo le care “usa e getta” che mi hanno portato alla memoria persone che avevo dimenticato, mi hanno permesso di vedere luoghi sconosciuti grazie ai viaggi del famoso “zio d’America”, che andava in giro per il mondo per lavoro o per vacanza, portando a casa quelle foto che ci permettevano di restare attorno ad una tavola mangiando e ascoltando aneddoti da luoghi lontani. Quante fotografie dopo lo sviluppo andavano buttate perché inservibili, quante invece anche se “imperfette”, restavano in una scatola in attesa di essere rispolverate.  Non c’era tutta questa smania di criticare, si guardavano e basta.
 Una volta la fotografia era uno dei motivi per riunire la famiglia, almeno a casa mia. 
Tutti facevamo fotografie e ci si divertiva.
 Oggi parlo però della maleducazione in fotografia, della maleducazione degli addetti ai lavori e di chi vorrebbe ma non può, di quelli che sanno fare ma con le foto altrui.

 

“LA FOTOGRAFIA È L’ATTIMO (IMPERFETTO) CHE TI PERMETTE DI RICORDARE”.

Questo è quello in cui credo, perché che sia sfocata, mossa, rumorosa, la fotografia è “memoria”.

Una fotografia non è altro che il punto di vista di chi l’ha scattata.

Una fotografia resta una fotografia, la puoi solo osservare, potrà piacerti o meno ciò che vedrai, ma sarà un tuo giudizio, senza possibilità di cambiare ciò che starai guardando perché è già accaduto, ed è stato visto da altri, tu non c’eri in quel momento, ma hai la possibilità, comunque, di vedere un evento, un luogo, in cui qualcun altro era presente.

 

© Johnny Garcea. Metropolitana di Milano, “mamma con figlia”

 


“IO L’AVREI FATTA COSÌ”!

Perché io dovrei dare importanza a chi non tratta con il dovuto rispetto il mio punto di vista?
Cosa si vuole insegnare a chi vuole fare fotografia? Quello che mi sta facendo riflettere è la “maleducazione”, purtroppo, amplificata dai social. Mi è capitato di avere a che fare con critici e fotografi nervosetti che dall’alto del loro piedistallo si sono permessi, durante una lettura portfolio, di rispondere in maniera offensiva senza neanche vedere il lavoro in questione.

Con “maleducazione fotografica”, intendo la poca capacità di aprire una disquisizione, senza replicare con toni irrispettosi, con maleducazione fotografica intendo quella smania di voler modificare una foto perché secondo te “così sarebbe meglio”.

La “maleducazione fotografica” è quando un fotografo autoproclama una sua foto “capolavoro”, è quando ti offrono una collaborazione pagata con visibilità, quando va bene, o addirittura “a gratis” come si suol dire. 
La “maleducazione fotografica” è utilizzare un’immagine senza il permesso del diretto interessato.

Da un “addetto ai lavori”, mi aspetto di più che un semplice “FALLO TU” ad un commento sui social, mi aspetto qualcosa di costruttivo, mi aspetto che chi ne sa più di me, non  diventi permaloso e che non si senta attaccato. Cosa mi puoi insegnare con un “FALLO TU”. Che credibilità può avere un “FALLO TU”. 
Fare fotografia non è solo premere un pulsante, sistemare le luci, cercare la posa giusta, la fotografia è empatia.

 

 

Un giorno rispondo ad un annuncio, cercavano fotografi per eventi e concerti, mando il mio portfolio, mi presento, attendo la risposta che non tarda ad arrivare, molto seccati mi rispondono che per fare il fotografo in quel campo non basta saper fotografare, ma bisogna avere una buona cultura musicale per scrivere gli articoli e fare delle recensioni. Fino a qui tutto giusto, peccato che non mi hanno fatto nessuna domanda in merito, non sapevano chi fossi e che preparazione avessi sull’argomento.

Infine come ciliegina sulla torta, il pagamento sarebbe avvenuto con cd, vinili e vari buoni spesa. Non c’è altro da dire.
 Perché dovrei mettere a disposizione il mio tempo, la mia eventuale partita iva per essere pagato con scambio merce.

Perché dovrei far valutare un mio lavoro da un critico che non ha voglia di reggere un discorso e che magari rischia di diventare offensivo.
 Ponetevi educatamente nei confronti di una fotografia, non perdete tempo a cercare il pelo nell’uovo, cercate di capire cosa vuole dirvi chi ha scattato quella foto ed evitate di diventare critici nervosi.

Con una mia fotografia non ti obbligo ad accettare ciò vedi, semplicemente ti sto fornendo una chiave di lettura a cui tu, magari, non avevi pensato, automaticamente non ti chiedo di cambiare il tuo punto di vista, ma semplicemente di rifletterci su. 
Se non riesci a resistere all’impulso di voler modificare la foto che vedi perché “io l’avrei fatta così”, probabilmente non hai mai esposto dei tuoi lavori e forse mai lo farai.

Fate fotografie, stampate fotografie, divertitevi con la fotografia e soprattutto cercate chi vi può dare una mano a crescere, non quelli che vi diranno cambia mestiere, non ostinatevi con chi non ha tempo di rispondervi, saranno troppo impegnati ad aspettare la foto artistica adatta al loro ego.

 

Johnny Garcea

 

© Johnny Garcea. Da un progetto incompiuto 2020

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

One Comment

  1. Renato Brugnola Reply

    Buongiorno, mi permetto di commentare le considerazioni di Johnny Garcea non foss’altro per alcuni fastidiosi sassolini che anch’io mi ritrovo nella scarpa. Le mie considerazioni attengono alla fotografia in generale e a quella incontenibile, irrefrenabile e ineludibile tensione che ci porta, nessuno escluso, a formulare criticamente un giudizio (personale) su ciò che osserviamo e, indirettamente, su chi ne vanta la paternità.
    Concordo sulla diffusa “maleducazione” ma questa credo sia da ascrivere ad atteggiamenti caratteriali e comportamentali di colui che la esprime.
    Ma veniamo al sassolino. Chi può autoproclamarsi fotografo? I tempi in cui la fotografia sapeva di intimità, nostalgia o anche socialità, come ricorda Johnny, sono ormai passati da svariati anni. Oggi la fotografia il più delle volte non è più strumento per soddisfare sé stessi o per alimentare una conoscenza ma per cercare il consenso e il compiacimento di altri e i social alimentano questo atteggiamento. E’ inevitabile allora che si esprimano, a torto o a ragione, dei giudizi.
    Io non nascondo la mia difficoltà osservando una fotografia ad immedesimarmi nel suo autore, a cogliere la chiave di lettura o a decifrare cosa volesse dire (non certo a me) chi ha scattato quella foto. A mio avviso sono tutte fantasiose menate tese a giustificare gli altrettanti fantasiosi “progetti” che oggi vanno molto di moda. Purtroppo devo prendere atto che le stesse case costruttrici delle nostre amate macchine da scatto continuo non lesinano di certo nell’alimentare questo stato di cose con i loro “challenge” a tema come “unexpected” o “famolo strano”. Tutti noi, compresi i fotografi, ce ne dobbiamo fare una ragione: la fotografia è di tutti, di tutti coloro che hanno la possibilità di immortalare un istante di vita. Questa forma di espressione non è di esclusivo appannaggio dei fotografi a meno di non considerarci tutti fotografi. Il giudizio può essere solo di natura estetica: piace o non piace, punto.
    Salvo qualche eccezione (e mi riferisco per lo più alla fotografia di informazione), tutto il resto ha solo valore estetico. Questo è il mio personale punto di vista.
    L’educazione allora prima di tutto ma sarebbe anche ora che si accetti il fatto che la fotografia è un mondo aperto, libero, soggettivo che non può essere imbrigliato da regole auto-referenziali, regole guarda caso dettate da chi si proclama “fotografo”.

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