Zeiss Ikon Super-Q-Gigantar 40mm f/0,33: la più luminosa bufala della storia.

Zeiss Ikon Super-Q-Gigantar 40mm 1:0,33: la più luminosa bufala della storia.

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questa occasione parleremo di un oggetto unico e molto chiacchierato che, sulla carta, dovrebbe essere l’obiettivo più luminoso mai prodotto nella storia dell’ottica fotografia; questo pezzo, realizzato in un singolo esemplare, faceva parte dell’eccezionale collezione del caro amico Charles M. Barringer, purtroppo prematuramente trapassato; proprio Charles, assieme ad aggiornamenti sul progredire della sua fatale malattia, in corrispondenze personali mi aveva descritto la storia di questo incredibile obiettivo che era onorato di custodire, un racconto interessante e a tratti surreale che oggi condividerò con voi.

 

 

L’obiettivo in questione è il Super-Q-Gigantar 40mm 1:0,33 (SIC!), prodotto nel 1966 nelle officine Carl Zeiss di Oberkochen; è curioso notare come proprio in quel periodo alla Zeiss avessero concretizzato il progetto di Erhard Glatzel relativo al famoso Planar 50mm 1:0,7 per riprese cinematografiche 35mm commissionato dalla NASA in previsione dell’utilizzo in missioni spaziali, un obiettivo che a sua volta aveva definito un nuovo record di luminosità per ottiche da ripresa, tutta via qualcuno in azienda pensava che tutto questo non fosse ancora sufficiente…

Quell’uomo era Wolf Wehran, addetto alle pubbliche relazioni Zeiss Ikon degli anni ’50 alla chiusura dell’azienda ad inizio anni ’70 e responsabile di varie campagne pubblicitarie; Wehran era presente allo stand Zeiss alla Photokina di Colonia del 1966, un evento per il quale l’azienda aveva presentato una nutrita schiera di obiettivi decisamente innovativi (pensiamo, ad esempio, ai supergrandangolari Distagon 18mm 1:4 per Contarex ed Hologon 15mm 1:8) che riaffermavano il suo ruolo preminente nel settore, tuttavia il manager fu letteralmente ubriacato da un’orgia di ottiche superluminose lanciate dai concorrenti giapponesi, sull’onda degli echi non ancora sopiti per l’incredibile Canon 50mm 1:0,95 apparso nel 1961, al punto da convincersi che il pubblico fosse quasi plagiato da questo indirizzo tecnico e inseguisse il mito della luminosità fine a se stessa, senza preoccuparsi di verificare la presenza simultanea di un’adeguata qualità d’immagine.

Wolf Wehran, tornando in auto da Colonia ad Oberkochen, rimuginò su questi argomenti ed ebbe un’idea folle; giunto in azienda, coinvolse un collega della Photoobjektive plant e gli descrisse il suo piano: creare un obiettivo fake che apparentemente presentasse una luminosità così elevata da annichilire qualsiasi concorrente, una provocazione ironica per sollecitare tutti ad una riflessione, considerando come la luminosità massima in un obiettivo non fosse tutto!

Il manager dovette scontrarsi con le obiezioni del tecnico e la riluttanza delle maestranze che trovavano l’idea semplicemente ridicola, abituate com’erano a dare vita ai leggendari obiettivi per Contarex ed Hasselblad, tuttavia non si fece dissuadere; rovistando in un magazzino assieme all’amico, trovò su uno scaffale un grosso condensatore asferico da 100mm di diametro e composto da due elementi collati, probabilmente destinato ad un grande episcopio e abbandonato perché difettoso; dopo aver pulito accuratamente l’elemento in vetro, ordinò ai perplessi operai di realizzare sul momento una montatura che replicasse esteticamente lo stile dei correnti obiettivi per Contarex, creando quello che all’apparenza sembrava un obiettivo di luminosità straordinaria; letteralmente forzati dal manager, gli esperti operai completarono l’opera in giornata, nel volgere di poche ore.

 

 

L’obiettivo fu equipaggiato con un attacco a baionetta Contarex e le sue quote meccaniche, di pura fantasia, erano tali da consentire di montarlo sul corpo macchina in produzione a quei tempi, cioè il modello I “Cyclope”; la montatura metallica sporgeva per 50mm dalla battuta della baionetta (ai quali andavano aggiunti 35mm di lente asferica a sbalzo) e il diametro delle ghiere di controllo era di ben 125mm; il risultato finale era un “obiettivo” veramente impressionante.

 

 

Le due ghiere di controllo per messa a fuoco e diaframma, in realtà fisicamente scollegate e libere di girare a vuoto, erano graduate rispettivamente da infinito ad 1 metro e da 1:0,33 ad 1:5,6, presentando la stessa finitura anodizzata nera con parti godronate in alluminio a vista che caratterizzava la seconda generazione di obiettivi Carl Zeiss per Contarex; il grosso elemento in vetro stampato a profilo asferico prevedeva un secondo elemento collato posteriore e naturalmente non era concepito per produrre alcuna fotografia, sebbene in una prova effettuata a suo tempo dallo stesso Wehran avesse effettivamente focalizzato un’immagine estremamente soft e nebulosa; tornando alla ghiera del diaframma, teoricamente fra le incisioni 1:0,7 ed 1:0,33 avrebbero dovuto aggiungere anche 1:0,5, valore più aperto di 1 f/stop esatto rispetto ad 1:0,7.

 

 

Nella parte anteriore, dominata dalla mostruosa lente asferica ampiamente sporgente, erano riportati i dati di targa dell’obiettivo, definiti arbitrariamente da Wehran in 40mm per la focale e addirittura 1:0,33 per l’apertura massima, surclassando di fatto qualsiasi ottica concorrente; in realtà il limite fisico per ottiche a rifrazione dovrebbe essere intorno a 1:0,5, tuttavia questo valore strampalato è perfettamente coerente con tutta l’iperbolica follia del progetto; trattandosi di un divertissement realizzato a titolo personale, ovviamente il marchio ufficiale Carl Zeiss fu omesso e anche il numero di matricola, con appena 6 cifre, era di fantasia; un altro dettaglio anomalo era la totale assenza di rivestimento antiriflessi, un dettaglio che saltava immediatamente all’occhio in un periodo in cui tutti gli obiettivi erano ovviamente trattati; dovendo scegliere un brand name nuovo di zecca, Werhan decise di chiamare l’obiettivo Super-Q-Gigantar, una denominazione che richiamava immediatamente le straordinarie caratteristiche ottiche pretese dal nuovo prototipo; per quanto riguarda il misterioso acronimo “Q”, vedremo in seguito a cosa corrisponde…

 

 

Nonostante la follia dell’idea, il risultato finale presenta una sua beluina efficacia e bellezza, risultando in qualche modo persino raccordato e proporzionato al profilo dell’apparecchio e concretizzando un prodotto addirittura credibile; nella parte posteriore della montatura, in corrispondenza della fotocellula esterna al selenio del corpo Contarex, si può notare un elemento a sbalzo; infatti, se l’intraprendente manager doveva creare un fake credibile, tanto valeva farlo fino in fondo…

 

 

Pertanto, siccome il barilotto da 125mm di diametro oscurava completamente la fotocellula, Wehran pensò di inserire nella montatura dell’obiettivo un foro che si trovasse sullo stesso asse, dando l’idea che la cellula esterna potesse addirittura sfruttare un’esposizione TTL, misurando la luce che attraversava il gruppo ottico stesso!

 

 

Questa vista posteriore del Super-Q-Gigantar mostra appunto l’apertura circolare in corrispondenza della fotocellula che comunica direttamente con l’elemento in vetro anteriore; nella foto si vede anche chiaramente l’attacco a baionetta Contarex di tipo standard, tuttavia privo della classica interfaccia rotante per il diaframma al suo interno, in questo caso inutile dal momento che nessun iride era stato predisposto.

Wolf Wehran aveva quindi ottenuto ciò che desiderava: un eccezionale campione da mostra che suscitasse clamore a prescindere dalle sue effettive caratteristiche e funzionalità d’uso, esattamente come egli giudicava molti velleitari obiettivi della concorrenza, creati più per stupire che per produrre solide immagini di alta qualità.

Per concludere: quel è il significato dell’acronimo “Q”? Anni dopo lo stesso Wehran fornì la risposta: “Q” stava per Quatsch, un espressione dello slang tedesco che si potrebbe tradurre in “stronzata”; che mattacchione il nostro manager!

Come appendice al racconto, fa sicuramente riflettere sul significato di collezionismo e sul valore feticistico che incontrollabilmente possono assumere certi pezzi il fatto che, in seguito, non solo divenne convinzione comune che l’obiettivo fosse realmente efficace e funzionale ma che sia poi stato battuto all’asta al prezzo di una berlina tedesca di classe superiore… Non male per un condensatore di scarto assemblato in un angolo dell’officina per gioco.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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