Fabio Ottonelli. La fotografia sportiva

Di Fabio Ottonelli

 

Offrire un contributo ad un settore in cui la prima fotografia fu scattata nel 1855 (un autore anonimo immortalò due pugili intenti a fronteggiarsi) e nel quale ogni sport esistente è già stato immortalato, è compito arduo. E’ più sensato presentare la mia visione della fotografia sportiva, come è maturata sul campo, evitando che diventi un manuale di istruzioni.

Ho iniziato a scattare fotografie sportive a 28 anni. Il primo evento per il quale ottenni un accredito furono i Campionati italiani di pugilato Élite 2013. Il cammino proseguì ed iniziai a scattare anche nel volley professionistico.

Da sempre appassionato di calcio, mi sembrò naturale fare ritorno negli stadi, anche in fotografia. Cercando, nel contempo, di avvicinarmi ad altri sport, come baseball e rugby.

 

Nel recente passato sono stato presente ai Campionati Mondiali di pattinaggio su ghiaccio Milano 2018 ed alla Weltklasse Zurich 2019, meeting internazionale di atletica appartenente al circuito della Diamond League.
Questo prima che il COVID cambiasse molto delle nostre esistenze, cambiando anche la fotografia sportiva.

 

 

Un percorso che parte prima della gara

Approcciarsi alla fotografia sportiva richiede, anzitutto, la conoscenza dell’evento che si andrà ad immortalare. E la conoscenza delle regole dello sport che si fotograferà.

Non riesco a dare una visione di uno sport che non conosco. Non posso entrare nell’azione se non so prevedere quale saranno i movimenti dell’atleta.

In altre parole, rifiuto la possibilità che il mio occhio dimori solo all’interno del mirino.

Cerco informazioni sulla competizione, sui luoghi che la ospitano, sugli atleti in gara. La disponibilità di queste informazioni, naturalmente, varierà in base al richiamo mediatico dell’evento.

Cerco di curare l’attrezzatura, senza esserne ossessionato.

Nella borsa non possono mancare ottiche come un 24-70mm ed un 70-200mm ed è preferibile avere a disposizione almeno due corpi macchina. Questo solo per parlare dell’essenziale.

Altri strumenti dipendono dalla tipologia delle fotografie che si devono realizzare (zoom con una lunghezza focale maggiore, per rendere accessibili zone del terreno di gioco più distanti, ottiche luminose per gli sport indoor, laptop per trasmettere gli scatti in tempi rapidi ad una redazione).

Personalmente privilegio un’idea dell’attrezzatura come mezzo, non come fine e credo che la fotografia di sport debba mostrarsi attraverso il suo risultato, gli scatti. Se una foto raggiunge il grado di icona, l’osservatore sarà attratto dal soggetto e dal messaggio che trasmette. E trascurerà i limiti tecnici che derivano dall’attrezzatura dell’autore.

 

Igor Volley Novara – Lardini Filottrano – Novara – 2018 – © Fabio Ottonelli

 

 

Una gara nella gara, una gara con l’atleta

Credo che la staticità del fotografo, soprattutto durante gli eventi con posizioni fisse assegnate, sia controbilanciata dall’elevato dinamismo che si crea nel rapporto con l’atleta.

Durante una competizione si sviluppano delle relazioni visibili tra gli atleti (in occasione di un contrasto, un passaggio) ed una relazione invisibile tra il fotografo e lo sportivo. E’ in quella relazione, che si ripete molte volte nel corso della gara, che vive il fotografo di sport.

Per la riuscita dello scatto, occorre ricercare continuamente la relazione con l’atleta. Per farlo, è necessario allenamento nel prevedere dove si svilupperà l’azione e conoscenza delle condizioni di scatto più idonee per il tipo di sport.

A differenza di altri generi, nella fotografia sportiva è necessario scrivere “in bella”. Durante l’azione non ci sono tempi per provare.

Posso assicurare che la delusione di uno scatto sbagliato è pari al dispiacere che si prova per un passaggio sbagliato. E la soddisfazione che si prova quando si realizza di avere la foto in macchina, è pari all’emozione del goal.

 

La mia composizione. Il mio formato.

Uno dei temi che mi stanno maggiormente a cuore è quello relativo all’inquadratura ed al formato degli scatti. Sono gli aspetti che determinano la firma del fotografo di sport.

Cerco un’inquadratura decisamente stretta, una composizione caratterizzata da pochi elementi, spesso solo da porzioni della figura degli atleti. Avvicinando il soggetto, potrò vivere l’azione in prima persona e farla vivere all’osservatore. Gli elementi non necessari scompariranno.

Questo mi porta ad essere attratto dal formato quadrato, che garantisce bilanciamento estetico e consente di concentrare l’attenzione sull’azione. Naturalmente non sempre è possibile lo scatto in formato 1:1

 

 

La fotografia sportiva nell’era COVID

Sembra superfluo ricordare come anche la fotografia sportiva sia stata pesantemente colpita dal COVID, sia per il lungo periodo di interruzione degli eventi sportivi durante la prima ondata della pandemia, sia per le restrizioni che sono state imposte ai fotografi alla ripresa delle competizioni (minore numero di posti, procedure più complesse per l’accesso agli impianti).

Nonostante questo, credo che la fotografia sportiva possa dare un contributo notevole al pubblico che non può più accedere agli impianti sportivi, consentendo di gustare i dettagli di un’azione maggiormente rispetto a quanto consenta di fare la TV.

 

Una visione attenta

La fotografia sportiva che cerco di sviluppare, predilige una visione critica dell’evento ed è testimone consapevole degli sviluppi del movimento sportivo, portando all’attenzione dell’osservatore temi rilevanti.

Da alcuni anni mi sono avvicinato al calcio femminile, scattando sui campi della serie A. Questa componente del movimento calcistico, presente nel panorama del calcio italiano dalla fine degli anni ’60, approderà finalmente al professionismo dalla stagione 2022/23, garantendo tutele alle atlete e la valorizzazione di un patrimonio sportivo che ha mostrato tutto il suo potenziale ai campionati del mondo 2019.

Mi trovo molto in sintonia con un movimento sportivo che lotta per la parità di diritti, coinvolgendo un pubblico sempre più numeroso. Il 2020 è stato un anno storico per il calcio femminile milanese. Per la prima volta, infatti, lo stadio di San Siro ha aperto le porte ad un incontro di Serie A femminile, che ha visto affrontarsi le prime della classe, Milan e Juventus.

 

Milan – Juventus – Serie A femminile – Stadio San Siro – Milano – 2020 – © Fabio Ottonelli

 

Una visione attenta richiede di osservare lo sport a 360 gradi, per scoprire anche quanto accade fuori dagli impianti sportivi. Ricordo ancora quando, in occasione di una gara di Serie A1 della Igor Volley Novara, nel parcheggio del Pala Igor trovai un gruppo di amatori di varie età che aveva improvvisato, con mezzi di fortuna, una partita di cricket. Tornai più volte in quel parcheggio e vidi che l’evento si ripeteva quasi ogni settimana. Lo sport trova sempre il modo di manifestarsi, anche nelle condizioni più critiche e fra le fasce meno abbienti.

 

Un’immagine iconica

La produzione fotografica sportiva odierna ha raggiunto volumi elevati e disponibilità immediata, al punto che le immagini degli eventi sportivi di fascia alta sono disponibili in grande quantità ed in tempo reale.

Il terreno su cui può giocarsi il futuro è dato dalla capacità di rendere visibili e fruibili anche gli eventi meno noti, gli sport emergenti e le categorie meno blasonate.

Fotografare i grandi sportivi in palcoscenici spettacolari conferisce indubbiamente allo scatto un valore aggiunto.

In ogni caso, quello che sempre accomunerà le fotografie dei grandi eventi agli scatti delle competizioni meno note, sarà la capacità dell’autore di creare lo scatto iconico. Un’immagine essenziale eppure al tempo stesso in grado di attrarre l’osservatore, coinvolgendolo al punto che non sia più necessario domandarsi in quale occasione quella scena sia avvenuta.

In mezzo a tante immagini destinate a durare il tempo dell’articolo che accompagnano, una fotografia iconica ha una futuribilità che la rende idonea ad entrare in archivio ed essere stampata, a divenire testimone di un’epoca, ad essere condivisa.

 

 

Ciò che non si può condividere è la soddisfazione, che resta un fatto interiore, personale.

Perché finalmente, magari dopo una lunga attesa, arriva il punto, la rete, il traguardo, il momento decisivo.

L’atleta e la squadra festeggiano. E tu con loro, perché ti rendi conto che hai lo scatto in macchina, hai portato a casa la foto. Esplode la festa.

E tu sei lì per quello.

 

Sifan Hassan – Weltklasse Zurich – 2019 – © Fabio Ottonelli

 

 

Di questi temi parlerò il 22 aprile in occasione di una serata sulla fotografia sportiva, in diretta streaming alle ore 21 sul canale YouTube della Società Fotografica Novarese, aperta a tutti gli interessati.

 

Fabio Ottonelli

 

 

L’Imoco Conegliano vince la Coppa Italia al Palayamamay – Busto Arsizio – 2020 – © Fabio Ottonelli

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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