Il mese di febbraio vede pubblicato Danilo Fabbroni, un autore che già conosciamo e che mi permetto di definire anticonformista, soprattutto nel suo divertente modo di esprimersi con la parola scritta. Quanto alla sua fotografia, la trovo accurata, pensata, bel costruita per arrivare al messaggio che intende divulgare. Tra le sue proposte, ho selezionato questa carrellata di ritratti ambientati dedicati alle professioni che vanno scomparendo. Qualcuno obietterà che è un tema inflazionato, e non sbaglierebbe.

 

 

Molti si dedicano a scattare questi soggetti anche per mero interesse di esercizio, eppure in questa serie ho trovato spunti più interessanti del solito virtuosismo da fotoamatore e che vengono, di certo, anche dalla pratica professionale che ha accompagnato l’autore per molti anni, seppure applicata a campi differenti da quello dello storytelling.

Veniamo alle immagini: sono realizzate in analogico e in bianco e nero, senza l’uso di flash, senza forti contrasti o distrazioni di sorta, quasi a volersi attenere a un approccio puro e tradizionale, in tema con i soggetti che sembrano venire da un’altra epoca, più chiara e semplice di quella attuale. Le persone sono inquadrate al centro della scena, per dar loro rilevanza, intente nei gesti o mentre guardano il fotografo e se ne stanno semplicemente in posa, testimoniando la loro condizione, il luogo che li ospita, le azioni che negli anni li hanno portati dove sono. Ci sono note di fierezza, e un’allure che pervade ogni situazione: quella della semplicità di chi si offre senza veli a chi vuole raccontare.

 

 

Fabbroni descrive così il portfolio che mi ha proposto:

“Potrò forse un giorno essere molto, molto vecchio, ma mai potrò dimenticare lo sguardo di questi portatori di Arti & Mestieri quando esso si posava di fronte all’iride del diaframma dell’obiettivo fotografico. Non ero io a fotografarli: erano loro a “posarsi” magicamente sulla mia lastra fotografica. Io, semplicemente, ero lì presente. In questo portfolio sono ritratte le Arti ed i Mestieri in via di scomparsa e a mio avviso vanno colti filologicamente coi loro stessi mezzi, quindi niente flash sugli occhi, niente digitale, niente colore, solo luce ambiente e grande formato, oltre al tradizionale bianco & nero. Non vi è per altrettanta ragione nemmeno l’ombra della “stage photography” essendo loro stessi, i protagonisti, nel loro ambiente naturale più che familiare. Non c’è trucco, maquillage di sorta, come non vi è stata elaborazione in queste stampe su carta baritata 50×60 cm. realizzate dallo scomparso laboratorio Indio di Milano che serviva nomi altisonanti come Gastel o Fabrizio Ferri.

Se oggi approcci un artigiano e gli chiedi se puoi scattargli una immagine, difficilmente acconsente come se avesse letto un pamphlet di un redivivo Walter Benjamin che avrebbe il titolo: “Instagram ovvero l’Opera d’arte nell’Epoca della sua Degradabilità Tecnica”! Invece un tempo erano tutti felici d’essere ritratti come lo ero io, immensamente debbo confessare: vedevo come un dono dal cielo l’occasione che la sorte mi proponeva dinnanzi a uomini, a persone dotate di così grande talento come un maestro d’ascia che poteva ricavare con le sue sole mani e con attrezzi che al giorno d’oggi paiono ridicoli, una sgorbia, una sega a nastro, qualche trapano, addirittura uno yacht intero fatto in legno. Per non dire delle altre professioni qui ritratte, una più magica dell’altra, come il vecchietto di Volterra, sede storica della lavorazione dell’alabastro (questi ero l’uomo di fiducia del grande architetto Angelo Mangiarotti). Oppure i “bozzettisti” di Pietrasanta che, sulla scorta di un semplice disegno consegnato loro da scultori, realizzavano i calchi in gesso indispensabili per il processo di fusione delle sculture in bronzo, tanto che al centro di Pietrasanta sorge un museo intero dedicato a questi bozzetti”

 

 

Note biografiche

Danilo Fabbroni nasce per sbaglio sulle rive del lago Bodensee, tutto Emmenthal coi buchi e Alpenstock a gò-go e, sempre per sbaglio, cresce sulle sponde dell’umbro lago Trasimeno ma agogna il mare. Continua a crescere, col mal di vivere, a sciapo pane toscano (Cortona è di casa, dietro l’angolo) e Navigare necesse est, vivere non est cesset. Con quattro capitomboli, due giravolte, un salto carpiato triplo, uno squillo di corno francese e un sonoro calcio nel sedere del babbo, si ritrova in pieno bailamme nella vanity Fair che risponde al ridicolo nome di “Vela Professionale” e si porta a casa – per pura botta di lato B – due medaglie al Valore Atletico, una per l’Italia e una per la Germania.

Con un conio familiare a rendersi la vita difficile, coltiva in convergenza parallela altre magiche follie, platealmente destinate alla più pura débâcle: la fotografia, la musica, la scrittura. Impenitente facocero dalla pelle più dura del carrarino marmo, continua imperterrito a perseguire gli stessi sbagli di sempre. Chissà se qualcuno, da là sopra, gli getterà un occhio distratto, prima o poi. Nel frattempo, lavora come fotografo professionista specializzato in architettura e interni, tra metà degli anni Ottanta e i Novanta, pubblicando per i mensili Interni, La Mia Casa, Amica, Ville e Giardini, Casavogue, Il Fotografo, Progresso Fotografico, Bell’Italia e altre

Mostre: 2017, Galleria DARKROOM a Bologna; 2020, Castello di Ariberto, Capiago Intimiano, Como. Riconoscimenti: 1° di Categoria e di Concorso “Le vie del Cinema tra Fotografia ed Immagine”, Sestri Levante, 2022; Fotografo del Mese per NOC SENSEI, storico negozio fotografico milanese, 2023.

Portano la sua firma più di 10 libri tra saggi e romanzi tanto di arte marinaresca quanto di critica dei costumi. Uno in particolare è stato un piccolo caso editoriale. Ha scritto centinaia di articoli tanto su supporto cartaceo quanto per l’online. È stato protagonista di lezioni (IED; Politecnico di Milano; facoltà di ingegneria a Genova e La Spezia) e di interviste video su canali di contro-informazione.

 

 


 

È possibile partecipare inviando tre singole fotografie oppure con un portfolio più articolato che tratti però un tema o un soggetto specifico. L’invio prescelto rimarrà pubblicato per tutto il mese sulla home page di NOC Sensei.

Non dimenticate di rispettare rigorosamente le poche regole di partecipazione:

  1. gli scatti devono essere in jpg (max 1MB)
  2. allegare un piccolo statement introduttivo, rigorosamente in formato word.
  3. allegare una vostra piccola biografia, rigorosamente in formato word.

Attendiamo i vostri lavori a bestphotomonth@nocsensei.com

 


 

 

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