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Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; in questa occasione voglio riecheggiare gli obiettivi a focale variabile destinati alla tradizionale fotografia reflex 35mm che vennero proposti dal celebre produttore francese Pierre Angenieux nell’ultimo scorcio della sua esperienza commerciale nel settore della fotografia, interrotta di fatto nel 1994 quando l’azienda di Saint-Hèand si dedicò esclusivamente a sistemi ottici nei settori cinematografici, militari e medicali, cercando anche di analizzare i relativi schemi ottici e capire quali modelli preesistenti posso essere serviti come fonte di ispirazione per i progettisti.
L’esordio nel settore va retrodatato al 1968, quando l’azienda mise a disposizione uno zoom 45-90mm 1:2,8, costoso ed elitario, destinato al corredo Leicaflex, tuttavia il vero terremoto si registrò negli anni ’80, quando Angenieux commercializzò 3 obiettivi a focale variabile disponibili con differenti innesti per vari marchi di fotocamere, trasformandoli nelle ottiche universali di maggior rango e più desiderate della storia; questi obiettivi erano l’Angenieux 2×35 35-70mm 1:2,5-3,3 del 1982, l’Angenieux 3×70 70-210mm 1:3,5 del 1982 e l’Angenieux 28-70mm 1:2,6 AF del 1990, quest’ultimo unico modello creato dall’azienda francese con funzionalità autofocus; tali modelli suscitarono immediatamente un notevole interesse nonostante un prezzo di vendita pari o superiore a quello dei migliori produttori di ottiche originali, e a questo terzetto va anche aggiunto per completezza sistematica uno zoom 28-80mm 1:3,2 presentato nel 1988 che non venne mai prodotto in serie.
Vediamo ora le caratteristiche di ciascun modello.
Una caratteristica di questi zoom Angenieux fotografici anni ’80 era la lussuosissima presentazione in un cofanetto che accoglieva l’obiettivo assieme ad una ricca dotazione funzionale; l’immagine mostra un 35-70mm 1:2,5-3,3 che veniva fornito con tappi protettivi, custodia floscia brandizzata, filtro UV originale e addirittura 2 paraluce ad innesto rapido, uno più raccolto e destinato alla focale grandangolare 35mm e l’altro più efficace da utilizzare a 70mm.
L’obiettivo, ispirandosi alla tecnica del modello Canon FD 35-70mm 1:2,8-3.5 S.S.C. del quale imita lo schema a 2 gruppi mobili contenuti in una struttura a lunghezza costante, appare decisamente ingombrante per la categoria, con una lunghezza di ben 131mm senza paraluce e un diametro di 71mm, mentre il peso si ferma ad appena 525g.
L’attacco filtri, statico durante la rotazione delle ghiere, è da 58×0,75mm e nella parte anteriore è presente una baionetta per l’innesto rapido dei paraluce; messa a fuoco e variazione di focale sono gestite da 2 ghiere distinte, molto ampie e munite di rilievi longitudinali per migliorare la presa, con distanza minima a 0,46m e lunghezze focali da 35mm, 50mm e 70mm indicate in chiaro; accanto alla linea di fede sono riportati anche gli indici della profondità di campo a 35mm (focale scelta perché fornisce la massima estensione in tale parametro, rendendo più sfruttabili i relativi riferimenti), mentre accanto alle numerazioni con le aperture del diaframma (da 1:2,5 a 1:22) sono applicate 2 differenti linee di fede, una delle quali è rossa come il valore 1:2,5 e la focale 35mm per indicare che tale apertura è disponibile ed utilizzabile come referenza solamente alla focale più corta, mentre l’indice bianco definisce invece, con ghiera sempre a piena apertura, il valore effettivo a 70mm, ovvero 1:3,3.
Quest’obiettivo divenne disponibile con attacco a baionetta Canon FD, Contax.Yashica, Leica R, Minolta MD, Nikon AiS, Olympus OM e Pentax K, coprendo in pratica la maggioranza dei marchi di prestigio all’epoca attivi nel settore.
Tornando al peso di poco superiore a 500g, quest’ultimo valore risulta così contenuto, nonostante un complesso schema ottico a 11 lenti, perché la struttura meccanica ideata da Angenieux era a dir poco sconcertante: tutte le strutture esterne dell’obiettivo sono infatti in resina policarbonato, con elicoidi in materiale antifrizione che non richiedono manutenzione, e le lenti sono fissate con anelli elastici autoserranti; queste soluzioni venivano magnificate come un plusvalore che garantiva un funzionamento senza problemi e rendeva l’obiettivo insensibile a urti e vibrazioni continuate (famoso un episodio accaduto in Photokina, con il responsabile allo stand Angenieux che saliva in piedi sopra l’obiettivo per mostrarne la robustezza), tuttavia è difficile pensare che l’intento non fosse anche quello di contenere al minimo i costi, anche considerando che le diciture non prevedono una incisione colmata di smalto ma una ben più economica serigrafia sulla superficie della plastica, tutte soluzioni che sarebbe lecito aspettarsi nel più economico degli obiettivi universali, mentre, ad esempio, questo Angenieux 35-70mm 1:2,5-3,3 costava quasi come il Vario-Elmar-R 35-70mm 1:3,5 per Leica R ed era decisamente più costoso dei corrispondenti modelli Canon e Nikon.
Queste scelte, peraltro, hanno poi creato seri problemi col passare del tempo, perché da un lato le citate ghiere antifrizione hanno invece mostrato impuntamenti a fondo-corsa, mentre il policarbonato largamente utilizzato nella struttura, e del quale evidentemente non si conosceva bene il comportamento nel lungo termine, col passare degli anni ha vetrificato e in molti esemplari la struttura si è rotta anche durante la conservazione statica; si può quindi anticipare che queste soluzioni così originali non hanno pagato.
In questa immagine possiamo apprezzare il 35-70mm 1:2,5-3,3 con applicati entrambi i paraluce; questa doppia dotazione mostra attenzione ai dettagli tuttavia in un modello “trans-standard” come questo, votato alla foto dinamica e di viaggio, la necessità di cambiare paraluce in funzione della focale impiegata appare davvero poco pratica; in ogni caso l’utente poteva sempre utilizzare il modello più ridotto per 35mm anche alle focali successive, come del resto avviene con gli altri zoom dello stesso tipo, anche considerando il fatto che a 70mm i 2 gruppi ottici principali si avvicinano fra loro e le lenti anteriori recedono nella montatura che diviene a sua volta un paraluce naturale.
La vista posteriore mostra un attacco Leica R con relative camme; attorno all’ultima lente è visibile un flare-stopper rettangolare di ispirazione cinematografica che ci ricorda il nobile lignaggio del fabbricante, tuttavia tutto quel policarbonato con serigrafie superficiali dal mio punto di vista è qualcosa di inaccettabile per un simile marchio e in tale fascia di prezzo.
Per quanto riguarda il gruppo ottico, questo zoom standard Angenieux si ispira chiaramente al famoso Canon FD 35-70mm 1:2,8-3.5 S.S.C., completato da Akira Takima nell’Aprile 1972 e commercializzato dal 1973; questo zoom all’epoca era famoso perché vantava elevate prestazioni e anche una particolare meccanica, a sua volta brevettata, con posizione macro oltre il fondo-corsa naturale della ghiera per le focali e accessibile svincolando il relativo blocco.
Lo zoom Canon era articolato su 2 gruppi principali soltanto, ampiamente distanziati come da illustrazione a 35mm e poi reciprocamente sempre più vicini passando a 70mm, e come si può osservare i tecnici Angenieux si sono largamente ispirati a tale disegno, con modifiche marginali, mantenendo l’apertura massima variabile durante l’escursione ma spingendola a valori superiori, appunto 1:2,5-3,3 anziché 1:2,8-3.5.
Le similitudini nello schema sono tali da supporre che a Saint-Hèand abbiano fisicamente smontato e studiato il modello Canon, così come forse acquisito e analizzato il relativo brevetto, una scelta comprensibile perché negli anni ’70 questo 35-70mm della serie FD era molto famoso per le sue elevate prestazioni.
Come referenza storica, ecco il brevetto dello zoom Canon, consegnato per la registrazione prioritaria nipponica il 18 Aprile 1972 e firmato da Akira Tajima per Canon Kabushiki Kaisha; lo schema è conforme al modello di serie e possiamo notare come includa anche 2 vetri agli ossidi delle Terre Rare, un Lanthanum Crown LAK8 in L3 e un Lanthanum Crown LAK14 in L6.
Passando al modello di focale più lunga, l’Angenieux Zoom 3×70 70-210mm 1:3,5 (mostrato nel 1982 ma effettivamente commercializzato dal 1983), la presentazione non cambiava e anche in questo caso il prodotto era offerto in un lussuoso cofanetto con tappi protettivi, custodia floscia brandizzata, filtro UV originale e paraluce; l’obiettivo, così come il 35-70mm appena discusso, era consegnato con una garanzia incondizionata a vita, un’offerta sempre temeraria da parte di brand e importatori perché, ad esempio, mi chiedo ci risponda ora di tale garanzia sui numerosi barilotti in resina frantumatisi da soli e da rimpiazzare, quando l’azienda produttrice è fuori dal settore fotografico da oltre trent’anni e da altrettanto non distribuisce ricambi o forma e mantiene laboratori tecnici… (un ragionamento simile mi passò per la testa molti anni fa osservando la garanzia Cofas “a vita” della mia Nikkormat EL del 1974… Chiesi lumi in proposito al rappresentante Nital per la mia regione, trovandolo in serio imbarazzo a rispondere).
Mettendo da parte tali considerazioni, nell’epoca d’oro delle ottiche universali gli zoom descritti in questa occasione costituiscono l’unico esempio di obiettivi di tal genere messi a disposizione da un fabbricante di grandissimo lustro e fama, pezzi spesso più prestigiosi degli stessi originali che andavano ad affiancare nel corredo dell’acquirente, una situazione realmente insolita che li rende dei pezzi storici, pur con la miscellanea di luci e ombre che abbiamo visto.
Un abbraccio a tutti; Marco chiude.
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