Giancarlo Cazzin.Leggere la fotografia

Leggere la fotografia

Di Giancarlo Cazzin

Articolo di: Anna Negrini

 

 

Anche la fotografia, così come la scrittura di romanzi o la composizione musicale, è una modalità di comunicazione: infatti, letteralmente il termine fotografia, derivante dal greco antico, significa scrittura di luce, cioè composta mediante lo spettro luminoso.

Questa parola è stata coniata da sir John Herschel per identificare l’arte di una tipologia di disegno cosiddetto photogenetic drawing.

«Ma se la fotografia è una forma di scrittura perché non utilizzarla per scrivere dei racconti, dei racconti di luce?»

Si è chiesto Giancarlo, autore dei racconti ed ideatore del libro.

 

 

Siamo, dunque, partiti da questo concetto per costruire un libro speciale, ispirato al primo libro fotografico della storia.

Esso non contiene vere e proprie immagini riprese attraverso una macchina fotografica, ma dei testi di luce il cui tema comune è la questione fondamentale

he cos’è la fotografia?. Il contenuto di queste pagine è molto peculiare: mostra in senso lato la calligrafia e in senso stretto lo stile che contraddistinguono il fotografo padre del progetto.

L’abilità del fotografo era riuscita a far divenire quella scena così realistica che, più la osservava, più si immergeva in essa.

I racconti sono liberamente ispirati alla famosa serie televisiva in bianco e nero curata e prodotta dallo scrittore Rod Serling, “The twilight zone” (“Ai confini della realtà”, 1959): l’intenzione è quella di ricreare un luogo senza tempo in uno spazio vago, ma comune ai più, in cui tutto può accadere.

 

 

Frutto di un esercizio di scrittura e riflessione sull’immagine contemporanea, il libro è caratterizzato da testi impressionati su pellicola pancromatica 35 mm, il cui negativo è stato posizionato a contatto con la carta baritata che costituisce le stampe.

Queste ultime sono state virate al tè per offrire al lettore un colore di sfondo più caldo e meno rigido e distaccato del bianco ottico. La scelta richiama i cambiamenti che si sono certamente venuti a creare sulle pagine del libro da cui abbiamo preso ispirazione a causa dello scorrere del tempo.

Il racconto intitolato “Viaggio al centro della fotografia” sviluppa la capacità che possiede il tempo di far evolvere gli oggetti fisici: le pagine di un libro ingialliscono e si smussano agli angoli, ma lo stesso non succede ai file digitali salvati in un luogo non luogo, la memoria del computer o il cloud. Inoltre, in esso, le fotografie sembrano degli esseri viventi poiché hanno vita propria e si sviluppano in modo differente rispetto all’oggetto che rappresentano.

Quest’ultimo è parte di un mondo esterno da cui la foto si distacca rapidamente, evolvendo da sé.

Si rese conto che la foto era cambiata nel tempo, aveva subito un’evoluzione…

 

 

L’obiettivo dell’altro racconto del libro è far sì che attraverso uno specchio si possa vedere un’immagine di sé stessi composta dal punto di vista altrui, anziché dal nostro. L’aspetto reale viene meno ed è escluso attraverso i mille sguardi degli altri che costituiscono una prigione infinita, così come afferma Ferdinando Scianna nel suo libro “Lo specchio vuoto. Fotografia, identità e memoria” (2014).

Così gli si palesò alla mente un’idea: tappezzare la città di specchi in modo tale che, al suo passaggio, avrebbe potuto osservare sé stesso in migliaia di forme differenti.

Insieme ai racconti è inserita una poesia, scritta da me, il cui tema è lo sviluppo di rullini con il quale ho avuto famigliarità per un certo lasso di tempo e che descrive, in un modo poetico, il processo alla base di questo libro, una sorta di teatrale dietro le quinte.

La grafica si basa, invece, su quella appartenente al libro “The pencil of nature” (1844-1846), il cui autore, William Henry Fox Talbot, è considerato uno dei padri della fotografia moderna.

L’anteprima del libro è visibile insieme a questo articolo. Il video di presentazione è stato composto per mostrare il backstage, il lavoro di costruzione del libro a partire dalla scrittura a mano fino ad arrivare al prodotto ultimato, passando per lo sviluppo, la stampa dei testi e la creazione delle pagine stesse.

 

 

La riflessione sulla domanda Che cos’è la fotografia? non finisce di certo qui. Anzi, da questo libro, si può sviluppare un dialogo con tutti coloro che sono interessati per capire che cosa ne pensano. Il discorso è ancora lungo, provate a rifletterci anche voi lettori!

 

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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