Le Mostre Fotografiche.
Intervista a un autore contemporaneo: Lorenzo Scoglio
Le mostre fotografiche sono un punto d’incontro tra autori e cultori della fotografia. Poter vedere dal vivo le immagini, spesso in formato gigante, di fotografie che si sono viste in televisione, sui libri o sulle riviste specializzate, è un’emozione impagabile. Crediamo sia il sogno di ogni fotografo idealizzare prima o poi la pubblicazione dei propri lavori su un libro o vederle esposte in una galleria. Alla fine, la fotografia, al pari della pittura, della scultura e di ogni altra forma di espressione umana è un’arte che merita di essere esposta e vista.
In Provincia di Varese nelle città di Busto Arsizio, Castellanza, Legnano e Olgiate Olona da anni si svolge il Festival Fotografico Europeo, giunto quest’anno alla XIV edizione. Qui abbiamo incontrato l’autore di questa intervista, il fotografo e videografo Lorenzo Scoglio, le sue immagini, molto forti e personali ci hanno colpito. Lui lavora con la luce, coglie le espressioni delle persone e le immortala nei suoi scatti, leggete e guardate cosa ci racconta.

Domanda: Mi racconti un po’ di lei che è Lorenzo Scoglio?
Risposta: Lorenzo Scoglio è un foto amatore, appassionato di viaggi e di fotografia. Il mio indirizzo principale, anzi oserei dire l’unico indirizzo è il reportage perché ritengo che racchiuda un po’ tutti i settori della fotografia. Mi piace molto viaggiare per cui tutte le mie immagini riguardano il viaggio e soprattutto le persone che incontro, cercando di non essere invadente e cercando di dare una certa dignità anche in situazioni di disagio. Ad esempio in India dove c’erano delle situazioni particolari, ho cercato sempre di portare rispetto ai personaggi, chiedo e cerco sempre un approccio con le persone che incontro: se posso scatto altrimenti pazienza.
D. Le sue foto sono state pubblicate in qualche rivista?
R. No, mai, questa è la prima mostra, io mi occupo principalmente di audiovisivi.
D. Che attrezzatura usava quando ha iniziato a fotografare?
R. La prima macchina fotografica che ho usato era una Praktica super TL, in seguito delle Canon EOS. Dal 2009 in poi sono passato al digitale e oggi uso Fujifilm.
D. Ho visto nelle sue foto un approccio molto teso a inquadrare soltanto il viso come mai ?
R. Mi piace molto il ritratto principalmente di persone anziane e bambini, perché li ritengo molto spontanei.
D. C’è anche un controllo molto preciso della luce, nonostante i controluce, riesce a modellare il viso con un’esposizione sempre molto precisa.
R. Si, sto molto attento nel controllo dell’esposizione.
D. Era più difficile farlo prima con la pellicola o oggi col digitale?
R. Beh, con la pellicola era molto più complicato bisognava stare molto più attenti.
D. Che cosa usava negativo colore o diapositiva?
R. Diapositiva sempre, lì non si può sbagliare. La diapositiva non mente, diciamo che il digitale ha risolto parecchi problemi specialmente in presenza di grosse differenze tra ombre e luci. Con l’analogico bisognava prestare molta attenzione.
D. Che preferenza di pellicole aveva ?
R. Usavo una Fuji Velvia 50, e non ho mai usato flash in vita mia. Per due motivi, uno perché non occupandomi di fotografia in studio o Still Life il flash non mi è mai servito, secondo ritengo di fondamentale importanza non usare mai un flash contro i soggetti: una cosa che ritengo poco rispettosa e qualche volta pure un pochino pericolosa.
D. Le immagini che abbiamo visto nella nella mostra con che ottica sono state realizzate?
R. Varie, la maggior parte tra il 50 e 70mm, fino ad arrivare anche a 100, 105mm. Un approccio molto semplice tranne quelle che ha visto su Gerusalemme: lì sono scattate quasi tutte con un tele in quanto era praticamente impossibile trovare un soggetto che si prestasse a farsi fare un ritratto da vicino. Quindi diciamo tra virgolette, molto tra virgolette, che alcune potrebbero sembrare rubate, ma non è così. Comunque un 200mm era sufficiente.
D. Quindi l’approccio con le persone è sempre stato molto di collaborazione.
R. Assolutamente sì, io non ho mai avuto l’abitudine di essere aggressivo, cioè di fotografare tutto ciò che vedevo, la classica foto rubata per capirci. Se lei nota tutti i soggetti mi guardano mentre scatto e soprattutto non ho mai pagato per fare una fotografia. In alcuni casi gli compri il braccialetto in un altro caso gli dai la sigaretta, per esempio con i Masai è bastata una sigaretta. Un’altra cosa che non ho mai fatto in vita mia è accentuare i disagi. Cioè pur essendo in zone molto disagiate, tipo in India nell’89, non le dico cosa si trovava per strada, ho sempre evitato fotografie che ritraessero per esempio i lebbrosi, la sporcizia e altro ma ho sempre cercato di dare sempre una certa dignità. Spero che nelle immagini questo si recepisca altrimenti pazienza.
D. In tutti questi anni come ha visto cambiare il mondo?
R. Tantissimo, tantissimo. Le prime foto le ho scattate nel Sinai nell’87, adesso quei nomadi sono praticamente spariti. Ho trovato due famigliole mi sono fermato un pomeriggio intero abbiamo mangiato assieme, mangiato per modo di dire cosa che adesso credo sia impossibile da rifare. Sono stato in India, la prima volta nell’88 e la seconda nel ’99, e già era cambiata tantissimo: per esempio i lebbrosi, prima a Nuova Delhi erano ovunque, c’era gente senza gli arti, senza le gambe, nel 99 la situazione era cambiata tantissimo. Anche la Namibia sta cambiando molto e questo non sempre in positivo purtroppo come del resto un pò dappertutto. Da un certo punto di vista chiaramente si sono adeguati al progresso, vedi ad esempio i Masai, li ho incontrati nel 2011 e qualcuno aveva già il cellulare.
D. Mi dica una cosa, Lei all’inizio mi parlava di audiovisivi, quindi ha realizzato anche audiovisivi?
R. Mi occupo principalmente di audiovisivi sempre amatoriali, ne ho realizzati molti mentre questa è la mia prima mostra fotografica.
D. C’è un buon riscontro di pubblico?
R. Come la gente si approccia a queste dipende dalle zone, dai momenti, se sei conosciuto, francamente non saprei dire, dipende da molti fattori.
D. Come vede il futuro della fotografia?
R. Con i cellulari. Ritengo per certi versi la fotografia morta, nonostante uso anch’io il cellulare e Photoshop. Vedo che ormai con l’IA risulta difficile per molti distinguere il reale dall’apparente, come dimostrano le migliaia di “mi piace” su immagini palesemente false, che non hanno nulla a che fare con la fotografia, mentre Il digitale negli audiovisivi ha aiutato tantissimo.
D. Rispetto alla post-produzione di una volta, dove si doveva lavorare tanto in camera oscura durante la fase di sviluppo, l’intelligenza artificiale oggi aiuta tantissimo, lei come si approccia?
R. Anche troppo, ma io non la uso. Valuto l’immagine se ha bisogno di un ritocco, il quale deve essere di tre minuti. Se devo stare lì a guardare l’immagine da mettere a posto e metterci un quarto d’ora o 20 minuti la butto via. Io Ia vedo così perché sono proprio sono rimasto alle origini da quel punto di vista, anche se ripeto il digitale ha aiutato tantissimo, specialmente come detto negli audiovisivi. Però adesso secondo me si sta si sta confondendo la fotografia con l’arte grafica che sono due cose molto diverse.
D. E il bianconero, l’ha usato ?
R. Si, mi piace tantissimo, con la pellicola sempre il colore, ma da due o tre anni ho scoperto il bianco e nero che mi sta dando molte soddisfazioni.
Claudio NP
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