Voigtlaender Nokton VM 35mm 1:1,2 Aspherical

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; chi all’epoca era appassionato di apparecchi Leica M o di fotocamere 35mm a telemetro in senso generale ricorderà la piccola rivoluzione introdotta nel settore dal brand giapponese Cosina al volgere del nuovo millennio; infatti Cosina nel 1997 aveva acquisito i diritti di sfruttamento dello storico marchio Voigtlaender, risalente addirittura al 1756 e famoso per fotocamere ed obiettivi di elevata qualità e squisita fattura, e prendendo atto del rinnovato interesse manifestato per il corredo Leica rangefinder nel corso degli anni ’90 fiutò il vento e concepì un sistema alternativo parallelo, caratterizzato da attacco a vite LTM e accoppiamento telemetrico compatibile.

 

 

Questo sistema vide arrivare i primi brevetti di design per i corpi a Settembre 1998, e nel 1999 venne ufficialmente presentato col marchio Voigtlaender, rispolverando la gloriosa denominazione Bessa; il corredo prevedeva inizialmente solo corpi con attacco a vite LTM, evolvendosi però rapidamente verso modelli con attacco a baionetta M, esposimetro incorporato TTL e varie combinazioni di cornicette per il mirino, mettendo quindi a disposizione degli appassionati un’alternativa economica alle elitarie Leica M ma offrendo nel contempo anche al Leicista l’opportunità di procurarsi un secondo o terzo corpo macchina con prezzo abbordabile e quindi da utilizzare in abbinamento alle proprie ottiche Leica senza eccessivi patemi.

 

 

La disponibilità di corpi economici compatibili con le ottiche Leitz/Leica venne sicuramente apprezzata ma il vero sasso nello stagno fu rappresentato dalla corrispondente serie di obiettivi Voigtlaender che accompagnavano queste Bessa rangefinder moderne e che, ovviamente, erano a loro volta compatibili con gli analoghi corpi Leica; Cosina è da svariati decenni un’azienda ottica di prima grandezza con grandi strutture per la fusione diretta di vetro ottico e per anni ha prodotto anche obiettivi conto terzi (poi rimarcati col brand name del committente), pertanto non incontrava alcuna difficoltà a creare schemi ottici con buone prestazioni, ed ebbe anche la furbizia di abbracciare un design nostalgico e indiscutibilmente rètro che portò ad obiettivi dall’aspetto piacevolmente vintage e quindi amati dagli appassionati delle telemetro, a loro volta apparecchi che nascevano da un retaggio glorioso e tramandavano elementi tecnici ed estetici del passato.

Il prezzo di acquisto decisamente più contenuto, il look accattivante e la disponibilità di focali assenti nel sistema originale Leica indussero subito molti Leicisti ad abbracciare l’eresia ideologica e affiancare qualche ottica Voitglaender Bessa ai propri Leitz/Leica originali; non appena nell’ambiente si sparse la voce che queste ottiche nipponiche non erano solo carine ed abbordabili ma funzionavano anche piuttosto bene l’interesse per questa gamma vide un’impennata, e l’incoraggiante successo spinse quindi il fabbricante ad ampliare l’offerta, mettendo in cantiere un’assortita gamma di focali dal supergrandangolare da 12mm al medio-tele da 90mm, con una prevedibile ridondanza di modelli ed aperture nelle focali da 28mm, 35mm e 50mm,

Proprio nel settore del 35mm, il classico grandangolare leggero che per acclamazione è considerato l’obiettivo più idoneo ad un apparecchio a telemetro di questo tipo, Cosina seppe stupire tutti, e ai meno esasperati Color-Skopar 35mm 1:2,5 (brillante e compatto) e Ultron 35mm 1:1,7 Aspherical (equilibrato nelle sue caratteristiche) nel Marzo 2003 aggiunse i’impressionante e luminosissimo Nokton 35mm 1:1,2 Aspherical.

Quest’obiettivo fece molto scalpore, perché se è vero che già a fine anni ’50 erano stati progettati obiettivi come il Canon rangefinder 35mm 1:1,5 e Leitz Summilux-M 35mm 1:1,4 nessuno però aveva mai superato quelle colonne d’Ercole, spingendosi ancora oltre in un disegno complesso come quello di un grandangolare; oggi un’apertura massima estremamente elevata (quando non serva a livello creativo per una profondità di campo insolitamente ridotta) non è più un fattore così cruciale, considerando la presenza di stabilizzatori d’immagine on camera o di apparecchi in grado di lavorare anche con settaggi ISO mediamente alti senza apprezzabili detrimenti qualitativi, tuttavia a quel tempo una telemetro digitale era al di là da venire (il primo tentativo fu la Epson RD-1 del 2004 con sensore Sony da 6 megapixel) e gli utenti vincolati all’impiego del film apprezzarono moltissimo la possibilità di accedere ad un 35mm così luminoso, tecnicamente avanzato grazie a superfici asferiche multiple e vetri alle Terre Rare e proposto ad un listino abbastanza elevato ma comunque lontano anni luce da ottiche come il Summilux-M 35mm 1:1,4 Aspherical.

 

 

Il Voigtlaender Nokton VM 35mm 1:1,2 Aspherical è anche associato ad una sistematica abbastanza articolata, perché è tuttora a catalogo ma nel tempo vennero previste 3 differenti versioni con 2 schemi ottici.

il tipo I fu lanciato nel Marzo 2003, con barilotto rastremato in finitura nera ed estetica chiaramente ispirata alle ottiche Leitz anni ’60; disponibile all’origine in attacco Leica M con messa a fuoco minima a 0,7m, questo modello impiega il primo schema ottico, non prevede una baionetta di servizio anteriore cromata e poteva utilizzare 2 differenti paraluce rimuovibili: il modello di serie, più compatto, sagomato a tulipano e in grado di accogliere il tappo anteriore a pressione, o il modello LH-3 di maggiori dimensioni e con asole perimetrali per non impedire la funzionalità del telemetro ottico sui corpi, analogamente a quanto avviene anche con certi paraluce Leitz/Leica; questo primo tipo può utilizzare filtri anteriori da 52×0,75mm, misura 77,8mm di lunghezza per 53mm di diametro e pesa circa 490g; la fattura raffinata è sottolineata anche dal diaframma quasi circolare con 12 lamelle.

Per accentuare l’estetica vintage, nell’Agosto 2007 venne presentata una versione del primo tipo tecnicamente analoga a quella appena descritta ma in finitura satinata cromo; questa accattivante alternativa fu circoscritta ad un singolo lotto di appena 300 pezzi, pertanto oggi risulta difficile recuperarne uno.

La seconda versione del Voigtlaender Nokton VM 35mm 1:1,2 Aspherical venne invece presentata nel Giugno 2011, e pur continuando ad utilizzare lo schema ottico originale prevede evidenti aggiornamenti al barilotto; quest’ultimo, pur mantenendo l’estetica vintage Leitz da anni ’60, risulta più corto e tozzo del precedente (il diametro passa da 53mm a 60mm e la lunghezza da 77,8mm a 62mm), il peso scende di poco a 470g e appare subito in evidenza l’aggiunta di una baionetta di servizio anteriore in finitura cromata, destinata ad accogliere il nuovo paraluce LH-8 con sagoma circolare a sbalzo e relative aperture per il telemetro.

Questa seconda versione, disponibile solo in livrea nera, mantiene l’attacco a baionetta Leica M nativo, il passo filtri da 52×0,75mm e il diaframma a 12 lamelle, mentre la messa a fuoco passa da 0,7m a 0,5m, con gli ultimi 20cm di escursione non accoppiati al telemetro (quest’ultimo, perfettamente compatibile con i corpi Leica come per il tipo I, diviene infatti funzionale a partire da 0,7m, uniformandosi ai limiti operativi originali di tali corpi); l’obiettivo è più corto e si brandeggia meglio ma ha un po’ perso la gradevole connotazione vintage del primo tipo.

Infine, nel Febbraio 2020, Cosina ha introdotto la terza versione che non soltanto è rivista meccanicamente ma prevede anche un nuovo schema ottico che passa da 10 a 9 lenti e che probabilmente è stato ricalcolato tenendo conto delle esigenze specifiche con l’impiego su sensore digitale full-frame, in primo luogo la proiezione sufficientemente telecentrica ai bordi, nonostante in quest’ultima versione la lente posteriore risulti leggermente più arretrata e vicina al sensore stesso, elemento solitamente sfavorevole.

Il nuovo schema garantisce una maggiore compattezza (il diametro di 60,8mm è analogo a quello del tipo II ma la lunghezza scende ulteriormente fino a 50,5mm, cioè oltre 27mm in meno rispetto al tipo I del 2003), mentre anche il peso risulta limato fino a circa 330g; quest’obiettivo mantiene le principali caratteristiche del tipo II come messa a fuoco a 0,5m e accoppiamento telemetrico da 0,7m, attacco Leica M, diaframma a 12 lamelle, filtri da 52×0,75mm e baionetta anteriore cromata per il paraluce LH-8, mentre piccole modifiche di dettaglio sono l’aggiunta della focale sul barilotto e la grafica modificata per le aperture, con il valore massimo 1:1,2 indicato esattamente da una linea di fede; anche il tipo III è stato realizzato solo in finitura nera.

Come accennato, da punto di vista ottico vennero impiegati 2 differenti schemi, il primo mantenuto dal Marzo 2003 all’inizio del 2020 e il secondo dal Febbraio 2020 in poi.

 

 

Il primo modello impiega 10 lenti in 7 gruppi, con 3 doppietti cementati, e la sua architettura parte da un telescopio newtoniano anteriore seguito da un modulo principale tipo Gauss e da un’ultima lente che tende ad impostare un terzo elemento concentratore finalizzato all’aumento della luminosità massima; questa configurazione utilizza 3 superfici asferiche, ottenute per glass molding dallo sbozzo di vetro rammollito a caldo e pressato in una sagoma asferica di precisione, e queste ultime si trovano sul profilo anteriore della sesta lente e su entrambe le superfici della nona; proprio l’adozione di ben 3 superfici asferiche, rese disponibili a costi accettabili grazie a tecnologie evolute, ha consentito di finalizzare il calcolo di un 35mm dalla luminosità così eccezionale; Cosina aveva sviluppato una propria tecnologia per il glass molding a caldo ed esistono anche specifici brevetti a suo nome dedicati a tale settore.

Il secondo schema ottico utilizza invece 9 lenti in 7 gruppi e con 2 doppietti cementati; in questo caso abbiamo sempre un gruppo Gaussiano principale servito da un’ulteriore lente divergente frontale, mentre le lenti posteriori configurano a loro volta un modulo concentratore; in questo caso abbiamo addirittura 4 superfici asferiche, situate su entrambi i profili della seconda e della nona lente, tour de force tecnologico che ha consentito di finalizzare un 35mm 1:1,2 per full-frame con uno schema tutto sommato non eccessivamente complesso.

Dal momento che il modello più eclatante fu proprio il primo, lanciato a inizio anni 2000, vedrò di approfondire le caratteristiche di questo schema, all’epoca senza rivali.

Lo schema ottico iniziale, utilizzato nei Nokton tipo I e II, venne calcolato per Cosina da Yoshihisa Yomogida, un progettista che all’epoca disegnò per il brand non soltanto questo modello ma anche altri obiettivi a marchio Voigtlaender come l’Ultra-Wide-Heliar 12mm Aspherical, il Super-Wide-Heliar 15mm, l’Apo-Macro-Lanthar 125mm, l’Apo-Lanthar 180mm e una speciale versione soft-focus del 50mm Nokton che non venne mai prodotta.

 

 

Il brevetto originale nipponico, del quale osserviamo la pagina d’intestazione, venne depositato il 10 Settembre 2002 e nella relativa illustrazione si può osservare come lo schema in sezione del “preferred embodiment” non corrisponda al modello di serie perché la superficie anteriore della lente frontale è concava, mentre nell’obiettivo di produzione risulta convessa; il brevetto prevede infatti 2 “embodiments” in alternativa, e per la serie venne scelto proprio l’altro.

 

 

Il primo esemplare, analogo a quello visto nell’intestazione, prevede uno schema simile all’obiettivo di serie, tuttavia la lente anteriore risulta biconcava e divergente, e anche il profilo di incollaggio del doppietto adiacente prevede una curvatura positiva molto accentuata, non presente nel Nokton di produzione.

Il controllo delle aberrazioni appare buono, con un certo sfero-cromatismo nel grafico a sinistra dell’aberrazione sferica (combinazione di aberrazione sferica e aberrazione cromatica), un accenno di astigmatismo ai bordi nel grafico centrale e una distorsione non eccessiva ma un po’ elevata per un 35mm con ridotto spazio retrofocale e superiore al 2,5% a barilotto, un tributo evidentemente pagato per finalizzare uno schema così luminoso.

 

 

Il secondo “embodiment” si avvale invece dello schema poi impiegato nella serie, immediatamente riconoscibile per la lente frontale convessa e per il profilo di accoppiamento quasi piatto nel doppietto attiguo; in questo caso nel diagramma dell’aberrazione sferica (a sinistra) lo spostamento rispetto al piano di fuoco delle curve relative a differenti frequenze dello spettro luminoso impiegato è più contenuto rispetto al modello precedente, e nello schema centrale con astigmatismo e curvatura di campo le curve ai bordi rimangono più accostate, ad indicare la soppressione dell’astigmatismo ottenuta accettando però una quantità leggermente superiore di curvatura di campo (tipico indirizzo Leitz per molti grandangolari anni ’50, ’60 e ’70); anche la distorsione è leggermente meno evidente, sebbene a livelli comunque superiori alla media della categoria.

 

 

Questo schema mostra i parametri grezzi di progetto di entrambi gli schemi ottici; le tabelle in alto definiscono il raggio di curvatura, lo spessore sull’asse, lo spazio interposto e i valori rifrattivi e dispersivi per ciascuna lente impiegata, mentre in basso sono indicati i parametri matematici dei 3 profili asferici previsti ed evidenziati nelle tabelle superiori da asterischi riferiti a specifiche superfici delle lenti.

Ciascun modello sfrutta 5 lenti in vetri agli ossidi delle Terre Rare con alta rifrazione e dispersione contenuta, utili per ridurre la curvatura degli elementi e controllare varie aberrazioni di tipo cromatico, mentre la focale effettiva di entrambi gli esemplari è 35,8mm e l’apertura massima 1:1,24.

 

 

Questo è lo schema definito dal brevetto che troviamo effettivamente nei Nokton VM 35mm 1:1,2 Aspherical tipo I e tipo II prodotti dal 2003 al 2020; vediamo ora in dettaglio i vetri ottici impiegati.

 

 

Yomogida-San ha definito questa struttura sfruttando 5 tipi di vetro ottico: Fluorite Crown FK, Light Flint LF, Lanthanum Dense Flint LASF, Dense Flint SF e Very Light Flint LLF; come anticipato in altre occasioni, Fluorite Crown non indica lenti in fluorite ma un vetro realizzato con fluoruri e caratterizzato da una dispersione cromatica favorevolmente contenuta (anche se, in questo specifico caso, non ancora tale da farlo rientrare nella categoria ED-UD-SD a bassissima dispersione).

Partendo dalla parte frontale troviamo quindi un Fluorite Crown FK5 in L1, un Light Flint LF6 in L2, un Lanthanum Dense Flint LASF44 in L3, L4 ed L8, un Dense Flint SF2 in L5, un Lanthanum Dense Flint LASF63 in L6 ed L9, un Dense Flint SF6 in L7 e un Very Light Flint LLF1 in L10.

I vetri Lanthanum Dense Flint non appartengono alle tipologie più estreme e costose della categoria, probabilmente perché a finalizzare la correzione contribuiscono grandemente anche le 3 superfici asferiche, evidenziate in rosso; complessivamente lo schema mostra come sfruttando il ridotto spazio retrofocale proprio degli apparecchi a telemetro, lavorando con fantasia nella configurazione e impiegando senza remore tecnologie arrivate a costi accettabili come le lenti asferiche sia stato possibile arrivare ad un 35mm 1:1,2 con 43,2mm di diagonale del formato senza prevedere una struttura eccessivamente complessa, ingombrante e costosa.

 

 

Il Cosina Voigtlaender Nokton VM 35mm 1:1,2 del 2003 è stato quindi un obiettivo storico per il traguardo di luminosità raggiunto e uno dei modelli più eclatanti e significativi prodotti dall’azienda nipponica in questa sua esperienza nel settore delle telemetro 35mm; ancora oggi, nonostante i citati vantaggi come stabilizzatori on camera e sensori indulgenti ad alti valori ISO, quest’obiettivo continua ad esercitare un indubbio fascino per le applicazioni oniriche insite in un grandangolare dall’esigua profondità di campo, mentre le preoccupazioni iniziali legate alla necessità di una messa a fuoco estremamente precisa con semplice accoppiamento telemetrico meccanico (e le sue eventuali calibrature non corrette) oggi vengono facilmente dissolte dall’impiego di apparecchi digitali con live-view a forte ingrandimento che rendono il Nokton ancora sfruttabile, orgogliosi di possedere un autentico pezzo di storia dell’ottica moderna.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *