Best Photo of the Month. Danilo Fabbroni

 

Chiudo questi dodici mesi fotografici con una scelta atipica e moderatamente spiazzante. Per terminare in bellezza la mia rubrica dedicata alle foto migliori di ogni mese del 2023, infatti, volevo qualcosa che restasse in mente a tutti i nostri lettori, e la proposta inviataci da Danilo Fabbroni ha fatto al caso nostro: un trittico dalle atmosfere oscure come quelle dei film di Tim Burton, o come i racconti plumbeo-gotici di Edgar Allan Poe.

I tre scatti, al pari delle pagine dello scrittore statunitense, sembrano sondare il nostro inconscio e trascinarci dentro a una storia misteriosa. Come mi ha raccontato l’autore nella sua presentazione, si tratta di provini, fatti in 35mm, per un più ampio progetto su commissione che venne da lui realizzato nel 1989 con il banco ottico e che ritraeva la discoteca Metronotte di Grosseto.

 

© Danilo Fabbroni

 

Una luce conica che si sofferma sul dettaglio di tre altoparlanti; un orologio dietro al bancone che segna un tempo sospeso; e poi una fila di sgabelli le cui ombre proiettate sul muro sembrano prendere forma indipendente, personificarsi, e ballare. Questi ambienti invasi dai toni blu e neri si trasformano magicamente nella “Casa degli Usher” narrata da Poe, o nel Paese di Halloween di Jack Skeleton. Sono quinte dai connotati grotteschi, spettrali, eppure attraenti, dove nessun dettaglio è lasciato al caso, per amplificare l’impatto emotivo su chi osserva.

Con tre clic siamo calati nel luogo dove nulla è ancora accaduto, e tutto potrebbe succedere. Una specie di istante intermittente che scatena presentimenti e, proprio per questa sospensione, funziona sia formalmente che dal punto di vista emotivo.

 

© Danilo Fabbroni

 

Un’ultima considerazione: due cose sono evidenti nel metodo di Ferroni: la sua competenza nel merito delle immagini d’architettura e l’impronta armonica che tende a donare alle inquadrature.  Per entrare ancora più a fondo nelle tre immagini, gli ho chiesto qualche pensiero, qui sotto espresso:

L’area tra gli ambienti immaginativi descritti magistralmente da Borges anni e anni fa e la realtà aumentata dei giorni nostri – per non dire dell’intelligenza artificiale, nei paraggi della ChatGPT e via di seguito – è una zona grigia senza nome, senza identità, senza conio alcuno. Non c’è nulla di più ingannevole del mezzo fotografico a dispetto della sua apparente “chiarezza” che viene all’occhio di primo acchito. Queste “rappresentazioni” qui illustrate possono essere alla stessa stregua prodotti iconografici dell’intelligenza artificiale, fotografie di scena dal film “Matrix” come scenari vomitati fuori da una post-produzione dissennata, invece sono ritratti urbani di una discoteca sorta in piena Maremma e progettata dagli architetti Monaci e Paganucci, coppia nella vita quanto nel lavoro, almeno allora. Feci quel lavoro col banco ottico ma queste immagini sono i provini fatti in 35mm. Mi colpì rispetto ad altri lavori simili per la misteriosofia degli ambienti che non facevano pensare di certo al classico coté estetico di una discoteca. Mi pareva una cosa alla Blade Runner!

Ve le sottopongo come testimonianza di un lavoro che è andato oltre alla routine del caso.

 

© Danilo Fabbroni

 

 


 

Danilo Fabbroni

Danilo Fabbroni nasce (è un diversamente giovane classe 1956) per sbaglio sulle rive del lago Bodensee, tutto Emmenthal coi buchi ed Alpenstock a gogò e, sempre per sbaglio, cresce (male) sulle sponde dell’umbro lago Trasimeno, ma agogna il mare. Continua a crescere, col mal di vivere, a sciapo pane toscano (Cortona è di casa, dietro l’angolo) e Navigare necesse est, vivere non est necesse. Con quattro capitomboli, due giravolte, un salto carpiato triplo, uno squillo di corno francese e un sonoro calcio nel sedere del babbo, si ritrova in pieno bailamme nella Vanity Fair che risponde al ridicolo nome di “Vela Professionale” e si porta a casa – per pura fortuna – due medaglie al Valore Atletico, una per l’Italia e una per la Germania. Con un conio familiare a rendersi la vita difficile, coltiva in convergenza parallela altre magiche follie platealmente destinate alla più pura débâcle: la fotografia, la musica, la scrittura. Impenitente facocero dalla pelle più dura del carrarino marmo, continua imperterrito a perseguire gli stessi sbagli di sempre. Chissà se qualcuno da là sopra, gli getterà un occhio distratto, prima o poi. Nel frattempo, la nave va.

«1985 MIAMI QUARTIERE ART DECO – 2023 BRIANZA» è un sunto sintetico di decenni di mio corteggiamento – vero e proprio tentativo di seduzione – a quella musa che è meglio conosciuta come fotografia d’architettura, ma che io appello: “ritratti di edifici”. Gli edifici hanno occhi, orecchie, bocche, naso per chi li sa vedere. Fare un ritratto di un edificio è come fare un ritratto di una persona. È un “fare anima” su qualcosa che (apparentemente) non ha anima.

 

 


 

 

Da gennaio 2023 abbiamo deciso che l’appuntamento settimanale diventerà mensile, e sarà aperto sia ai singoli scatti che alle micro-narrazioni raccolte dai fotografi.

Sarà possibile quindi partecipare sia inviando le consuete tre singole fotografie in un mese, sia con un portfolio più articolato che tratti però un tema o un soggetto specifico.

L’invio prescelto rimarrà pubblicato per tutto il mese sulla home page di NOC Sensei.

 

Non dimenticate di rispettare rigorosamente le poche regole di partecipazione:

  1. gli scatti devono essere in jpg (max 1MB)
  2. allegare un piccolo statement introduttivo, rigorosamente in formato word.
  3. allegare una vostra piccola biografia, rigorosamente in formato word.

Attendiamo i vostri lavori a bestphotomonth@nocsensei.com

 


 

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