Zeiss Hasselblad Sonnar 135mm 1:3,5 F

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questo terzo articolo di quattro dedicati alle ottiche Zeiss per Hasselblad prodotte prima della generazione C (1957) rivolgerò l’attenzione al Sonnar 135mm 1:3,5, un corto teleobiettivo commissionato da Goteborg per rimpiazzare direttamente l’analogo Kodak Ektar con identiche specifiche prodotto il precedenza.

 

 

Il Carl Zeiss Sonnar 135mm 1:3,5 tipo F replicava in effetti le caratteristiche estetiche e funzionali dell’Ektar, tuttavia in Zeiss decisero di abbandonare la sua classica livrea satinata argento in favore di un severo smalto nero, lasciando in metallo a vista soltanto le godronature fresate sulle ghiere di preselezione e chiusura del diaframma, messa a fuoco e presa di forza; il meccanismo di preselezione dell’iride replica esteticamente e funzionalmente quello già in servizio sul precursore di Rochester.

 

 

Questa illustrazione con relativa sezione consente di apprezzare la robusta fattura dell’obiettivo e il suo schema a 5 lenti (qui fantasiosamente stilizzato rispetto alla geometria corretta) sul quale ci sarà molto da argomentare.

 

 

Questa scheda dell’obiettivo proviene dalla brochure dedicata alle ottiche Carl Zeiss Hasselblad F divulgata nel 1954 e leggendo il testo è facile immedesimarsi nei panni di chi lo ha concepito e si vedeva costretto ad arrampicarsi un po’ sugli specchi: infatti un obiettivo da 32° di campo è oggettivamente troppo corto per essere considerato un vero teleobiettivo (in pratica potremmo assimilarlo ad un 72-73mm nel 24×36) e la sua capacità di ingrandire soggetti lontani e comprimere la prospettiva non si differenzia in modo così marcato rispetto a quanto proposto dal normale; il documento sottolinea comunque l’elevata resa ottica fino ai bordi (anche se chi ha scritto “excellent DEPTH to the very edges” non doveva avere le idee molto chiare) e quindi la sfruttabilità in tutte le condizioni in cui sia vantaggioso adottare una focale più lunga, anche se negli esempi citati (giornalismo, eventi sportivi, dettagli architettonici) “l’allungo” del Sonnar 135mm non permette miracoli; è invece indiscutibile che l’obiettivo sia compatto e permetta una messa a fuoco ravvicinata (3 piedi o 1 metro, a seconda delle scale) che garantisce un rapporto di riproduzione massimo già apprezzabile (1:5,5) e utile nella riproduzione di piccoli soggetti.

 

 

Quest’ottica venne progettata da Gunther Lange assieme a due esperti collaboratori del suo staff di Oberkochen, Helmut Eismann e Walter Jahn; lo sviluppo avvenne prevalentemente nel 1953 e la richiesta di brevetto prioritario tedesco fu depositata a nome di Carl Zeiss il 5 Aprile 1954; il brevetto prevede due differenti modelli, il primo dei quali fu scelto per la produzione, e lo schema ottico utilizza una versione semplificata del Sonnar a 6 lenti, ottenuta modificando l’elemento composito anteriore che passava da tripletto a doppietto collato; questo schema chiama nuovamente in causa le considerazioni già anticipate nell’analogo articolo dedicato al Carl Zeiss Distagon 60mm 1:5,6 F, dal momento che i progettisti hanno indubbiamente sfruttato un’idea e una proprietà intellettuale di Ludwig Bertele, poi acquisita a favore dell’azienda grazie a questi nuovi brevetti opportunamente concessi; infatti, lo schema utilizzato in questo Sonnar 135mm 1:3,5 ricalca chiaramente quello definito da Bertele circa 6 anni prima dal suo buen retiro in Svizzera e regolarmente brevettato a suo nome; come anticipato, Ludwig Bertele propose a Zeiss (a quei tempi Zeiss Opton) di produrre in serie questo Sonnar semplificato, inserendolo nel corredo Contax, tuttavia in cambio ottenne solo un esemplare prototipico e un cortese rifiuto, non prima tuttavia che i tecnici di Oberkochen avessero studiato in lungo e in largo le caratteristiche di tale obiettivo, applicandole poi a progetti analoghi brevettati a nome loro e dell’azienda; in questo modo, anziché utilizzare lo schema originale di Bertele pagandogli le relative royalties, la Zeiss si era procurata i diritti legali su obiettivi simili e sfruttabili in modo illimitato, lasciandolo deluso e scornato.

 

 

Proprio i meccanismi di concessione dei brevetti hanno consentito ai progettisti Zeiss di ottenere questa registrazione, nonostante avessero regolarmente citato nel documento i 3 brevetti precedenti di Ludwig Bertele che descrivevano un obiettivo di caratteristiche molto simili!

 

 

Infatti, se osserviamo lo schema ottico del prototipo di Sonnar 50mm 1:2,8 per Contax prodotto da Zeiss Opton nel 1951 basandosi sul brevetto di Bertele del 1947 (obiettivo poi consegnato al progettista), le grandi analogie con successivo Sonnar 135mm 1:3,5 per Hasselblad saltano immediatamente all’occhio; ritengo quindi che dietro a tutto questo ci fosse la chiara strategia aziendale di rinunciare per quanto possibile a nuovi obiettivi basati su brevetti di Bertele (che, opportunamente, li aveva registrati a proprio nome e ne deteneva i diritti di sfruttamento), stimolando invece i progettisti attivi in azienda a studiare i suoi conseguimenti e creare direttamente in Zeiss obiettivi simili a sufficientemente differenziati da garantirsi un brevetto indipendente e controllato dalla società, senza la necessità di concedere le royalties al progettista stesso.

 

 

L’accostamento dei due schemi ottici, utilizzando una sezione del 135mm 1:3,5 che replica la corretta geometria delle lenti, lascia pochi dubbi sulla reale “paternità” dello schema, peraltro brevettato da Bertele per ben tre volte: nel 1931, nel 1938 e nel 1947; la farraginosità del sistema sta nel fatto che basta inserire alcune specifiche originali, anche di poca rilevanza, e spesso il nuovo brevetto viene concesso quando, in realtà, ripropone concetti già introdotti da documenti precedenti; in tal modo la proprietà intellettuale originale può essere usurpata a favore di altri progettisti e aziende, una condizione che Bertele ben conosceva e non mancava di deprecare, al lavoro e anche in famiglia.

 

 

Lo schema ottico del Sonnar 135mm 1:3,5 F si basa dunque su un tipo Sonnar semplificato e identificato da un elemento singolo anteriore e due doppietti collati con al centro il diaframma; la presenza di appena 6 passaggi aria-vetro contribuiva a produrre un buon contrasto anche con gli antiriflessi del tempo e la struttura tipo Sonnar permetteva di realizzare un obiettivo piuttosto compatto; per il suo disegno non vennero utilizzati vetri agli ossidi delle Terre Rare, l’unico materiale degno di nota è il Dense Flint al bario tipo BaSF7 utilizzato nella quinta lente e caratterizzato da un buon rapporto fra alta rifrazione e bassa dispersione, si tratta tuttavia di un materiale che costituiva la “punta di diamante” del catalogo Schott già negli anni ’30 e lo stesso Bertele lo utilizzava per progetti ottici dell’epoca.

 

 

Contestualmente è interessante notare che nel 1957 il Sonnar 135mm 1:3,5 F venne poi soppiantato dal Sonnar 150mm 1:4 C, obiettivo molto famoso e apprezzato che venne prodotto per svariati decenni e arrivò fino alle ultime versioni commercializzate; il fatto curioso è che lo schema ottico del Sonnar 150mm 1:4, considerato a giudizio comune superiore al 135mm 1:3,5, venne calcolato addirittura prima di quest’ultimo, dal momento che la richiesta di brevetto prioritario tedesco fu depositata dal progettista (anche in questo caso Gunther Lange) il 24 Luglio 1953, oltre 8 mesi prima del brevetto relativo al 135mm 1:3,5; col senno di poi è difficile comprendere perché sia stato tenuto in stand-by lo schema del 150mm 1:4, otticamente più performante, aspettando mesi durante i quali il set di obiettivi Kodak non veniva più fornito e quindi c’era disperata necessità di un rimpiazzo, finchè non fu finalmente disponibile il 135mm 1:3,5, otticamente più scarso rispetto al 150mm già disegnato… Si potrebbe supporre che ci fosse l’intenzione di sostituire il Kodak Ektar 135mm con un obiettivo di identiche caratteristiche geometriche, compresa la maggiore apertura 1:3,5, tuttavia il progetto che sfociò nel Sonnar 150mm prevedeva per questa configurazione medio-tele 3 opzioni con apertura 1:3,5, 1:4 e 1:4,8 (la prima servì come prototipo di Sonnar 85mm 1:3,5 con otturatore centrale Synchro-Compur per il corpo macchina Contaflex IV che non venne mai prodotto, la seconda per il Sonnar 150mm 1:4 Hasselblad/Rollei e la terza per il Sonnar 180mm 1:4,8 Linhof), quindi sarebbe stato possibile creare un 135mm 1:3,5 per il 6x6cm anche da questo brevetto; resta il fatto che il Sonnar F utilizzò il disegno più tardo e il brevetto del 1953 venne sfruttato solo in seguito per i Sonnar 150mm e 180mm.

 

 

Pur utilizzando entrambi uno schema analogo, ciò che differenzia nettamente il Sonnar 150mm 1:4 del Luglio 1953 dal Sonnar 135mm 1:3,5 è il raggio di curvatura nell’incollaggio del doppietto posteriore, negativo nel 150mm e invece positivo nel 135mm calcolato in seguito e aderente al brevetto di Bertele del 1947; in entrambi gli obiettivi troviamo il citato vetro barium Dense Flint BaSF7 (rifrazione nD= 1,70154 dispersione vD= 41,1) e nel caso del Sonnar 150mm 1:4 del 1957 è presente un secondo vetro appartenente a tale categoria, il tipo BaSF51 della terza lente (rifazione nD= 1,72342 dispersione vD= 38,0).

 

 

Nel periodo immediatamente precedente all’avvento dei vetri agli ossidi delle Terre Rare, questi barium Dense Flint rappresentavano per la vetreria il migliore rapporto fra alta rifrazione e bassa dispersione, e spesso nella loro formulazione veniva utilizzato ossido di torio, leggermente radioattivo, come nel caso del BaSF51 sfruttato nel 150mm Sonnar; infatti i primi esemplari satinati cromo reagiscono blandamente al dosimetro mentre sembra che le versioni più recenti siano inerti, forse per una riformulazione del vetro.

 

 

Anche nel caso del Sonnar 135mm 1:3,5 F per hasselblad, a fine anni ’70 in casa Zeiss qualcuno si prese la briga di riesumare le informazioni disponibili e realizzare test MTF, dati che mi vennero gentilmente forniti dal compianto Dr. Hubert Nasse, responsabile del laboratorio tecnico alla Photoobjektive Plant di Oberkochen; questo documento ci informa che l’obiettivo venne catalogato col codice interno 10 10 09, prevedeva una lunghezza di 80,5mm per un peso di 520g, copriva un formato da 57x57mm, il suo barilotto accettava un tappo a pressione da 57mm di diametro e prevedeva una filettatura anteriore di servizio da 54×0,75mm; l’angolo di campo effettivo era di 34° (poi aggiustati a 32° sulle brochure), il diaframma a iride chiudeva da 1:3,5 a 1:22, la messa a fuoco minima arrivava a 1 metro e la montatura prevedeva i classici settori con filettatura M60x6mm, caratteristici di questa serie; le specifiche dell’obiettivo sono conformi al prototipo tipo 10 10 99 V9 (quindi la nona versione sequenziale) e lo spazio retrofocale utile è di 89,09mm; infine, l’obiettivo campione utilizzato per i test MTF è stato misurato per una focale effettiva di 134,34mm e un’apertura pari a 1:3,48.

 

 

I valori di trasferimento di modulazione di contrasto (come di consueto ricavati a 10, 20 e 40 cicli/mm di frequenza spaziale, dal centro ai bordi e con orientamento di lettura sagittale e tangenziale rispetto alla mira) furono misurati il 5 Luglio 1979 e trasferiti manualmente su carta millimetrata 4 giorni dopo; le letture sono state effettuate alle aperture 1:3,5 e 1:8 ed evidenziano una notevole uniformità sul campo, presentando ad f/8 il decadimento della lettura tangenziale verso i bordi che è tipico di molti schemi Sonnar tele e tradisce un residuo di aberrazione cromatica laterale; il rendimento è quindi consistente su tutto il campo, sebbene i valori assoluti non siano molto elevati.

 

 

La vignettatura conferma l’ottimo comportamento degli schemi Sonnar in questo settore, con una caduta di luce ai bordi di circa 1 f/stop a tutta apertura e soprattutto un’illuminazione residua ad 1:8 pari a quasi l’80% di quella misurata sull’asse, un valore ottimo che sottolinea una grande uniformità sul campo, e anche la distorsione risulta ben corretta, con un picco inferiore all’1% a cuscinetto.

 

 

Grazie a questi due diagrammi è possibile confrontare le letture MTF realizzate sul Sonnar 135mm 1:3,5 F e sul successivo Sonnar 150mm 1:4; basta un semplice colpo d’occhio per valutare che il 150mm produce valori superiori ad ogni frequenza spaziale e zona del campo, resta quindi curiosa la scelta di aver prodotto in anteprima il 135mm e rimandato il lancio del 150mm a tre anni dopo, sebbene fosse già disponibile.

Il Carl Zeiss Sonnar 135mm 1:3,5 F per Hasselblad fu prodotto in 6 piccoli lotti, il primo dei quali con matricole assegnate in origine all’anno 1953 (in effetti gli archivi statistici di Oberkochen sono ricchi di in congruenze e lacune), per un totale di appena 2.100 esemplari; pertanto, se il successore da 150mm 1:4 in oltre mezzo secolo di vita ha fatto registrare numeri rilevanti ed è stato una “nave scuola” per moltissimi fotografi di varie generazioni, il primo Sonnar 135mm 1:3,5 per Hasselblad 1000F è invece piuttosto raro e difficile da recuperare sul mercato; naturalmente valgono le stesse considerazioni applicabili anche agli altri modelli: un’Hasselblad 1600F o 1000F con la serie completa delle sue ottiche originali Zeiss da 60mm, 80mm 135mm e 250mm può costituire una bellissima sub-collezione per la rarità dei pezzi, l’avanzata tecnologia e la qualità costruttiva, oggettivamente elevata: gioielli sicuramente in grado di fare felice il collezionista/fotografo competente.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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