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Zeiss Ikon e Carl Zeiss: produzioni inconsuete

Zeiss Ikon Dresden e Carl Zeiss Jena: produzioni inconsuete

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; le aziende Zeiss Ikon Dresden, artefice delle fotocamere Zeiss fino al termine del Secondo Conflitto, e VEB Carl Zeiss Jena, rinata dalle sue cenere nella Germania Orientale a gestione socialista, sono ovviamente ben conosciute da tutti gli amanti della fotografia e ciascuno di essi ha un quadro più o meno preciso e completo della gamma di prodotti che hanno immesso sul mercato; naturalmente si da per scontato che questi oggetti siano invariabilmente connessi al mondo della fotografia, viceversa questi brand hanno diversificato la loro offerta, proponendo articoli che esulano da questo settore e possono suscitare una comprensibile curiosità; vediamo dunque alcuni esempi di questi prodotti “alieni” che, tuttavia, recano con orgoglio il celebre marchio aziendale!

Per approfondire questo curioso argomento ci avvarremo di brochures originali dell’epoca.

 

Prima sorpresa: nel periodo prebellico, la Zeiss Ikon Dresden mise in commercio un’articolata serie di accessori per automobili, realizzati nelle ex-officine Goerz di Berlin-Zehlendorf, grandi strutture acquisite da alcuni anni in seno alla Zeiss Ikon assieme al relativo marchio aziendale.

 

Una parte di questa gamma comprendeva fanali di vario tipo, dai proiettori anteriori (montati anche su auto di grande pregio come le coeve Rolls Royce allestite da alcuni carrozzieri) a quelli posteriori con luce di stop.

 

Un’altra sezione del catalogo di accessori per auto Zeiss Ikon è dedicata agli indicatori di direzione che, all’epoca, non erano ancora gestiti con fanali dotati di lampada ad intermittenza arancione bensì da indicatori a bandiera che si aprivano meccanicamente a comando, palesando le intenzioni del conducente, un po’ come quando un ciclista segnala col braccio aperto la volontà di cambiare direzione; l’azienda proponeva vari modelli con dimensioni e caratteristiche assortite.

 

Peraltro, la stessa consociata Carl Zeiss Jena si avventurò in questo settore, come confermato da questo fanale d’epoca che ostenta sul vetro l’inconfondibile marchio!

 

Un altro settore in cui la Zeiss Ikon Dresden diversificò la sua produzione fu quella dei lucchetti e delle serrature, anch’essi realizzati con la consueta precisione e qualità; questa imprevedibile divagazione verrà ripresa anche dalla Carl Zeiss di Oberkochen che, memore di questo retaggio, nel dopoguerra per lungo tempo ha mantenuta attiva una linea produttiva di serrature; addirittura si favoleggia che a quei tempi, in azienda, le porte dei vari uffici fossero equipaggiate con serrature Carl Zeiss e che le relative chiavi fossero differenziate in modo che chi era al vertice della gerarchia aziendale potesse aprire tutte le porte con una singola chiave “magica” e poi via a scalare per i sottoposti che, scendendo progressivamente in gerarchia, erano forniti di chiavi che potevano aprire solo le porte dei vani ai quali la loro posizione consentiva di accedere ma non quelle “superiori”, una sorta di “livello d’autorizzazione di sicurezza” meccanico che, sinceramente, mi sembra più leggenda metropolitana che storia credibile.

 

Nel periodo prebellico la Carl Zeiss Jena realizzò anche pregevoli strumenti come sestanti e bussole, tutti prodotti con una precisione e una cura dei dettagli di livello superiore come questo esemplare chiaramente suggerisce.

Nel periodo postbellico la VEB Carl Zeiss Jena costituiva la punta di diamante delle aziende DDR del comparto foto/cine e infatti, non a caso, le fu risparmiato l’ignominioso destino sortito da molte altre aziende fotografiche del territorio, confluite in grossi Kombinat (come ad esempio Pentacon) nei quali l’identità e il prestigioso marchio venivano annullati; nel caso della Zeiss Jena, pur essendo ovviamente convertita in una Volkseigener Betrieb nazionalizzata, le fu comunque riconosciuta la dignità del suo brand name individuale.

Il prestigio dello storico marchio e la qualità dei suoi prodotti, faticosamente mantenuta con grandi sforzi e limitazioni di mezzi anche nel Dopoguerra, erano un fiore all’occhiello di una DDR che stentava a reggere il confronto con le controparti dell’arrembante DFR; in questo contesto, alla VEB Carl Zeiss Jena fu imposto di realizzare non soltanto obiettivi, microscopi ed altri accessori ottici di alto livello ma anche una nutrita serie di strumenti di precisione necessari per la produzione industriale; vediamo dunque cosa è uscito da questi stabilimenti oltre ai conosciuti Tessar o Biotar.

 

Questo primo esempio risale al 1967 ed è uno strumento che consente di verificare e misurare con elevata precisione il profilo di ingranaggi e settori a cremagliera, permettendo di tenere sotto controllo le tolleranze produttive.

 

Questo secondo dispositivo,anch’esso presentato nel 1967, è un misuratore universale, parimenti progettato per effettuare misurazioni di estrema precisione su componenti di produzione.

 

Un altro apparecchio di misurazione Carl Zeiss Jena è questo comparatore ad arco del 1966, uno strumento dalla squisita meccanica che consentiva a sua volta misurazioni con minime tolleranze.

 

Anche questo Abbe-Laengennessgeraet P1 è uno strumento di altissima precisione che permetteva un riscontro dimensionale sul pezzo con tolleranza di 1/1.000mm, decisamente elevata per uno strumento completamente meccanico e risalente al 1966.

 

Nella stessa categoria rientra anche questa serie di Laengenmessmachinen, risalenti però al decennio precedente e prodotte nel 1957; questi strumenti permettevano di misurare la lunghezza del campione con tolleranze minime.

 

Con questi comparatori manuali lanciati nel 1959 era possibile apprezzare discontinuità da 1/1.000mm (col modello 1/60) oppure 2/1.000mm (col modello 2/120, dotato tuttavia di un fondo-scala superiore da +0- 120 micron anziché 60 micron).

 

Un altro strumento nato per i controlli della produzione industriale attinge invece al tradizionale know-how di Carl Zeiss Jena nel campo dell’ottica: si tratta infatti del sofisticato Spiralmikroskop del 1962 che veniva utilizzato per misurare su un pezzo le forze di trazione e compressione uniassiali, configurandolo come un estensimetro ottico.

 

Questo strumento del 1966 è un alesametro che consente di misurare con precisione il diametro di un cilindro alesato e la relativa simmetria dimensionale (ovalizzazione), un oggetto sicuramente utile per aziende meccaniche ed automobilistiche.

 

Questo strumento del 1961 è invece più semplice: si tratta di un termometro che veniva applicato con adesivi riposizionabili a componenti meccaniche; il termometro copre un ristretto range di temperature ambiente compreso fra 16°C e 26°C e veniva utilizzato assieme a misuratori di precisione per effettuare riscontri su pezzi meccanici; dal momento che la temperatura dei materiali genera modifiche dimensionali, il termometro serviva per abbinare alle letture del comparatore alla relativa temperatura di misurazione.

 

Questo strumento presentato nel 1965 è invece un goniometro ottico, anch’esso usato per riscontri di alta precisione su componenti meccanici.

Una impressionante gamma di comparatori e misuratori di precisione venne lanciata dalla VEB Carl Zeiss Jena nel 1966; il relativo catalogo elenca addirittura 50 modelli diversi, differenziati per struttura, dimensioni e destinazioni d’uso ma tutti caratterizzati da una elevatissima precisione che può andare da 1/1.000mm fino ad un incredibile 2/10.000mm (0,2 micron), valori veramente notevoli per strumenti meccanici anni ’60.

 

Un altro comparatore di precisione è questo Innenmessgeraet del 1963, progettato per effettuare misurazioni critiche all’interno di tubi e cavità di componenti.

 

Analogamente ad un dispositivo già visto in precedenza, anche questo strumento presentato nel 1965 serve a misurare con precisione l’alesaggio, cioè il profilo interno di elementi cavi precedentemente fresati, e prevede numerosi accessori destinati a un’ampia serie di diametri diversi.

 

Infine, questo Glaspruefmasse presentato nel 1966 prevedeva elementi in vetro di raggio calibrato esattamente per il riscontro interferometrico sulla curvatura delle lenti, utile per verificare visivamente e rapidamente se lo sbozzo ottenuto corrispondesse esattamente alle specifiche oppure no; sicuramente tale dispositivo trovò un largo impiego anche all’interno dell’azienda, nel dipartimento destinato alla produzione di obiettivi e sistemi ottici.

La VEB Carl Zeiss Jena ebbe attivo per lungo tempo anche un settore destinato alla realizzazione di componenti elettronici e microchips, sul quale i Sovietici riposero molte speranze quando si rese necessario aggiornare i sistemi d’arma dei missili balistici intercontinentali; purtroppo il rigido embargo imposto dagli Stati Uniti all’importazione di strumenti tecnologici e componenti elettronici, nel lungo tempo, impedì a questo dipartimento di essere competitivo e la vera ragione del disarmo unilaterale di certi modelli e sistemi d’arma promosso da Gorbačëv non va visto solamente come un atto di buona volontà sull’onda di Perestrojka e Glasnost ma, più concretamente, come la franca ammissione che tali dispositivi erano ormai troppo obsoleti rispetto ai corrispondenti modelli U.S.A. perché le tanto attese componenti elettroniche ad alte prestazioni in fase di sviluppo alla VEB Carl Zeiss Jena non approdarono mai a prototipi funzionali.

Questa sintesi solo parziale, alla quale vanno debitamente aggiunti strumenti più affini ad industrie ottiche come teodoliti o apparecchi metrici, ci fa quindi comprendere quanto fosse complessa la realtà industriale della Zeiss Ikon Dresden prebellica e della VEB Carl Zeiss Jena, aziende famose per la produzione nel settore ottico/fotografico ma impegnate anche in molti altri campi, nei quali mettevano a frutto la consueta precisione e qualità ottica per creare prodotti d’eccellenza, sempre e in ogni caso, molti dei quali hanno permesso alle aziende del paese il mantenimento dello standard industriale richiesto.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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