Obiettivo. Guida alla scelta.
Questo questa serie di articoli vuole aiutare il fotografo ad aumentare la propria consapevolezza e dotarlo degli strumenti adeguati nella scelta dell’obiettivo più adatto a tradurre la sua ispirazione in un linguaggio, quello fotografico, che sappia esprimere e comunicare al meglio i suoi sentimenti e il suo pensiero.
Tipologie di obiettivi
Gli obiettivi fotografici sono differenziati in categorie e tipologie che offrono al fotografo molteplici approcci visivi per assecondare le sue esigenze e fantasie, grazie all’ampio differenziale di angolo di campo e apertura massima che essi offrono; dal momento che molti modelli particolari sono prodotti da fabbricanti diversi o destinati a famiglie di apparecchi differenti, spesso la scelta stessa della fotocamera viene condizionata dalle ottiche che siamo poi intenzionati ad aggiungere.
Gli obiettivi fotografici a copertura più estrema consentono addirittura un angolo di campo di 270° e oltre (inquadrando in pratica fin dietro il piano della fotocamera), come nel caso di speciali obiettivi fisheye nati per monitorare l’interno di tubazioni, caldaie, pneumatici, etc., mentre restando nelle ottiche cosiddette rettilineari, cioè a proiezione normale e con distorsione corretta, il limite attuale è 135°; nel campo dei teleobiettivi esistono invece focali da 2.000mm che sul full-frame 24x26mm inquadrano appena 1,2°; in questo campo il record assoluto appartiene al Canon Mirror Lens 5.200mm f/14, un modello speciale a specchi creato decine di anni fa per sorveglianza e riprese cine che garantiva un ingrandimento di 104 volte rispetto ad un obiettivo normale.
Riguardo alla luminosità, nelle ottiche per uso fotografico convenzionale il modello effettivamente prodotto con maggiore apertura è stato il Kipon/Handevision Ibelux 40mm f/0,85 per formato APS-C, mentre esistono vari modelli con apertura f/0,95 prodotti da Leica, Voigtlaender, Zhongyi, DJ Optical, Venus Optics, Nikon e Canon.
Per convenzione si considerano grandangolari gli obiettivi con angolo di campo da circa 60° e oltre, normali quelli con copertura compresa fra circa 55° e 40° e teleobiettivi i modelli con inquadratura più stretta rispetto ai precedenti; per decenni il corredo classico basilare nel formato 24x36mm prevedeva un medio grandangolare da 28mm e 76°, un normale da 50mm e 46° e un teleobiettivo da 135mm e 18°, mentre oggi la maggioranza degli utenti si affida ad ottiche zoom per la loro praticità, scegliendo obiettivi a focale fissa quando servano modelli con caratteristiche o luminosità particolari.
TIPOLOGIE DI OBIETTIVI
FISHEYE – concepiti negli anni ’20 per uso meteorologico, i fisheye proiettano l’immagine sfruttando un rapporto particolare fra angolo di ripresa e posizione del corrispondente elemento nel fotogramma, e con forte distorsione coprono un angolo di campo tipico da 180° ma decenni or sono esistevano anche i Nikon Fisheye-Nikkor 6mm f/5,6 e 6mm f/2,8 che si spingevano a 220°, mentre in campo video il fisheye Entaniya 1mm f/2,8 per piccoli sensori da 1/2,3” e 1/1,7” copre addirittura 280°.
I fisheye prevedono 2 categorie: modelli a copertura circolare (l’intero cerchio di proiezione è inscritto nel fotogramma, col resto dell’immagine nero) e versioni a copertura totale (nelle quali il formato è invece inscritto dentro il cerchio di copertura, e i 180° di campo sono disponibili solo negli angoli); attualmente esistono anche obiettivi fisheye zoom, come il Canon EF Fisheye 8-15mm f/4 L o il Nikon AF-S Fisheye Nikkor 8-15mm f/3,5-4,5 E ED, che offrono una copertura totale sia con sensori APS-C che full-frame 24x36mm, ed utilizzandoli su quest’ultimo con la focale corta abbiamo invece una copertura circolare che consente di sfruttare interamente la proiezione.

L’estetica fisheye è ormai sdogatata grazie alle sport-cam che la sfruttano abitualmente, e a parte le immagini d’effetto e pubblicitarie quest’obiettivo è utile anche per riprese zenitali del cielo per monitorare le masse nuvolose o della volta di edifici e risulta indispensabile in immagini e rendering di virtual reality, sfruttando i relativi software; in questo settore Canon ha lanciato il particolare RF 5,2mm f/2,8 L Dual Fisheye con 2 ottiche gemelle affiancate per contenuti VR 3D stereoscopici.
Curiosità:
Voigtlaender, tra il 1904 e il 1920, produsse la Stereophotoskop, fotocamere dotate di tre obiettivi (un obiettivo di visione e due obbiettivi di ripresa) e capaci di produrre coppie stereo di immagini 4×4 cm su lastre da 4,5×10,7 cm. Alla Stereophotoskop seguì dal 1914 la Stereflektoskop e nel 1925 la più evoluta Heidoscop. Furono tra le prime fotocamere che diedero vita alla Stereofotografia che ha poi trovato la sua evoluzione nell’attuale 3D.
SUPERGRANDANGOLARI – Sono obiettivi ad angolo di campo molto ampio ma con riproduzione rettilineare, senza distorsione fisheye; normalmente si considerano tali i modelli a partire da 90° (21mm sul full-frame), e attualmente le versioni più spinte sono i 9mm f/5,6 offerti da Laowa e 7Artisans, in grado di coprire 135°, mentre nel campo degli zoom troviamo il Laowa 10-18mm f/4,5-5,6 per formato full-frame e intervallo di copertura 130°-100°, oppure il Canon RF-S 10-18mm f/4,5-5,6 IS STM per sensori APS-C.

Il calcolo di supergrandangolari destinati ad apparecchi reflex è molto più difficile perché la lente posteriore deve prevedere una maggiore distanza dal piano focale, rendendo lo schema e il calcolo decisamente complessi, infatti le versioni più spinte citate sopra sono nate per corpi mirrorless o a telemetro, con possibilità di maggiore arretramento del gruppo ottico; normalmente i supergrandangolari moderni, fissi o zoom, fanno largo uso di superfici asferiche e vetri speciali per finalizzare il calcolo e spesso adottano sistemi flottanti per mantenere la resa a distanze brevi.
Di recente sono stati proposti anche supergrandangolari di elevata luminosità e pensati soprattutto per impiego astronomico, come il Sigma Art 14mm f/1,4 DG DN che copre 114° sul full-frame, mentre esistono moderni zoom 15-35mm f/2,8 o 16-35mm f/2,8 che coprono la maggioranza di tali focali e risultano molto pratici sul campo.
GRANDANGOLARI – concettualmente analoghi ai precedenti, si caratterizzando per un angolo di campo meno spinto e normalmente compreso fra 60° e 90°, con focali che sul full-frame spaziano da 40mm a 21mm; l’angolo ridotto produce dinamizzazioni e deformazioni prospettiche più contenute, offrendo una resa equilibrata in molte condizioni d’uso dove spazi ridotti o esigenze creative non impongano coperture maggiori; una focale come il 28mm sul full-frame produce una vista inequivocabilmente grandangolare ma con dinamizzazione dei piani piacevole e non forzata, mentre il 35mm è storicamente l’ottica preferita per la street photography.
Anche in questo caso esistono grandangolari di forte luminosità e nel formato 4/3 ci si è spinti fino ad f/0,95, mentre nel full-frame troviamo versioni f/1,4 in tutte le focali, da 20mm a 40mm (ad esempio; Sigma Art 20mm f/1,4 DG HSM e Voigtlaender VM Nokton 40mm f/1,4); fino al 2020 Voigtlaender produceva addirittura un VM Nokton II in attacco Leica M da 35mm f/1,2.
NORMALI – il normale per convenzione prevede una lunghezza focale in millimetri pari alla diagonale del formato coperto, quindi 43mm nel full-frame, 80mm nel 6x6cm e così via, tuttavia in questo modo la copertura è già leggermente grandangolare e di solito lo standard nel full frame è 50mm, nell’APS-C 35mm e nel 4/3 25mm; il normale restituisce una resa prospettica e una scansione dei piani analoga a quella dell’occhio, producendo una resa visivamente molto naturale, tuttavia da tempo la tendenza è quella di includerlo in uno zoom standard tuttofare, inizialmente da 35-70mm e poi a copertura sempre più estesa.
In realtà il normale a focale fissa è facile da calcolare e gli schemi utilizzati producono una resa ottica elevata, inoltre è possibile renderlo compatto e prevedere un’apertura massima molto ampia (valori di f/1,8 o f/1,4 sono la norma) pur conservando un prezzo di acquisto contenuto, caratteristiche che controbilanciano il vantaggio di sfruttare uno zoom a focale variabile.
In questo settore i modelli entry-level f/1,8 sono un ottimo value-for-money mentre esistono esemplari molto luminosi presenti e passati con aperture f/1,2, f/1,1, f/1,0 e f/0,95, spesso realizzati impiegando superfici asferiche, elementi flottanti e vetri speciali con prezzi molto diversificati e, nel caso dei modelli di brand cinesi, a volte realmente abbordabili per le caratteristiche offerte.
TELEOBIETTIVI – Il teleobiettivo copre un angolo di campo più ridotto rispetto al normale, prevede una focale più lunga e il primo effetto visivo è una sensazione di avvicinamento, tuttavia produce anche una percettibile compressione dei piani nello spazio e una profondità di campo più limitata con fuoco selettivo che offrono possibilità espressive; nel full-frame i teleobiettivi partono da circa 70mm e si spingono attualmente fino a 1.200mm nei normali modelli a rifrazione realizzati con lenti, tuttavia esistono anche tele a schema catadiottrico basati su specchi (come nei modelli astronomici), e in passato Nikon e Asahi Pentax in tale settore hanno offerto modelli da 2.000mm, mentre fra gli zoom spicca il Nikon Zoom-Nikkor Ai-P 1.200-1.700mm f/5,6-8 IF ED del 1990, costosissimo e prodotto in appena 35 esemplari; come curiosità, lo Sceicco Al-Thani del Qatar ha fatto disegnare e produrre da Leica un esemplare unico di Apo-Telyt-R 1.600mm f/5,6 da 1,2m di lunghezza, 60kg di peso e un prezzo superiore ai 2 milioni di Dollari.
I teleobiettivi si possono dividere in modelli corti da ritratto, con focali da 85mm a 135mm nel full-frame, ed esemplari più spinti adatti a paesaggio, architettura, immagini sportive e naturalistiche; nel primo caso quella scelta di focali produce una compressione dei piani non eccessiva che garantisce al volto una prospettiva gradevole e senso di tridimensionalità; in questo settore esistono obiettivi con apertura fino ad f/1,2 che consentono un notevole stacco del soggetto sullo sfondo.
I modelli di lunga focale tendono a soffrire di aberrazione cromatica e gli esemplari moderni sfruttano lenti in fluorite o in vetro ED-UD-SD a bassissima dispersione per contrastarla, mentre l’introduzione si elementi con reticoli diffrattivi in resina per ridurre le dimensioni non ha avuto ampia diffusione; spesso i teleobiettivi devono congelare movimenti rapidi, imponendo un’elevata luminosità che ha portato alla realizzazione di modelli pesanti e ingombranti come i vari 300mm f/2,8, 400mm f/2,8, 500mm f/4, 600mm f/4, 800mm f/5,6 o 1.200mm f/5,6; la tendenza attuale vede invece l’adozione diffusa dello stabilizzatore e il sacrificio dell’apertura massima per contenere dimensioni e peso, potendo anche contare su una qualità sempre migliore ad alti valori ISO offerta dalle fotocamere.
ZOOM – Gli obiettivi zoom sono una categoria trasversale che include tutte le tipologie descritte in precedenza e infatti, solo nel full-frame, esistono modelli con focali da 10mm (130°) fino a 1.700mm (1,5°); gli zoom sono normalmente divisi in 3 gruppi: grandangolari (con focali full-frame da 10mm a 40mm), standard che includono il normale da 50mm e le focali adiacenti (28-70mm, 24-105mm, etc,) e tele (con focali da 70mm in su); la possibilità di variare continuamente la lunghezza focale nell’intervallo ammesso costituisce un innegabile vantaggio sul campo, e la progettazione moderna garantisce una qualità ottica soddisfacente.

Inizialmente il limite degli zoom non era solo il rendimento inferiore ma anche l’apertura massima, spesso limitata ad f/4 o f/4,5, mentre oggi troviamo modelli come il Canon RF 28-70mm f/2 L USM o i Sigma ART 24-35mm f/2 DG HSM, 18-35mm f/1,8 DC HSM e 50-100mm f/1,8 DC HSM che registrano un significativo implemento, utile anche per il fuoco selettivo in riprese video.
Curiosità:
Il Voigtlaender Zoomar 36-82mm f/2,8 del 1959 è considerato il primo obiettivo Zoom commerciale per fotografia della storia. Venne ideato e realizzato con montatura Voigtländer Bessamatic e Exakta da Frank G. Back dopo che, nel 1958, acquisì la società di ottica tedesca Kilfitt dal suo proprietario Heinz Kilfitt e sulla base di un brevetto realizzato dallo stesso Back nel 1946 e realtivo a mirini e proiettori a lunghezza focale variabile sviluppato per l’esercito degli Stati Uniti.
All’atto pratico la disponibilità di zoom professionali con apertura costante f/2,8 da 15mm a 300mm di focale consente idealmente di coprire lo spettro delle riprese convenzionali sfruttando questa categoria di obiettivi, puntando eventualmente sulle focali fisse per versioni di impiego insolito che vedremo in seguito; in particolare, nella foto di paesaggio e naturalistica che impone lunghe trasferte a piedi l’abbinamento di uno zoom grandangolare 16-35mm f/2,8 con uno zoom tele di lunga focale compatto e stabilizzato (come i recenti Canon RF 200-800mm f/6,3-9 IS USM, Nikon Zoom-Nikkor Z 180-600mm f/5,6-6,3 VR o Sigma 150-600mm f/5-6,3 DG DN OS) consente di coprire ogni situazione fotografica con un corredo ancora ragionevolmente trasportabile.

Anche l’economico zoom standard offerto in bundle con molte fotocamere di fascia bassa e media ha la sua ragion d’essere: solitamente è molto compatto e leggero, è a buon mercato e quindi lo si può sfruttare senza patemi anche in situazioni potenzialmente rischiose, copre le focali di più frequente utilizzo e consente al principiante di fare pratica e orientarsi prima di acquistare eventualmente ottiche di fascia superiore e più mirate alle sue esigenze; il principale limite di questi modelli, oltre ad una costruzione economica e non durevole come nei modelli professionali, è costituito dall’apertura massima contenuta che non consente di ridurre drasticamente la profondità di campo per isolare i soggetti, com’è invece possibile con modelli di maggiore apertura; questo vale a maggior ragione con i sensori APS-C che sfruttano focali più corte e quindi garantiscono una profondità di campo ancora superiore.
In questo settore il modello più impressionante resta lo zoom Sigma EX 200-500mm f/2,8 DG, un modello lanciato nell’ormai lontano 2008 che garantisce l’elevatissima apertura massima f/2,8 fino a 500mm, surclassando anche le focali fisse, il tutto al prezzo 72,6cm di lunghezza per 15,7kg di peso, un listino da automobile e soluzione estreme come il movimento delle grosse lenti gestito da motori con relativa batteria ricaricabile.
OTTICHE DECENTRABILI E/O BASCULABILI – Si tratta di obiettivi speciali, con focali da 15mm (Laowa 15mm f/4,5 Zero-D Shift) a 135mm (Canon EF 135mm f/4 TS-E L Macro), che proiettano un cerchio d’immagine più grande di quello necessario al formato di destinazione (ad esempio un moderno 24mm di questo tipo compre l’angolo di campo di un 16,5mm) e prevedono una montatura che consente di spostare lateralmente il gruppo ottico e anche di ruotarlo rispetto agli assi, se basculabili; il decentramento chiama in causa porzioni d’immagine normalmente fuori campo, permettendo di riprendere alti edifici senza inclinare la fotocamera ed evitando la classica convergenza delle linee verticali, mentre il basculaggio sfrutta i principi di Scheimpflug utilizzati negli apparecchi di grande formato e consente di manipolare la profondità di campo, orientandola a piacere; il decentramento risulta più utile con le focali corte ad ampio angolo di campo e in foto di architettura, mentre il basculaggio è sfruttabile in riprese ravvicinate di oggetti per cataloghi e simili, scegliendo focali più lunghe per una migliore riproduzione prospettica ed applicando il basculaggio per orientare la profondità di campo in modo da tenere a fuoco l’intero soggetto.
OTTICHE MACRO – Gli obiettivi di questo tipo sono progettati per una resa ottimale a distanze ravvicinate, inquadrando soggetti di piccole dimensioni, e non si limitano a permettere meccanicamente l’accesso ad ingrandimenti superiori ma sono anche calcolati otticamente per ridurre aberrazioni come curvatura di campo, astigmatismo e coma che possono comparire realizzando macro con obiettivi normali montati su tubi di prolunga o soffietto.
La gamma delle ottiche macro è oggi molto estesa, coprendo focali dal supergrandangolare Laowa 15mm f/4 Macro da ben 110° fino a tele abbastanza spinti, mentre la luminosità massima negli anni è progressivamente aumentata fino a modelli f/2 come i datati 50mm f/2 Olympus OM Zuiko Macro e Carl Zeiss Makro-Planar ZF / ZE o i più moderni Yongnuo 60mm f/2 Macro, Canon RF 85mm f/2 Macro IS STM o Tamron SP 60mm f/2 Di II LD Macro; i macro di un tempo arrivavano ad un fattore di riproduzione 1:2 (campo inquadrato di dimensioni doppie rispetto al formato), mentre solitamente i modelli moderni arrivano ad 1:1 (campo inquadrato grande come il formato) e prevedono sistemi flottanti di compensazione.
Curiosità:
Il rapporto di riproduzione 1:1 nella macrofotografia indica che un soggetto viene proiettato sul sensore della fotocamera (o sulla pellicola) con le sue dimensioni reali. Ad esempio, un insetto di 1cm di lunghezza verrà riprodotto con la setssa lunghezza di 1cm sul sensore, permettendo di ottenere ingrandimenti elevati e dettagli estremi tipici della vera macro. Il rapporto di riproduzione 1:2 proietterà lo stesso insetto con una lunghezza di 0,5cm (5mm). Un obiettivo Macro con rapporto di riproduzuone 1:15 sarà in grado di ingrandire l’insetto riproducendolo con una lunghezza di 1,15cm (115mm)
Un macro di focale normale (50-60mm nel full-frame, 40mm nell’APS-C come nel caso del Nikon AF-S Micro-Nikkor DX 40mm f/2,8 G) può sostituire egregiamente la focale standard permettendo anche l’accesso a riprese ravvicinate e risulta utile riproducendo originali piani come quadri o mappe perché il maggiore angolo di campo richiede una minore distanza di ripresa su un riproduttore a colonna; macro con focale medio-tele sono utili per riprendere oggetti con una prospettiva più compressa e gradevole mentre quelli di focale più lunga, lavorando a maggiore distanza, trovano impiego nella caccia fotografica di insetti e piccoli animali o per documentare processi potenzialmente pericolosi; in questo campo i precursori furono il Nikon Micro-Nikkor Ai 200mm f4 e il Canon FD 200mm f/4 Macro e come curiosità esiste anche il Nikon AF Zoom-Micro-Nikkor 70-180mm f/4,5.5,6 D ED, zoom tele calcolato esplicitamente per la macro e con messa a fuoco ravvicinata.
In passato esistevano anche tele-macro con flash anulare incorporato, utilizzati in campo medico (Nikon Medical-Nikkor, Yashica Dental-Eye), mentre oggi si tende a passare ad anelli con LED montati frontalmente.
Macro speciali sono i probe lenses, montati su una struttura lunga e sottile che consente l’accesso a posizioni anguste (come il Laowa 24mm f/14 2x Macro Probe), oppure modelli che non consentono la messa a fuoco ad infinito e si concentrano su ingrandimenti spinti, come il Canon EF 65mm f/2,8 MP-E 1x-5x, il Laowa 25mm f/2,8 Ultra Macro 2,5x-5x o la particolare serie Laowa Aurogon FF Supermicro Apo che consente sul fotogramma ingrandimenti da 10x a 50x, da vera microfotografia.
CATADIOTTRICI – Sono teleobiettivi basati su uno specchio primario concavo, uno specchio secondario e elementi correttivi; un teleobiettivo di questo tipo non prevede un diaframma regolabile (si utilizzano filtri grigi ND per ridurre l’esposizione) ma risulta estremamente compatto e nel tempo sono state prodotte versioni fotografiche da 250mm a 2.000mm di focale e la categoria ebbe notorietà grazie ai modelli sovietici MTO da 500mm f/8 e 1000mm f/10 che risultavano particolarmente abbordabili; fra i modelli di maggiore apertura citiamo i Carl Zeiss Jena DDR Spiegelobjektiv 500mm f/4 e 1000mm f/5,6 e i Carl Zeiss Mirotar 500mm f/4,5 e 1000mm f/5,6, mentre Asahi Pentax creò un catadiottrico ibrido con gruppo di lenti aggiuntive e funzione zoom, ovvero l’SMC Pentax Reflex Zoom 400-600mm f/8-12 del 1984
SOFT FOCUS – Si tratta di obiettivi molto in voga in passato che sfruttano quote di aberrazione sferica volutamente introdotta per generare un’immagine morbida, con alte luci alonate, adatta al ritratto femminile; proposti da Mamiya, Asahi Pentax e Fuji anche per il medio e grande formato, spesso usano speciali diaframmi metallici “a setaccio” con serie di fori; una particolare declinazione di questi obiettivi è costituita dai Nikon AF-Nikkor Defocus Control 105mm f/2 D e 135mm f/2 D, che tramite una ghiera possono ammorbidire lo sfuocato sul primo piano e nello fondo ed eventualmente agire anche sul piano di fuoco.
Un’altra interpretazione per rendere gradevole lo sfuocato è costituita dagli obiettivi Smooth Trans Focus, come i Minolta 135mm f/2,8 T=4,5 STF, EBC Fujinon XF 56mm f/,1,2 T=1,7 R APD, Sony FE 100mm f/2,8 T=5,6 SFT G OSS e Laowa 105mm f/2 T=3,2 STF (T= identifica la luminosità fotometrica effettiva, inferiore alla geometrica per la specificità della costruzione); in questo caso un elemento ottico è interessato da un filtro grigio digradante che attenua la trasmissione luminosa ai bordi, modificando la riproduzione dei punti sfuocati che prevedono ora estremità sfumate e quasi indistinte.
Le versioni Soft Focus di concezione moderna, come il Canon EF 135mm f/2,8 Soft o il Minolta MC/MD 85mm f/2,8 Varisoft, consentono di dosare l’aberrazione sferica per avere una resa convenzionale oppure soft con vari gradi di morbidezza.
Un’ulteriore variante sul tema è costituita dal Lensbaby Composer Pro II, costituito da un doppietto acromatico di lenti applicato ad una montatura a snodo sferico che produce immagini soft e consente il basculaggio in ogni direzione per modificare il piano di fuoco a scopo creativo.
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