Gianni Berengo Gardin, raccontare gli italiani e il mondo del lavoro

Di Alberto Bortoluzzi

Un fotografo speciale, non solo per la sua capacità di fare belle immagini, ma anche per il suo spessore umano

 

Gianni Berengo Gardin

 

Conosciamo Gianni Berengo Gardin in questa intervista in cui ci racconta segreti e curiosità della sua arte fotografica

Gianni Berengo Gardin nasce nel 1930 a Santa Margherita Ligure. Anche se sostiene che a Santa Margherita è nato per sbaglio, si sente a tutti gli effetti veneziano. Di madre svizzera e padre veneziano, trascorre i primi anni di vita a Santa Margherita ligure, crescendo in uno degli alberghi più prestigiosi dell’epoca: L’Imperiale, gestito dalla madre.

Quando gli affari cominciano ad andare male, la famiglia va a vivere prima in una villa più piccola, poi a Roma dove il padre si è trasferito per lavoro. Dopo qualche anno la famiglia si trasferisce a Venezia, dove Gianni Berengo Gardin lavora in un negozio di famiglia, e nel tempo libero comincia ad appassionarsi alla fotografia fino a trasformarla in un lavoro.

 

© Gianni Berengo Gardin. 1977

 

Nella sua carriera di fotografo, si è sempre dedicato al reportage, dove con le sue immagini ha raccontato per decenni la vita degli italiani e il mondo del lavoro. Ha sempre avuto una particolare attenzione per le tematiche sociali, tra i suoi lavori più significativi, quello sui manicomi, dove con Carla Cerati ha fatto conoscere lo stato di degrado in cui vivevano i malati, contribuendo così con le sue immagini alla sensibilizzazione su questa tematica, che porterà alla fine degli anni 70 alla riforma Basaglia.

A questo lavoro di denuncia, ne sono seguiti tanti altri, tra questi negli anni Novanta un progetto sui campi Rom, e nel 2013 una campagna di sensibilizzazione per allontanare le grandi navi dal centro di Venezia. Nella sua vita di fotografo ha realizzato più di 250 libri.

Ci incontriamo nel suo studio di Milano che si trova nelle vicinanze del negozio di fotografia NEWOLDCAMERA, dove di tanto in tanto lo si può incontrare, e dove Ryichi Watanabe, il proprietario, gli ha preparato a una sedia da regista con il suo nome, dove farlo accomodare in occasione delle sue visite.

 

 

In mansarda, si apre un mondo; non quello di un fotografo, come sarebbe logico aspettarsi, ma quello di un collezionista. Ovunque sparsi, su mensole, tavoli, librerie, meravigliosi giocattoli di latta: moto, macchine, aerei, navi, persino un sommergibile. Poco più avanti ecco sulla destra una collezione di barche di legno veneziane e un numero indefinito di modellini di nave, che poi Gianni racconterà aver costruito per anni.

Allora Gianni, racconta, come hai cominciato a fotografare?

All’inizio scrivevo per delle riviste di aviazione, sono sempre stato appassionato di aerei, e le fotografie servivano per illustrare gli articoli che scrivevo. Poi un giorno a Venezia, passando davanti a una vetrina, ho visto le fotografie del circolo fotografico la “Gondola”, gestita allora da Paolo Monti, e ho cominciato ad interessarmi ad una fotografia che non fosse solo di documentazione aerea…

 

Continua a leggere l’intervista su Greenplanetnews

 

© Gianni Berengo Gardin

 

 

 

 

 

NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

One Comment

  1. io sono io Reply

    che senso ha leggere una parte qui e una parte in un altro sito web? Mi sa solo di un pretesto per dirottare visitatori, non corretto a mio avviso.

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