Zhongyi Speed Master 50mm 1:0,95

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; Per decenni siamo stati abituati alla progettazione e produzione di obiettivi fotografici circoscritta principalmente a due poli, Giappone e Germania: il primo volto a soddisfare le esigenze del consumo di massa e la seconda a riempire nicchie d’alta gamma destinate ad una cerchia più ristretta di raffinati amatori.

Nell’ultimo decennio questo status quo ha iniziato a vacillare e un terzo fattore si è inserito nell’equazione da quando la Cina non si è più limitata a fornire delocalizzazioni a costi vantaggiosi per l’assemblaggio di ottiche di concezione esterna ma ha visto nascere aziende ottiche in grado di realizzare in autonomia l’intero ciclo, dando quindi vita a linee di obiettivi autarchici al cento per cento; in questo ambito una delle realtà più interessanti ruota attorno a Xu Zonghyi, intraprendente ottico e imprenditore, grazie al quale oggi sono disponibili interessanti obiettivi che portano il suo nome e offrono un inedito rapporto fra caratteristiche geometriche e prezzo al dettaglio.

Ho impiegato molto tempo analizzando letteralmente migliaia di brevetti cinesi per enucleare quelli legati al campo dell’ottica, con ovvie difficoltà legate all’idioma, e in questa sede voglio fare il punto sull’avanzamento tecnico nel settore messo in campo da questa nazione descrivendo l’evoluzione tecnica di un famoso obiettivo Zhongyi, il luminosissimo normale per full-frame Speed Master 50mm 1:0,95.

 

 

Xu Zhongyi è un ottico talentuoso che da un lato ha saputo creare un efficiente team di colleghi da lui diretto e in grado di calcolare in Cina obiettivi perfettamente in linea con lo stato dell’arte del settore, dall’altro con piglio imprenditoriale fin dal 1984 ha dato vita ad una join venture con partner giapponesi legati all’azienda Mitake (titolare del marchio Mitakon col quale alcuni decenni or sono venivano commercializzati obiettivi fotografici consumer), ottenendo finanziamenti, know-how e moderni hardware e fondando la società Shenyang Zhongyi Optical & Electronic Co., azienda che tuttora produce e commercializza obiettivi progettati da Xu Zhongyi e relativi colleghi, distribuendoli sia col marchio Zhongyi che con quello Mitakon, ereditato dai soci giapponesi.

Nell’ultimo decennio questo team si è focalizzato sugli obiettivi molto luminosi, prima concependo un booster per utilizzare ottiche full-frame sul formato APS-C, restringendo la copertura e guadagnando in apertura massima, poi progettando ottiche complete caratterizzate dall’iperbolica apertura iniziale 1:0,95, dando vita a modelli per i vari formati di sensore 4/3, APS-C e full-frame; proprio al classico 24x36mm l’azienda ha dedicato un normale 50mm 1:0,95 che si caratterizza per un lungo affinamento e per i quale, dal 2014 al 2020, Xu Zhongyi ha depositato in Cina ben 3 brevetti; ripercorriamo dunque la sua genesi.

 

 

Quest’obiettivo, battezzato Zhongyi Speed Master 50mm 1:0,95, ha suscitato molto interesse perché, dopo la storica prima del famoso “dream lens” Canon 50mm 1:0,95 per fotocamere a telemetro di oltre sessant’anni fa, l’unico normale di tale luminosità sul mercato era il famoso Leica Noctilux-M 50mm 1:0,95 Asph. del 2008, un obiettivo eccellente ma anche estremamente costoso ed elitario, persino per gli standard abituali della casa; l’arrivo di un obiettivo dalle analoghe caratteristiche geometriche e strategicamente fornito anche in attacco Leica ha naturalmente suscitato molta curiosità ed interesse, soprattutto prendendo atto che il suo prezzo medio sul mercato era solo una piccola frazione di quanto richiesto per il Noctilux, dettaglio non certo marginale che permetteva eventualmente anche al Leicista di acquistarlo per giocare un po’ con l’estrema luminosità, prendendo confidenza con queste quote estreme senza accendere un mutuo, una sorta di inespensiva “nave scuola” per le grandissime aperture, insomma.

 

 

Lo Zhongyi 50mm 1:0,95 fece la sua apparizione nel 2014 e nel tempo l’azienda ha creato diverse versioni che differiscono per finitura e attacco destinato al corpo macchina; attualmente siamo arrivati allo Speed Master modello III e con diverse configurazioni estetiche e funzionali viene prodotto in montatura compatibile con Sony E, Canon RF, Nikon Z, Leica a telemetro e anche Canon EF; naturalmente, per garantire il ridotto prezzo di listino, l’interfaccia è semplificata e l’innesto prevede solo la baionetta con l’eventuale camma di accoppiamento al telemetro Leica ma nessun dialogo meccanico o elettronico, pertanto anche la versione per EOS è con messa a fuoco manuale, diaframma a chiusura diretta e nessun ausilio, in compenso la ghiera del diaframma prevede finalmente valori equidistanti (precedenti modelli della casa utilizzavano ancora l’obsoleta spaziatura logaritmica che ravvicina progressivamente le posizioni passando alle massime chiusure).

Se da un lato le varie e fantasiose configurazioni per il barilotto risultano dispersive e non definiscono un look caratteristico e definitivo che distingua la produzione Zhongyi, dall’altro la versione EF richiederà un distinguo dal punto di vista ottico.

 

 

Il modello più interessante della serie III, quella attuale, è sicuramente la versione per Leica M, strategicamente proposta sia in finitura nera che satinata cromo e replicando volutamente l’estetica caratteristica delle ottiche Leica originali; naturalmente la fattura meccanica non è paragonabile, tuttavia al momento in cui scrivo il Zhongyi Mitakon Speed Master 50mm 1:0,95 in attacco Leica M è in vendita direttamente dal sito del fabbricante al prezzo temporaneamente scontato di 499 Dollari (listino standard: 799 Dollari), quindi la differenza con il Noctilux-M di riferimento è talmente elevata da far chiudere un occhio anche ai più schizzinosi.

 

 

Abbinando l’originale tedesco e l’alternativa cinese il family feeling è evidente, sebbene il fabbricante non abbia volutamente clonato il design in modo pedissequo, cosa illecita e anche francamente ridicola, in questo caso.

Per quanto riguarda la recente versione per Canon EF, giustamente il fabbricante rimarca come sia l’unico obiettivo 1:0,95 compatibile con corpi reflex e proprio questa caratteristica impone il distinguo annunciato in precedenza.

 

 

Come si può osservare da questa immagine, sia il modello destinato ad apparecchi non reflex a tiraggio ridotto che quello per Canon EOS con tiraggio reflex da 44mm prevedono l’ultima lente posizionata all’altezza della baionetta, quindi lo schema ottico utilizzato nell’obiettivo in attacco Canon EF non può essere lo stesso impiegato nei vari modelli per Sony E, Canon RF, Nikon Z o Leica proprio perché nel primo caso l’ultima lente si trova ad una distanza molto superiore dal piano focale e anche il diametro dell’elemento, che occupa interamente l’interno della grande baionetta EF, appare superiore alla corrispondente lente visibile nel modello per apparecchi a telemetro/mirrorless.

Purtroppo tutti e tre i brevetti legati al 50mm 1:0,95 descrivono uno schema ottico con tiraggio posteriore ridotto e incompatibile con le quote di una reflex, pertanto non è disponibile la documentazione per quello, evidentemente differente, utilizzato nella versione per Canon EOS reflex.

 

 

La versione per EOS si caratterizza anche per una montatura molto massiccia, sottolineata dall’attacco filtri da ben 82mm contro i 67mm utilizzati negli altri modelli; come riferimento, il famoso Canon EF 50 1:1,0 L USM del 1989, famoso per la sua complessione e il peso superiore a 1kg, si accontentava di un passo filtri da 72mm; un’ulteriore raffinatezza della versione per Canon EF è il diaframma con ben 11 lamelle, mentre l’altra ne utilizza 9.

Per il modello destinato ad apparecchi mirrorless e a telemetro Xu Zhongyi depositò invece 3 differenti brevetti, in un lasso di tempo compreso fra il 2014 e il 2020.

 

 

Osservando gli schemi affiancati (purtroppo la grafica dei brevetti è carente) si può osservare come le versioni I e II appaiano praticamente identiche, entrambe con 10 lenti in 7 gruppi e stessa architettura, mentre la versione III del 2020 separa ad aria la sesta lente, quella posteriore del modulo gaussiano principale, aggiungendo quindi un nuovo elemento che porta ad 11 il computo complessivo; quest’ultima versione è interessante non solo perché differisce dalle precedenti ma anche perché evidenzia una particolare attenzione alla proiezione su sensore digitale: infatti, a parità di proporzioni e posizionamento del piano focale, questo modello del 2020 prevede un maggior spazio retrofocale (seppure ancora largamente insufficiente per l’eventuale utilizzo su corpi reflex) che dovrebbe rendere la proiezione leggermente più telecentrica; inoltre nella sezione del brevetto è considerata anche l’influenza del filtro anteposto al sensore, prevedendo in questo caso un elemento anche di elevato spessore.

L’ultima tipologia, conforme alla produzione attuale, appare quindi perfettamente conforme all’impiego su sensore digitale full frame, nonostante lo spazio retrofocale sia forzatamente ridotto per le caratteristiche basilari dello schema che analizzeremo in seguito.

 

 

Tornando invece ai brevetti datati 2014 e 2017, anche il confronto fra le tabelle con i dati grezzi di progetto evidenzia 2 schemi assolutamente identici; questo dettaglio incuriosisce e ci si chiede quale necessità abbia imposto a Xu Zhongyi di brevettare nuovamente un obiettivo già registrato.

La spiegazione può essere questa: il brevetto del 2014 è depositato direttamente a nome dello stesso Xu Zhongyi, che risulta quindi contemporaneamente capo progettista e anche committente titolare dei relativi diritti di sfruttamento, mentre la versione analoga del 2017 risulta registrata per conto di Zhenyang Zhongyi Opt. Tech. Co. Ltd. (la ragione sociale di Shenyang Zhongyi Optical & Electronic Co. utilizzata sui brevetti), e questa versione estende quindi la proprietà intellettuale del brevetto all’azienda stessa e non solo alla persona fisica di Xu Zhongyi; peraltro quest’ultimo è pesantemente coinvolto anche nell’assetto societario dell’azienda stessa, quindi si tratta di una situazione certamente intricata e che, in ogni caso, a un certo punto ha imposto di replicare il brevetto anche a nome di Shenyang Zhongyi Corporation.

Vediamo ora in dettaglio le caratteristiche dei vari schemi ottici previsti per il 50mm 1:0,95 full-frame.

 

 

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Come curiosità, le curve MTF misurate da centro a bordi con 10 e 30 cicli/mm di frequenza spaziale e diaframma tutto aperto 1:0,95 su questi 2 obiettivi confermano la vistosa prevalenza dell’asse sulle zone periferiche nello Zhongyi e un comportamento più omogeneo nel TTArtisan.

La produzione ottica cinese è quindi una realtà recente ma in continuo divenire che non è più possibile ignorare o trattare con sufficienza; se è vero che la parte meccanica espone ancora il fianco a critiche, dal punto di vista ottico queste nuove realizzazioni sono molto interessanti perché nella maggioranza dei casi prevedono schemi moderni e propongono modelli molto particolari o superluminosi che con altri brand imporrebbero prezzi proibitivi per la maggioranza degli appassionati, mentre ottiche come il 50mm 1:0,95 discusso oggi sono oggettivamente abbordabili per tutti e consentono di addentrarsi in particolari ambiti e stili di ripresa senza esporsi in modo significativo, mettendo ottiche oggettivamente speciali o di nicchia alla portata di tutti.

Un abbraccio tutti; Marco chiude.

 

 

 

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