Zeiss Hasselblad Tessar 80mm 1:2,8 F

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questo secondo articolo dei quattro dedicati agli obiettivi Zeiss tipo F per Hasselblad prodotti prima della serie C (1957) il protagonista è l’obiettivo normale, quindi sicuramente il più importante perché veniva fornito di primo equipaggiamento con ogni corpo macchina Hasselblad e probabilmente era utilizzato dal fotografo per la maggioranza delle sue immagini; nel precedente corredo prodotto da Eastman Kodak questo ruolo era rivestito dall’Ektar 80mm 1:2,8, poi questa versione fu soppiantata dal nuovo obiettivo standard fornito dalla Zeiss di Oberkochen, ovvero il Tessar 80mm 1:2,8.

 

 

Le ottiche Zeiss tipo F per Hasselblad entrarono a regime nel 1953 ma già a partire dal 1951 iniziarono ad affiancarsi ai modelli Kodak; non è chiaro quando il Tessar 80mm 1:2,8 fece la sua comparsa effettiva sul mercato: il primo lotto di produzione riporta matricole riferibili all’anno 1951 e quindi antecedenti ad un momento topico dell’azienda, quando – a seguito di reiterate dispute legali con la controparte di Jena – nel 1953 ottenne finalmente l’autorizzazione ad abbandonare la provvisoria denominazione Zeiss Opton e ad utilizzare il prestigioso brand name Carl Zeiss; dal momento che i primi lotti di obiettivi vennero assemblati prima della sentenza, esistono esemplari di tale modello ancora marcati Zeiss Opton Tessar.

Contrariamente a quanto avvenne con le altre focali create da Zeiss, fornite in livrea quasi completamente nera, per il normale Tessar 80mm 1:2,8 i canoni estetici del precedente Ektar furono largamente replicati, dalla livrea satinata alle caratteristiche godronature delle ghiere, al punto che ad una rapida occhiata i due 80mm risultano difficilmente distinguibili.

 

 

Anche la complessione meccanica dell’obiettivo Zeiss replica l’elevato standard del predecessore Kodak e risulta di ottimo livello; questa immagine permette anche di apprezzare la piccola presa di forza anteriore che agevola la chiusura rapida del diaframma al valore preselezionato, un dettaglio già visto sull’Ektar.

La differenza principale che caratterizza l’80mm Zeiss è naturalmente l’utilizzo dello schema ottico tipo Tessar a 4 lenti in 3 gruppi, mentre l’Ektar di Kodak sfruttava un più sofisticato sistema a 5 lenti con doppietto anteriore collato.

 

 

Nella brochure del 1954 dedicata a questa famiglia di ottiche Zeiss Hasselblad viene rimarcato come lo schema utilizzato in questo Tessar 80mm 1:2,8 abbia beneficiato dei vantaggi legati a numerosi ricalcoli dell’architettura originale, messi in atto anche utilizzando i più moderni vetri ottici, col risultato di migliorare percettibilmente la correzione generale; inoltre si rimarcava la versatilità del modello promossa dalla ridotta distanza di messa a fuoco (circa 0,5m, come nella versione Kodak).

 

 

Questa Hasselblad 1000F è equipaggiata con uno dei primi Tessar prodotti e ancora marcato Zeiss Opton con la lettera “T” smaltata in rosso ad indicare il rivestimento antiriflessi (poi omessa a partire dal 1953 sugli obiettivi marcati Carl Zeiss); l’estetica dell’obiettivo da un lato costituisce un’evidente citazione del precedente Ektar e dall’altra crea l’archetipo inconfondibile di un’estetica che verrà puntualmente mantenuta nel corredo Zeiss Hasselblad per decenni, fino a diventare un classico e decadendo solo nel 1982 con l’avvento della serie CF.

 

 

Come si apprezza dalla sezione, nonostante l’indubbia compattezza dell’obiettivo le ridottissime dimensioni del gruppo ottico avrebbero permesso di ridurre ulteriormente gli sbalzi del barilotto, anche grazie all’assenza dell’otturatore centrale poi utilizzato a partire dal 1957, tuttavia questo avrebbe compromesso la maneggevolezza delle varie ghiere, già così al limite dell’ergonomia accettabile; lo sbalzo mantenuto nella parte anteriore per fare posto alle parti meccaniche in movimento funge tuttavia da paraluce incorporato, proteggendo la lente anche se quello accessorio non risulta montato.

 

 

Come anticipato, il Tessar 80mm 1:2,8 utilizzato sull’Hasselblad condivide soltanto le quote fisiche con gli omologhi che l’hanno preceduto su corpi macchina come le Ikonta 6x6cm prebelliche; infatti il suo schema venne rivisto nel 1951 da due autentici mostri sacri del calcolo ottico Zeiss: Guenther Lange (capo del dipartimento di calcolo ottico ad Oberkochen) e Robert Richter, talentuoso progettista già in forza prima della guerra alla Carl Zeiss Jena e padre di obiettivi famosi come il grandangolare Topogon o il tele per documentazione aerea militare Telikon, nonché di più moderni modelli fotogrammetrici disegnati nel Dopoguerra per il Dipartimento Metrico Carl Zeiss; la richiesta di brevetto tedesco fu depositata a nome di Zeiss il 12 Giugno 1951 e il documento prevede due differenti embodiments, il secondo dei quali venne sfruttato per l’obiettivo di serie; sebbene ad una prima occhiata lo schema sembri identico a quello dei primi Tessar di inizio secolo, in realtà l’utilizzo di moderni vetri ad alta rifrazione e bassa dispersione e l’ausilio dei primi calcolatori ha permesso di migliorare percettibilmente le prestazioni.

 

 

Nello schema utilizzato per Hasselblad la seconda e la quinta superficie sembrano apparentemente piatte, in realtà tutte le parti dell’obiettivo sono rifrangenti e questi due elementi presentano un raggio di curvatura estremamente ampio e difficile da ottenere con l’adeguata precisione; inoltre i progettisti hanno utilizzato anche due vetri agli ossidi delle Terre Rare: un lanthanum Crown tipo LaK9 per la prima lente e un lanthanum Flint tipo LaF3 per la quarta; complessivamente queste variabili hanno consentito un passo avanti nella correzione generale nonostante l’apertura massima, piuttosto elevata per il tipo di obiettivo e il formato coperto.

 

 

Come nel caso del Distagon F 60mm 1:5,6, anche per il Tessar 80mm 1:2,8 fu realizzata ad Oberkochen, nell’estate 1979, una scheda informativa raccogliendo i dati disponibili; da questo documento si desume che il codice interno attribuito al modello era 10 02 16 e viene anche riportata un’informazione interessante: stando a quanto scritto, la livrea argento dell’obiettivo non dipende da una finitura (anodizzazione o verniciatura) applicata sopra alla struttura bensì dalla lavorazione per fresatura del metallo con successiva applicazione di smalto trasparente, per cui la colorazione era quella del metallo lucidato a vista; il Tessar 80mm prevedeva un tappo a pressione da 57mm, un attacco filettato anteriore da 54×0,75mm e un diaframma a iride che chiudeva da 1:2,8 ad 1:22; l’angolo di campo sulla diagonale è 52°, la lunghezza del barilotto 47,5mm, l’innesto per il corpo macchina utilizza il classico attacco a settori filettati da M60x6mm e lo spazio retrofocale, sufficiente all’esercizio dello specchio reflex, è pari a 64,71mm; le specifiche definitive dell’obiettivo sono conformi a quelle del prototipo 10 02 99 V15, pertanto ad Oberkochen furono realizzati ben 15 esemplari di prova, progressivamente evoluti, fino ad arrivare ad una configurazione ritenuta ottimale.

 

 

Queste misurazioni MTF alle aperture 1:2,8 ed 1:8 furono realizzate il 10 Luglio 1979 e quindi trasferite manualmente su carta il giorno successivo; i diagrammi individuano il classico comportamento dei Tessar moderni, con l’asse del fotogramma che stenta a decollare anche diaframmato per spostamento di fuoco e il picco di rendimento situato nelle zone mediane; i successivi Planar a 6 lenti e 7 lenti, introdotti nel 1957 e a inizio anni ’60, garantiscono un rendimento complessivamente superiore grazie allo schema più complesso, tuttavia, all’epoca in cui le ottiche Zeiss esordirono su Hasselblad, il Tessar era l’unico schema immediatamente operativo per un impiego del genere.

 

 

A titolo di curiosità possiamo confrontare direttamente le misurazioni MTF, realizzate ad Oberkochen e prodotte con identica metodologia, relative al Tessar 80mm 1:2,8 F per Hasselblad e al meno luminoso Tessar 75mm 1:3,5 montato sulla Rolleiflex biottica; il Tessar 75mm 1:3,5 sembra possedere un maggiore macrocontrasto (curve più alte alle basse frequenze spaziali) e un rendimento decisamente superiore in asse, sia a tutta apertura che a diaframma chiuso, mentre il Tessar 80mm 1:2,8 diaframmato tiene meglio nelle zone mediane e, apparentemente, corregge meglio l’astigmatismo.

 

 

Tornando al modello per Hasselblad, le misure complementari evidenziano una correzione complessiva soddisfacente, con una trasmissione luminosa ai bordi e apertura 1:8 pari quasi al 70% di quella misurata al centro e una distorsione a barilotto inferiore a 0,8%, praticamente trascurabile, che rende il Tessar idoneo anche per la ripresa di originali nei quali sia richiesta una corretta riproduzione geometrica.

Si può quindi affermare che il Tessar 80mm 1:2,8 F raccolse la pesante eredità del costoso Kodak Ektar, col suo sofisticato schema tipo Apo-Lanthar a 5 lenti, e traghettò dignitosamente il sistema Hasselblad fino al 1957, quando passò il testimone al più moderno e performante Planar, nel frattempo arrivato alla maturità dopo un lustro di sviluppo continuo, un’ottica che divenne poi il normale per eccellenza del corredo; essendo un obiettivo fornito come primo equipaggiamento con ogni corpo macchina, il Tessar 80mm 1:2,8 fece registrare volumi produttivi decorosi, sebbene all’epoca il sistema Hasselblad non potesse ancora vantare la diffusione capillare che gli fu propria in fasi successive: l’obiettivo venne assemblato dal 1951 al 1957 in 6 lotti, per complessivi 10.600 esemplari, un numero non irrilevante ma, considerando l’anzianità dei pezzi e il pesante utilizzo professionale al quale solitamente erano sottoposti, risulta comunque abbastanza difficile trovare al giorno d’oggi una bella 1000F funzionante col suo Tessar 80mm in buone condizioni; lo schema Tessar a 4 lenti si può senz’altro considerare una scelta di ripiego rispetto al Doppio Gauss del Planar, tuttavia quest’obiettivo mantiene la sua valenza storica perché testimonia una fase di transizione e grande evoluzione tecnica in cui l’azienda di Oberkochen era temporaneamente impossibilitata ad offrire un’alternativa e costituisce anche l’unico modello con schema Tessar originale che sia convolato a nozze con l’algida svedese.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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