Francesco Cito. Il muro

“Muro e insediamenti israeliani, un affronto ai diritti palestinesi” è il rapporto di Amnesty International pubblicato in occasione dell’arrivo del presidente Barack Obama in Israele nel 2013. Nel rapporto del 21 marzo si parla in particolare della questione del villaggio di Jayyus, a nord della Cisgiordania, dove dal 2009 i contadini palestinesi attendono la restituzione di 2,4 km quadrati di terra, sottratti all’epoca della costruzione della “barriera di separazione” tra Israele e Cisgiordania. La storia del muro risale al 14 aprile del 2002, gli anni della seconda intifada (2000-2005), quando il primo ministro israeliano Ariel Sharon annunciò la costruzione di una barriera di separazione fra Israele e la Cisgiordania. I piani di costruzione risalivano però al ‘95 quando l’allora primo ministro laburista Yitzhak Rabin aveva presentato un progetto per bloccare l’infiltrazione di terroristi nel territorio israeliano. Lo scrittore israeliano Abraham Ben Yehoshua fu uno dei primi sostenitori della costruzione per una separazione fisica fra israeliani e palestinesi. Secondo Ben Yehoshua c’era bisogno di un confine che proteggesse gli israeliani dal terrorismo arabo e che desse ai palestinesi il pieno diritto di sovranità su un territorio ben delimitato.

Il progetto prevede la realizzazione di una barriera difensiva lunga 708 km che corra lungo la linea di armistizio del 1949 fra Giordania e Israele, il confine internazionalmente riconosciuto e noto come “linea verde” ma al suo completamento, solo il 15% rispetterà tali confini. In diversi tratti la barriera diverge dalla linea per includere nel territorio di Israele insediamenti israeliani come Gerusalemme est, Ariel, Gush Etzion, Emmanuel, Karnei Shomron, Givat Ze’ev, Oranit e Maale Adumim. La zona compresa fra la linea verde e la barriera è stata definita seam zone, ovvero zona cuscinetto. I palestinesi residenti in questa zona con un’età superiore ai 16 anni hanno bisogno di ottenere un attestato di residenza permanente per continuare a vivere nelle loro case. Ai residenti della Cisgiordania per entrare nella zona compresa fra lo storico confine e la fortificazione difensiva occorre, invece, un attestato speciale da visitatori. Ottenere il permesso è complicato, infatti secondo uno studio condotto dall’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs e dalla United Nations Relief and Works Agency meno del 20% di quelli che coltivavano le loro terre in quella che oggi è la zona cuscinetto hanno ottenuto il permesso. Oltre ad esibire una fedina penale pulita, un agricoltore palestinese residente ad est del muro ha l’obbligo di presentare alle autorità israeliane un certificato che attesti la proprietà di un determinato appezzamento che si trova dall’altra parte del muro. Si tratta però di un requisito difficile da dimostrare dal momento che Israele ha dichiarato le terre non censite nei registri e quelle non coltivate consecutivamente per 3 anni terre di Stato. L’ingresso nella zona cuscinetto è convogliato attraverso specifici ingressi: lungo tutto il percorso se ne contano 66, di cui 27 però sono chiusi e dei restanti, circa la metà, restano aperti solo per sei settimane all’anno per la raccolta delle olive, e per poche ore al giorno.

Il percorso della barriera lede la libertà di movimento dei palestinesi e con l’istituzione delle bypass road (le strade riservate ai soli coloni israeliani) i palestinesi sono costretti a tragitti più lunghi. Quando la separazione verrà completata 30 località, chiuse all’interno della seam zone, si troveranno separate dagli ospedali, 22 dalle scuole, 8 dalle fonti d’acqua e 3 dalla rete elettrica. Dopo la formale annessione nel 1980 di Gerusalemme ad Israele, attorno alla città santa è stata progettata un’altra barriera di oltre 140 km che includerà insediamenti e isolerà villaggi palestinesi. Circa 64 km quadrati di terre appartenenti a Bethlehem verranno annesse all’interno del muro. La barriera è composta per circa 60 km da una parete di cemento alta fra gli 8 e 9 metri, una strada per pattugliamenti, una di sabbia liscia per rintracciare le orme di infiltrati, un fossato profondo, filo spinato e recinto elettronico che avvisa un tentativo di attraversamento. La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che il muro viola il diritto internazionale e va smantellato perché penetrando all’interno di un territorio destinato alla costituzione di uno stato palestinese, implica un’annessione di fatto, in violazione del principio di inammissibilità dell’acquisizione dei territori con la forza sancito nella risoluzione 242 per la prima volta dal Consiglio di sicurezza. La barriera sarebbe stata una misura temporanea aveva asserito Israele, ma a quasi diciasette anni dall’avvio dei lavori, il muro è diventato sempre più lungo, oltre i 900 Km, e sempre più espropri di terre e abitazioni palestinesi.

“Un mondo di muri” è una serie del giornale brasiliano; Folha de S. Paulo, sulle barriere costruite per chiudere i confini, fermare i migranti o nascondere la povertà. Nel 2001 ne esistevano 17, oggi sono 70.

 

© Francesco Cito

 

Francesco Cito sarà in mostra al prossimo Live di Semplicemente Fotografare.

 

 

 

https://www.semplicementefotografare.com/live-2019

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