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Nel corso delle mie frequentazioni abruzzesi ho avuto modo di incontrare Pino Giannini, professionista teatino, promotore, tra l’altro, di numerose ed interessanti iniziative di formazione e sensibilizzazione sulla cultura fotografica.
Pino vanta una articolata esperienza nella professione di fotografo ed è animato da un entusiasmo che mi ha da subito contagiato.
L’Abruzzo oltre ad essere la mia seconda casa, è una terra particolarmente ricca di spunti che hanno da sempre attratto fotografi di grande fama unitamente a semplici appassionati come me che in quei territori si sentono catapultati nell’atmosfera che caratterizza scatti passati alla storia come quelli di Giacomelli, Cartier-Bresson, Berengo Gardin o Erwitt.
In una delle occasioni nelle quali ho frequentato iniziative promosse da Pino Giannini ha conosciuto un fotografo che mi ha fornito, un po’ come in un puzzle da tempo in fase di completamento, i pezzi che hanno dato senso a quanto in questi anni, armato di macchina fotografica, ho a fatica cercato tra le montagne e la gente abruzzese.
Ho quindi pensato con Pino di realizzare una piccola intervista a questo fotografo il cui nome è Giovanni Bucci.

Giovanni Bucci, al centro e Pino Giannini a destra ritratti il giorno dell’intervista
In una domenica dello scorso settembre sono stato a trovare Giovanni ad Alanno, piccolo centro in provincia di Pescara alle pendici del Gran Sasso.
Quello che trovate nel video è quindi lo scorcio di una vita passata a ritrarre il quotidiano con una sensibilità ed una profondità che emergono in ogni passaggio del racconto.

Alanno (PE) – Giovanni Bucci – tutti i diritti riservati
Nel corso della sua esperienza Giovanni ha pubblicato alcuni libri con immagini scattate, ad esempio, a Scanno, paese nel quale si sono nel tempo cimentati molti grandi nomi della fotografia.

Giovanni Bucci – tutti i diritti riservati
Ed è proprio sulle tracce di uno di loro, Henry Cartier-Bresson, che Giovanni ha sviluppato la sua visione ed il suo modo di fotografare.
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Scrive Ferdinando Scianna nella prefazione del libro su Scanno di Giovanni Bucci pubblicato nel 1996:
Perché mettersi a fare delle fotografie proprio a Scanno?
Ricordo che avevo avuto lo stesso pensiero quando il mio amico Berengo Gardin mi disse che lavorava a un libro su quel mitico paese. Atto di superbia, pensai, o di umiltà? Superbia no di sicuro, conoscendo Gianni. Dubito, tuttavia, anche sull’umiltà… lo, comunque. non avrei mai osato. Non sono mai stato a Scanno e non credo di volerci andare.
C’era un mio amico che si è sempre rifiutato di entrare nella chiesa di San Rocco, a Parigi, dove Manzoni racconta di avere sentito improvviso il richiamo della fede. Non si sa mai, diceva.
Ecco, per me è una faccenda del genere: troppi santi del mio paradiso vi hanno fatto miracoli: Cartier-Bresson, Giacomelli, Berengo Gardin. Meglio evitare le tentazioni, i confronti, le sconfitte.
La stessa domanda mi sono posto quando Giovanni Bucci ha voluto mostrarmi le sue fotografie su quel mitico, fotograficamente parlando, paese.
Poi ho sentito la sua risposta: Volevo cercare anch’io, afferma, quello che Cartier-Bresson aveva trovato.
Proposito di inconsueta, singolare umiltà in un tempo in cui tutti quanti pretendono di imprimere il marchio della propria originalità, improbabile perché assai rara, su qualunque cosa affrontino.
Inconsueta, singolare umiltà, e perciò tanto più simpatica e garbata, come le sue fotografie.
Ma guardando le fotografie mi sono chiesto se un simile proposito, di cercare quello che qualcun altro, tanto più se fotografo grande, ha già trovato (non è forse quello che cerchiamo di fare un po’ tutti?) sia poi possibile realizzarlo.
E mi è venuto in mente quel grande racconto di Borges Pierre Menard, autore del Chisciotte, in cui si narra di uno scrittore che attraverso una identificazione totale, quasi medianica con Cervantes, riscrive, a distanza di qualche secolo, il Don Chisciotte, ma proprio identico, parola per parola, virgola per virgola. Tuttavia, dimostra magistralmente Borges, le due opere non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, tanto il tempo ha cambiato il significato stesso delle parole che usa lo scrittore e la maniera in cui vengono ricevute, dopo tanta storia e tanta letteratura, dai lettori.
E così Bucci, per rapporto a Cartier-Bresson, se tanto paragone è consentito, credendo di cercare la stessa cosa ne ha inevitabilmente trovato un’altra.
Bucci abita poco lontano da Scanno, è un po’ casa sua, e lo sguardo che vi porta, al di là di una certa nostalgia fotografica, è quello malinconico di chi assiste con impotente tenerezza alla fine di un mondo.
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Buona visione!
Max Terzi
Giovanni Bucci è nato nel 1944 ad Alanno, dove è sempre vissuto. Farmacista di professione, appassionato di fotografia, cinema, letteratura, musica è autore di libri di fotografia: Scanno, 1996; Breil – le pays de mon père, 2001; Il paese di Giovanni, 2006; Scanno-la sua gente, 2018. Per il teatro ha scritto: Il dente di Maria, 1984; Il padre, 2015; L’arresto, 2015. Per la narrativa ha pubblicato: Il treno per Yelets, 2010; Compra anche le cipolle, 2019.
Pino Giannini dal 2002 gestisce il suo studio fotografico a Chieti dopo essersi formato professionalmente a Roma, coniugando la frequenza presso l’Istituto Europeo di Design con importanti esperienze lavorative. Alla realizzazione di servizi fotografici per eventi di ogni genere affianca l’attività formativa organizzando corsi che nascono dal desiderio di valorizzare un approccio in antitesi alla grande velocità dello sviluppo tecnologico degli ultimi anni, riflettendo, studiando, cercando di capire per scegliere consapevolmente.




Giovanni Bucci – tutti i diritti riservati
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