Questo questa serie di articoli vuole aiutare il fotografo ad aumentare la propria consapevolezza e dotarlo degli strumenti adeguati nella scelta dell’obiettivo più adatto a tradurre la sua ispirazione in un linguaggio, quello fotografico, che sappia esprimere e comunicare al meglio i suoi sentimenti e il suo pensiero.

 


 

Accessori per obiettivi

Un obiettivo intercambiabile può essere abbinato a vari accessori opzionali che ne incrementano le possibilità operative o interagiscono con la resa finale dell’immagine; tali accessori si possono applicare anteriormente o essere posizionati fra l’obiettivo e il corpo macchina.

PARALUCE – Il paraluce è un elemento in metallo o plastica a struttura cilindrica, rettangolare, conica o sagomata a tulipano che si monta anteriormente e protegge la lente frontale dalla luce solare diretta, riducendo il rischio di aloni e riflessioni interne, specie in controluce; il paraluce separato, spesso fornito a corredo, prevede un montaggio a vite o a baionetta e in molti casi è possibile fissarlo per il trasporto in posizione rovesciata, sopra l’obiettivo stesso, salvando spazio; il paraluce svolge anche una funzione protettiva contro danni causati da urti involontari.

 

 


 

Curiosità:

Il sito https://www.lenshoods.net/ offre una vastissima lista di modelli stampabili di paraluce in formato pdf. I modelli si possono scaricare, stampare su cartoncino e ritagliare seguendo le linee guida. Un modo estremamente pratico e gratuito per dotare la propria ottica del paraluce corretto anche in sua assenza.

 


 

FILTRI – I filtri sono elementi piano-paralleli in vetro ottico (in alcuni casi anche in resina o acetato) che si applicano davanti alla lente frontale per ottimizzare la resa tonale/cromatica della fotografia; normalmente sono forniti in montatura circolare di metallo e attacco filettato compatibile con quello dell’obiettivo, ma esistono anche sistemi con filtri quadrati in materiale sintetico che si inseriscono in un telaio di supporto che prevede vari anelli posteriori applicabili per adattarlo ai differenti diametri; i modelli più utili per la fotografia a colori sono:

FILTRI UV o SKYLIGHT – Filtri con leggerissima intonazione calda, rosa-salmone, che tagliano la banda ultravioletta della luce in prossimità dello spettro visibile, riducendo leggermente la foschia in distanza e la dominante fredda nelle ombre al mare o in quota, tuttavia vengono sfruttati principalmente come elemento protettivo della lente anteriore, tenendoli sempre in posizione perché non influenzano la resa cromatica complessiva e non assorbono luce; ricordiamo però che con grandangolari spinti l’inclinazione dei raggi luminosi ai bordi può creare col filtro un calo di nitidezza e aberrazione cromatica.

FILTRO POLARIZZATORE – Lascia passare la luce secondo un piano di polarizzazione univoco; riduce i riflessi speculari da oggetti non metallici, donando colori più saturi, e scurisce il cielo esaltando le nuvole, con effetti spettacolari; esiste in versione lineare e circolare e certe reflex con specchio semitrasparente richiedono la seconda tipologia, più costosa, per non interferire con la lettura esposimetrica o l’autofocus

FILTRO NEUTRO ND – Parzializza il passaggio della luce in modo omogeneo su tutto lo spettro, allungando i tempi di posa per effetti speciali come il mosso dell’acqua nelle cascate o piazze gremite che sembrano vuote grazie al continuo movimento dei soggetti rispetto alla lunghissima esposizione impiegata.

 

 

FILTRO NEUTRO DIGRADANTE – È una variante del precedente, con settore ND su un lato del filtro che sfuma gradualmente al centro per passare ad una parte invece trasparente; è utile in soggetti con orizzonte dal profilo uniforme e grande differenza di luminosità fra cielo e suolo: piazzando il settore grigio sul cielo e quello trasparente sul terreno si uniforma l’esposizione, ottenendo immagini più gammate dal punto di vista tonale; per questo filtro risulta più sfruttabile la versione quadrata senza montatura da inserire nel relativo telaio di supporto perché consente non solo di ruotare il piano di passaggio fra ND e trasparente ma anche di posizionarlo all’altezza più opportuna.

FILTRO IR – UV CUT – Taglia sia l’ultravioletto che l’infrarosso all’estremità dello spettro visibile e migliora la riproduzione cromatica in apparecchi digitali che abbiano una risposta spettrale residua nell’infrarosso.

Nella fotografia bianconero analogica si utilizzano invece filtri taglia-banda che nella stampa finale modificano la densità dei grigi generati dai vari colori, differenziandoli opportunamente; le versioni impiegate sono:

  • FILTRO GIALLO – Produce toni più chiari negli elementi che in origine erano di tonalità calda e più scuri in quelli derivati dall’azzurro/blu; rende l’incarnato più luminoso, separa i toni di vegetazione ed edifici in mattoni e scurisce leggermente il cielo; utilizzabile in quasi tutte le situazioni generiche.
  • FILTRO GIALLO/VERDE – Simile al precedente ma lascia passare più frequenze del verde, rendendo la vegetazione nel bianconero più luminosa e leggibile rispetto al filtro giallo.
  • FILTRO ARANCIO – Replica le caratteristiche del giallo esaltandole, con cielo e ombra scoperta più scuri e incremento di contrasto complessivo utile nel paesaggio.
  • FILTRO ROSSO – Estremizza l’effetto del filtro arancio, con ombre tappate, alto contrasto, cieli molto scuri e nuvole in grande evidenza; la foschia in distanza è molto attenuata e può produrre foto di paesaggio spettacolari; arancio e rosso tuttavia bloccano il passaggio del verde e la vegetazione può risultare sgradevolmente scura e priva di sfumature.

 

 

FILTRO INFRAROSSO – Lascia passare solamente la banda infrarossa partendo dal limite dello spettro visibile nel rosso scuro e viene sfruttato con film infrared o fotocamere digitali con sensore adattato per tale impiego eliminando il filtro taglia-banda; l’utilizzo di frequenze della luce ad onda lunga annulla la foschia in modo drastico e nel paesaggio la riproduzione è onirica, con cieli neri e la vegetazione che riflettendo molti infrarossi esibisce l’effetto Wood e sull’immagine finale appare bianca.

In questa serie di accessori esistono modelli che effettuano il taglio di banda a frequenze della luce progressivamente più lunghe e spesso indicate nel codice di riferimento del filtro (esempio: l’Hoya R72 trasmette a partire da 720nm di lunghezza d’onda).

FILTRI SOFT – Sono filtri che tagliano le alte frequenze producendo un’immagine morbida, flou, e costituiscono un’alternativa economica agli obiettivi soft-focus; l’effetto è ottenuto applicando su un filtro neutro una sottile satinatura oppure deponendo pattern e gocce di resina; quest’ultima soluzione era utilizzata dai famosi filtri Zeiss Softar, molto impiegati in passato.

 

 

LENTI ADDIZIONALI – Contrariamente agli altri filtri, in questo caso abbiamo un elemento in vetro con effetto convergente (simile alle lenti degli occhiali da lettura) e misurabile in diottrie che permette di ridurre la distanza minima di messa a fuoco originale e realizzare quindi macrofotografie a basso costo; il vantaggio di questi accessori è il prezzo contenuto e l’assorbimento luminoso trascurabile anche a distanza ridotta, tuttavia questa aggiunta rifrangente al sistema ottico originale produce aberrazione cromatica, e infatti i modelli di alta gamma come le versioni Leitz Elpro sono dei doppietti acromatici costituiti da 2 lenti cementate realizzate con vetri antagonisti come caratteristiche rifrattive e dispersive; in certi casi esistono anche lenti addizionali specificamente disegnate per incrementare il range di un solo obiettivo, come il tipo Apo-Elpro 1:2 – 1;1 creata per il Leica Apo-Macro-Elmarit-R 100mm f/2,8.

 

 

Per adattare eventualmente filtri ad obiettivi di diametro differente (possibilmente inferiore) sono oggi disponibili economici stepper filettati su ambo i lati con passi differenti, mentre per i filtri rettangolari a sistema con relativo telaio, come anticipato, esistono a richiesta raccordi di vario diametro.

FLASH ANULARI – Si tratta di lampeggiatori elettronici il cui tubo con relativa parabola sono separati dalla struttura di alimentazione e controllo e sagomati in forma circolare; si applicano davanti agli obiettivi macro come un filtro e producono un’illuminazione diretta e senza ombre, utile con certi soggetti.

 

 

AGGIUNTIVI AFOCALI – Molto in voga negli anni ’50 e ’60 e successivamente su apparecchi ad obiettivo fisso, sono gruppi ottici che si montano frontalmente e incrementano o riducono la focale dell’obiettivo primario, trasformando ad esempio un normale in un leggero grandangolare o leggero teleobiettivo; nelle ottiche intercambiabili non sono previsti e vengono citati solo per completezza d’informazione.

Come eccezione alla regola, svariati decenni or sono il brand Kenko aveva addirittura creato un complesso aggiuntivo fisheye, in grado di trasformare il nostro obiettivo intercambiabile in un modello speciale da 180° di campo, mentre un’applicazione tecnicamente molto differente ma sempre votata ad ampi angoli di campo è l’aggiuntivo detto “ad occhio di uccello”: si tratta di un tubo di materiale plastico trasparente da applicare davanti all’obiettivo che contiene un elemento emisferico argentato a specchio e rivolto verso l’ottica; scattando la foto vedremo il soggetto che abbiamo di fronte ma nella porzione centrale dell’immagine verrà impressionata anche la riflessione speculare del modulo emisferico che immortala invece il fotografo e quello che ha alle sue spalle con ampia copertura e distorsione simile a quella del fisheye; è un aggiuntivo raro ma curioso.

AGGIUNTIVO ANGOLARE A 90° – Si tratta di un cilindro metallico da applicare davanti all’obiettivo che prevede uno specchio inclinato di 45° e a fianco un’apertura verso l’esterno; con l’accessorio montato l’inquadratura effettiva avviene a 90° rispetto alla direzione verso la quale la fotocamera è apparentemente puntata e consente di eseguire istantanee candid con soggetti ignari di essere ripresi.

RIPRODUTTORE PER NEGATIVI E DIAPOSITIVE – Esistono economici accessori costituiti da un tubo con un semplice sistema ottico e un telaio per negativi e diapositive 24x36mm all’estremità munito di vetro satinato opaco; applicando questo riproduttore all’obiettivo con un originale inserito anteriormente è possibile metterlo a fuoco usando l’elicoide incorporato e riprodurlo con ingrandimento 1:1 per ottenere un duplicato o una riproduzione digitale, tuttavia il potere risolvente di questi sistemi non è molto soddisfacente.

 

Nikon Slide Copying Adapter PS-4 + Bellows PB-6

 

TUBI DI PROLUNGA – Sono cilindri metallici di differente lunghezza anneriti all’interno ed equipaggiati alle 2 estremità con l’attacco da corpo macchina o per obiettivo; nelle ottiche convenzionali la messa a fuoco ravvicinata si finalizza distanziando il gruppo di lenti dal piano focale, e questi tubi, singolarmente o combinati, vengono applicati fra obiettivo e fotocamera e permettono di estendere questo tiraggio oltre i limiti ammessi dall’elicoide di messa a fuoco, consentendo di ridurre la distanza di lavoro e incrementare l’ingrandimento del soggetto.

I modelli moderni incorporano i rinvii meccanici o i bus elettrici necessari per mantenere l’esercizio del diaframma a tutta apertura e sono un sistema economico per realizzare macrofotografie con obiettivi non specifici, tenendo tuttavia conto che un incremento indiscriminato del tiraggio produce curvatura di campo e astigmatismo.

SOFFIETTO DI PROLUNGA – Svolge la stessa funzione dei tubi appena descritti ma grazie ad un mantice a soffietto posizionato fra 2 standarde, munite di attacchi per corpo e obiettivo e alla relativa meccanica con cremagliera, permette di variare il tiraggio fra 2 intervalli senza soluzione di continuità, finalizzando numerosi rapporti di riproduzione, il tutto a fronte di un maggiore ingombro e di costi superiori; anni or sono vennero anche realizzati obiettivi macro denominati “Bellows” in montatura corta priva di elicoide (come il Carl Zeiss S-Planar 100mm f/4 T* per Contax-Yashica, l’SMC Pentax Bellows 100mm f/4 o il Leitz Elmar 100mm f/4) che sul soffietto originale della casa consentivano una messa a fuoco da infinito (con soffietto completamente chiuso) fino al rapporto 1:1 e anche oltre, sfruttando in pratica il soffietto come elemento di messa a fuoco estesa.

Di questo dispositivo esistono versioni più economiche e prive di interfacce meccaniche o elettriche al corpo macchina e modelli più sofisticati che dialogano semplificando le operazioni, tuttavia trattandosi di un accessorio da utilizzare staticamente su treppiedi non sussistono particolari problemi in ogni caso.

 

 

Alcuni modelli (i datati Nikon PB-4 o Contax Auto extension Bellows e il moderno Novoflex Universal Tilt/Shift Bellows) prevedono anche il basculaggio della standarda anteriore, in analogia con i banchi ottici di grande formato, e questo consente di sfruttare gli stessi principi per estendere la profondità di campo senza chiudere drasticamente il diaframma incorrendo in un calo di nitidezza per diffrazione; il modello Novoflex fa parte di un sistema con raccordi che consente di applicarlo a qualsiasi fotocamera e di sfruttarlo su tutti i formati fino al 6x7cm.

Modelli come il Nikon PB-6 permettono invece di ruotare di 180° la standarda anteriore con obiettivo montato, agganciando il soffietto sull’altro lato, per utilizzare l’ottica in posizione invertita a forti ingrandimenti e finalizzare una migliore resa ottica; la standarda anteriore incorpora anche un rinvio che consente di chiudere manualmente il diaframma dell’obiettivo invertito (e al momento nascosto dentro il soffietto stesso) dopo la messa a fuoco; il soffietto delle Rolleiflex monoreflex 6x6cm serie 6000 prevedeva invece l’inversione dell’obiettivo con relativo raccordo adattatore e quindi l’applicazione di uno speciale anello alla baionetta posteriore dell’obiettivo con relativi contatti e cavo di interfaccia al corpo per la gestione del diaframma.

ANELLO DI INVERSIONE – Si tratta di un semplice raccordo con una coppia di attacchi contrapposti, uno filettato adatto al passo filtri dell’obiettivo e l’altro con la baionetta da corpo macchina; tale accessorio consente di applicare l’obiettivo su soffietto o tubi di prolunga in posizione invertita, utile nella macro con obiettivi non specialistici quando si supera il rapporto di riproduzione 1:1 perché in questo caso l’utilizzo con gruppo ottico rovesciato crea condizioni più favorevoli alla resa ottica rispetto all’assetto convenzionale, soprattutto spingendosi verso valori ancora più spinti aumentando il tiraggio di prolunga.

AUSILI PER LA REGOLAZIONE – Oggi molti obiettivi sono utilizzati anche per riprese video e tornano utili i set di ingranaggi opzionali da applicare alle ghiere e che si interfacciano al follow focus del rig consentendo una regolazione più dolce e precisa.

 

 

ANELLI ADATTATORI – Un obiettivo nato per un corpo macchina col tiraggio fra baionetta e piano focale superiore a quello di un altro si può eventualmente adattare a quest’ultimo sfruttando la differenza di tiraggio a favore per realizzare un raccordo con le relative baionette o filettature di innesto; le moderne fotocamere digitali mirrorless, grazie alle quote molto ridotte, possono adattare la stragrande maggioranza degli obiettivi esistenti, presenti o passati, sfruttando i relativi raccordi e consentendo di acquisirli di seconda mano a prezzi favorevoli.

MOLTIPLICATORI DI FOCALE – Si tratta di aggiuntivi ottici che si posizionano fra obiettivo e fotocamera e che incorporano un gruppo ottico divergente, costituito da un numero di lenti variabili da 4 a 9, in grado di incrementare la focale originale dell’obiettivo; i modelli più diffusi prevedono un incremento pari a 1,4x e 2x, tuttavia nel tempo si sono avvicendati modelli che da un minimo di 1,26x (il famoso Canon FD-EOS Converter) hanno offerto anche 1,5x, 1,7x e addirittura 3x.

Un tempo questi accessori erano prodotte da aziende indipendenti e commercializzati con vari attacchi (famosi i Komura Telemore e i Kenko Teleplus, con i quali frotte di fotoamatori trasformavano i loro 135mm in potenti 270mm), mentre oggi la tendenza è quella di creare modelli specificamente dedicati a particolari obiettivi, spesso lunghe focali professionali e molto costose, garantendo così il minimo detrimento qualitativo grazie all’ottimizzazione dei reciproci schemi; in ogni caso i modelli di alta gamma come Nikon TC o Canon Extender producono buoni risultati anche senza una dedica specifica.

 

 

Un moltiplicatore è compatto e leggero e incrementa la focale (ad esempio, un 200mm col 2x diventa un 400mm) ad una frazione del costo del corrispondente obiettivo e senza modificare la distanza minima di messa a fuoco, tutti vantaggi evidenti; la contropartita è un ovvia ma contenuta  perdita di risoluzione e contrasto e la luminosità massima ridotta di 1 f/stop con il modello 1,4x e 2 f/stop con un 2x; pertanto, ad esempio, un 300mm f/4 con un moltiplicatore 2x si trasformerà in un 600mm f/8, mentre un 400mm f/2,8 con extender 1,4x diverrà un 560mm f/4.

All’atto pratico l’abbinamento di ottica primaria e moltiplicatore entrambi di ottima qualità fornirà risultati non molto dissimili dalla corrispondente focale fissa, specie se si eviterà di lavorare a diaframma spalancato ma provvedendo a chiuderlo di 1 o 2 valori per massimizzare la resa; oggi i moltiplicatori sono molto sofisticati, adottano vetri speciali e anche superfici asferiche e in certe versioni sono dichiarati Apo, cioè in grado di mantenere l’elevata correzione apocromatica dei colori presente nell’obiettivo di partenza; nel caso di obiettivi professionali di alto livello l’extender dedicato a volte fa parte addirittura della dotazione di serie, mentre – come già accennato in precedenza – nello zoom Canon EF 200-400mm f/4 L IS USM il moltiplicatore 1,4x è incorporato nella montatura meccanica dell’obiettivo e con un semplice movimento viene ribaltato in posizione operativa, trasformandolo in un 280-560mm f/5,6.

 

 


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